Simone Brunozzi

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Scrivimi a: simone.brunozzi -@- gmail punto c0m

I like trains

Era il 23 novembre 2008. Ero a Roma, con Luca.
Era freddino, ma c’era un bel sole, e la gente camminava svelta in Via Nazionale.
Luca ha una grande passione e competenza per girare e montare video, e io sono così rompipalle da avere qualche volta delle geniali alzate di testa: “Perchè non facciamo Fifty People, One Question in Italia? Perchè non lo facciamo ORA?”
E così Luca riprende, io col microfono in mano provo a far parlare i passanti. Uno su venti risponde. Gli altri diciannove scappano. Arriva anche il buon Nicola Mattina, colto impreparato in una domenica romana sbracatissima.
Una signora, bugiardissima, alle 16:30 della domenica pomeriggio mi scarta con l’agilità di Ronaldo, dicendo che “deve aprire il negozio”. La cazzata più assurda che abbia mai sentito. E poi il barbone che, seduto a dieci metri di distanza, ha riso tutto il tempo. E la canzone, anzi LA canzone, che chiudeva in bellezza quella giornata incredibile.
Ecco, l’amicizia è questo, avere un ricordo che rimarrà per sempre.
E poi vai a Ravenna per il Nanosocial /02, e Luca ti sorprende col video, montato, con una musica incredibile di I Like Trains, scelta dalla dolcissima Paolina, che dopo nostri contatti ci hanno risposto ed autorizzato ad usare la loro musica per fini non commerciali. Grazie, di nuovo.
E poi Sara Rosso che gentilmente mette i sottotitoli, per poi pubblicare il tutto su Vimeo. Guardatelo, ne vale la pena.

Che bei ricordi. Che bella gente.

Paul Romer e Nonovvio

Sembra quasi che Paul Romer abbia letto, ed apprezzato, Nonovvio.

Il muratore

“Mio padre ha scelto di fare il muratore. Mi sembra una cosa bellissima.”
Anche a me. Mi hai fatto commuovere.
In bocca al lupo.

Brevissima riflessione

Cos’è un blog, alla fine? Chi lo vede come una finestra per i propri sfoghi e squarci personali, chi come uno strumento per informare, chi come bla, chi come blop, chi come boh.
A volte mi verrebbe da scrivere, ma sento che il blog non è lo strumento giusto. Così, da un po’ di tempo, tengo un diario personale, che solo io leggo e conosco. E’ un esercizio utile, perchè ti permette di scrivere senza veli, di fare nomi, di mettere su inchiostro (beh, virtuale, visto che il diario è digitale) certe cose di cui ti vergogneresti anche… Però sono sincere, sei tu, sei autentico. E’ bello poter leggere qualcosa di veramente autentico, che riguarda te stesso.
Ve lo consiglio. Fatelo anche voi.

40 consigli di scrittura di Umberto Eco

Ho trovato queste “perle”. Le lascio a voi (e intanto me le imparo pure io).

  1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
  2. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
  3. Esprimiti siccome ti nutri.
  4. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
  5. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
  6. Stai attento… a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
  7. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
  8. Non generalizzare mai.
  9. Usare le parole straniere non è bon ton e potrebbero portare a misunderstanding.
  10. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
  11. I paragoni sono come le frasi fatte.
  12. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
  13. Solo gli stronzi usano parole volgari.
  14. Sii sempre più o meno specifico.
  15. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
  16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
  17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
  18. Metti, le virgole, al posto giusto.
  19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
  20. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
  21. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
  22. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
  23. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
  24. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
  25. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
  26. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
  27. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
  28. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire,
  29. Roosewelt, Niezsche, e simili.
  30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva anche il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
  31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
  32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
  33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
  34. Non andare troppo sovente a capo.
    Almeno, non quando non serve.
  35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
  36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
  37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
  38. Non indulgere ad arcaismi, apax, legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
  39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
  40. Una frase compiuta deve avere

Ma secondo voi…

Ma secondo voi, sette-otto affezionati lettori che siete rimasti… Secondo voi, io, come scrittore, ci potrei campare decentemente?

Mood down

Mood down in questi giorni. Poca voglia di scrivere in pubblico, e molta voglia di scrivere cose mie, non condivise.
Per i pochi lettori affezionati, significa un bel po’ di silenzio nei prossimi tempi. Speriamo passi presto, il mood e quindi anche il silenzio.
Cheers.

James Caviezel

Ieri ero allo stadio Safeco Field di Seattle, durante una partita di Baseball, seduto vicino all’attore James Caviezel, che tra l’altro aveva pure una Jersey col suo cognome. James è cresciuto nello stato di Washington (che non c’entra niente con la capitale, Washington), e immagino viva ancora da queste parti.

caviezel

Me lo ricordo bene nel film “La sottile linea rossa”, e so che ha recitato nella “Passione di Cristo” di Mel Gibson, che non ho visto.

Stamattina l’ho “wikipediato” (cercato su wikipedia), e ho scoperto alcune cose poco ovvie: James ha adottato due bambini in due momenti diversi, entrambi con un tumore al cervello, poi operati e ora in salute (li ho visti proprio ieri).
E’ una persona molto credente, e si è distinto nella sua vita cinematografica per questi suoi tratti.
Lodevole.

America

America the Beautiful, cantava Ray Charles…

Eccomi qui, di nuovo in America per tre settimane. Due di lavoro, una di ferie in California.
Che dire?

Come al solito ho mille pensieri e idee per la testa… Quella che mi viene in mente ora è questa: gli americani, anche i più in gamba, anche quelli che viaggiano tanto, tendono a vedere il mondo sempre attraverso l’America. Tendono ad immaginare che tutto il mondo sia fatto come l’America, il che ovviamente non è vero.

Però, attenzione: l’America ha un fascino tutto suo. Grandi contrasti, grandi contraddizioni, ma anche l’unico posto al mondo in cui certe cose succedono.
Un posto in cui un diciannovenne si inventa una roba che sei anni dopo vale miliardi di dollari.
O in cui l’uomo più ricco del mondo decide di donare una grossa fetta del suo patrimonio ad una fondazione, e il terzo più ricco del mondo lo segue a ruota.

Ecco, questo mi piace, dell’America. Che tutto è possibile. Che non ci sono limiti, soprattutto mentali.
Poi, purtroppo, è un posto in cui i poveri sono poverissimi, la gente è workaholic e non sa godersi la vita come un europeo… Ma è anche gente che impara in fretta, con umiltà e calvinismo.

Sarò banale… Se potete, ogni tanto, fateci un salto. Non fa male.

Pubblica ammenda: Michael Jackson

Oggi faccio pubblica ammenda. In particolare, su questo mio post del 4 dicembre 2007, in cui, semplicemente, ridicolizzo la proposta di conferire una onorificenza a Michael Jackson, ironizzando sulla sua presunta “malata” passione per gli adolescenti.

In questi giorni ci stavo pensando, davvero. Poi questo post del sempre grandissimo Leonardo mi ha dato la spinta finale.

Il punto è questo: come giustamente dice Leonardo, io mi sono fatto trascinare dall’enfasi mediatica che ha accompagnato MJ negli ultimi anni, dimenticando che è stato assolto per ben due volte, mai condannato, e mai scontato galera. So che la giustizia a volte non è uguale per tutti, ma non significa che sia giusto condannare una persona senza conoscere almeno qualche dettaglio. Io i dettagli non li conoscevo. Mi sono limitato a farmi “convincere” dalla nostra stampa italiota che MJ era un pedofilo in attesa di giudizio, e tale l’ho “bollato” per il resto della sua vita.

Con un po’ di rammarico, perchè anche io, come Leonardo, ne riconosco l’autentico GENIO. Anzi, forse era proprio questo che mi ha spinto ad essere più crudele del necessario nel condannarlo.

Di conseguenza, è giusto ammettere che HO FATTO UNA CAZZATA. E faccio pubblica ammenda.

Vi lascio con questo interessante grafico su MJ.
RIP.