Simone Brunozzi

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L’ennesima lettera al Partito Democratico: la mia

Leggo di Veltroni, e poi di Bersani, che ci propinano delle noiosissime, retoriche “lettere” attraverso noti quotidiani italiani.
Leggo di una ben più sostanziosa, fresca, snella ed efficace lettera del buon Nicola Mattina che, non potendosi permettere un quotidiano a tiratura nazionale, la pubblica nel suo blog.

Come Antonio Tombolini, neanche io sono un elettore del Partito Democratico. Quando posso, voto scheda bianca. Spiegare le ragioni sarebbe lungo, ma posso sintetizzare, in breve, che lo faccio perchè non credo che questo modello di “rappresentanza” riesca ad ottenere alcun cambiamento sostanziale, in meglio, per lo stato delle cose in Italia.
Ma il punto di questo post non è a chi io dia il voto.

Il punto è questo: voglio anche io scrivere l’ennesima lettera al Partito Democratico.
Ancora più semplice ed essenziale di quella, da me molto apprezzata, di Nicola.

“Spettabile Partito Democratico,
sono convinto che non c’è modo di cambiare il modo in cui tu funzioni, di eliminare il nepotismo, i favoritismi, di cacciare i miopi burocrati che imperversano tra le tue file.
Di conseguenza, non appena una persona illuminata, aperta, giovane e onesta, avrà voglio di fondare un altro partito, un partito che faccia della trasparenza e della partecipazione i suoi cavalli di battaglia, io voterò quel partito (nonostante sia poco fiducioso dell’attuale sistema elettorale), e farò di tutto per spargere la voce e fare in modo che più elettori possibile scelgano di preferire questo nuovo partito al “vecchio” Partito Democratico, e che presto si formi una classe dirigente anch’essa illuminata, aperta, giovane, onesta.
Ti auguro una vecchiaia serena, in attesa di una tua, spero imminente, dipartita dalla scena politica italiana.
A te, quindi, auguro una morte vera e propria.
A quelli che costituiscono la tua classe dirigente, auguro di non potersi riciclare in questo nuovo partito senza un vero ed onesto cambio di mentalità.
Questo nuovo partito, infatti, non avrà nomi di piante, di fiori o di erbe.
Si chiamerà semplicemente: Partito Transparente.
Transparent Party
, per chi lo seguirà from abroad.
Ah, dimenticavo: la gente ha le sue cose a cui pensare.
La gente preferisce la semplicità e la BREVITA’.
Magari, la prossima volta, cerca di farci caso.
Cordiali saluti.”

Bravi giornalisti… Not!

Leggo con stupore il pezzo del giornalista Edoardo Segantini sul Corriere.it, riguardante l’accordo Google-Verizon che ha effetti sulla cosiddetta “Neutralità della Rete”.
Stupore, perchè… Beh, ve lo spiego così.

Siccome esistono giornalisti che non capiscono quasi nulla di tecnologia, ma si permettono comunque di scrivere articoli del genere… Allora io, che sicuramente non capisco nulla di giornalismo, mi permetto di dire che Segantini dovrebbe evitare di scrivere articoli su tali argomenti. Punto.

Un punto, però, a favore di Segantini lo devo menzionare: in calce alla firma Segantini mette la sua email. Una cosa non banale, in un sito antidiluviano e parassitario come quello del Corriere.it, che spesso “ruba” immagini protette da licenze Creative Commons, oppure “ruba” notizie da giornali esteri, modificandole leggermente, spesso senza citare la fonte, e quasi sempre senza mettere alcun link alla notizia originale. Spero vivamente che il responsabile dell’edizione online di Corriere.it riesca velocemente a colmare certe lacune di base… Altrimenti, il sito del Corriere lo vedo messo male.
Ah, dimenticavo: quando cerchi di vedere i video sul sito del Corriere, c’è una tale quantità di pubblicità intorno al video che sono sempre più tentato di chiudere e non visitarlo mai più.
Che cialtroni.

Ancora Trenitalia

Non vorrei insistere troppo, ma vi dico solo due cose:
1) Ieri il mio blog ha registrato oltre 2000 visite, rispetto alle solite 300-400.
2) Una piccola frazione delle discussioni su Friendfeed.

trenitalia-friendfeed

Secondo me questo è: UN SEGNALE PER TRENITALIA.
Ciao.

Lettera a Trenitalia

Cara Trenitalia,
sei l’azienda peggiore del mondo.
Continui a rappresentare l’Italia anche all’estero, e a farci fare immense figure di merda.
Stamattina ho TENTATO, INUTILMENTE, di aiutare il mio collega Rick a prenotare un biglietto ferroviario, visto che verrà in viaggio di nozze in Italia la prossima settimana.
NIENTE DA FARE.
La sua carta di credito non viene accettata.
La mia non viene accettata.
L’altra mia non viene accettata.
Non ci sono spiegazioni sul perchè la carta sia stata rifiutata.
Ho chiamato il numero +39 06 68475475 , ATTIVO 24 ore su 24, e mi ha OVVIAMENTE risposto una voce automatica (non sono nemmeno stato messo in attesa). Il costo della chiamata è oltre mezzo euro al minuto (e si tratta di una voce automatica. Bell’affare).
Ho dovuto lasciare DUE VOLTE il mio nome, cognome e numero di telefono, con la promessa che SARO’ RICHIAMATO.
Trenitalia, fai pena.
Auguro all’Amministratore Delegato, e a tutta la classe dirigente, di essere licenziati in tronco, OGGI.
Vi auguro di non godervi nemmeno un euro dei milioni che avete oziosamente guadagnato.
Mi trascinerei in uno sproloquio di insulti, bestemmie e parolacce varie, ma non servirebbero, e sarebbero comunque troppo morbide per descrivere l’opinione che ho di voi.

VERGOGNATEVI.
Voi rovinate la vita delle persone.
Voi impedite alla gente di godersi un viaggio.
Voi fate sprecare tempo e denaro a mezzo mondo.
Voi non meritate di lavorare e di essere pagati.
Vergogna.

In particolare, vergogna a:
Innocenzo Cipolletta, presidente.
Mauro Moretti, Amministratore Delegato.
Se li conoscete, dite loro che dovrebbero vergognarsi.
Ditegli che sono una piaga per il paese.
Ditegli che mi denunciassero pure, se pensano che questo sia il modo di risolvere le cose.
Vergogna.

E vergognatevi anche di questo.
E di questo.
E di questo ancora.
E di questo pure.

Il vero voto, il vero esercizio della democrazia

Il vero voto, il vero esercizio della democrazia, è ANCHE in quello che compriamo.
Ci lamentiamo degli enormi problemi ambientali che il mondo sta vivendo. E potremmo diminuirli drasticamente, ad esempio, mangiando meno CARNE e meno PESCE.
O comprando con più “testa”.

Però è faticoso. Non ci va di farlo. E se lo facciamo, vedere altre persone intorno a noi che ignorano questi principi… Ci fa passare la poca voglia rimasta.

Sono vegetariano principalmente per avere una dieta più salubre. Come effetto secondario, so anche che contribuisco in piccolissima parte a rendere il mondo un po’ meno terribile.

E voi, che ne pensate?

Sicilia mia

Ricevo una email:
Buongiorno Simone,
il mio nome è Alessio, ho 27 anni e vengo da Catania. Ho trovato il tuo blog così per caso e la tua storia mi ha incuriosito moltissimo. A Catania lavoro per una compagnia aerea, sono un flight dispatcher, lavoro molto bello… ma per nulla compreso nel nostro amaro paese.
Dopo aver passato gli ultimi 6 anni della mia vita ad investire forze e spirito in questo campo, mi sono reso conto che l’aviazione, ancor più in Sicilia, non mi permetterà di costruire un futuro… a maggior ragione se nella mia bella e amata isola, la legge è un trascurabile particolare, ma questo è un altro discorso che ti risparmio.
Ho cominciato a mandare miei CV in giro per l’Europa, addentrandomi in campi che si allontanano di molto dall’area in cui mi sono altamente specializzato. Tra i tanti annunci mi sono ritrovato tra le mani quello di *** di Amazon, con sede a Cork, in Irlanda. Ho mandato la mia candidatura e come per magia, due giorni dopo sono stato contattato da ***, che mi ha fatto un colloquio telefonico di circa 30 minuti. Credo sia rimasta contenta, a giudicare dalla telefonata.

Adesso, visto la tua bellissima esperienza in Amazon, vorrei chiederti, da tuo compaesano potenzialmente errante, se hai idea di cosa comporti questa mansione, dei benefici (in termini economici e di carriera futura) e se davvero mi converrà accettare una eventuale offerta da parte loro.
Considera che come te dovrei emigrare, quindi mi troverei ad affrontare spese non indifferenti; il gioco varrà la candela? Gli stipendi mi permetteranno di vivere degnamente? Potrò ambire ad una carriera che mi soddisferà o mi ritroverò come in questi giorni, a riflettere su 6 anni di sacrifici gettati al vento?

Spero di non averti disturbato troppo, rimango in attesa di un tuo riscontro. Complimenti vivissimi per il tuo coraggio, ti ammiro davvero tanto. Cotrdiali saluti,
Alessio

Rispondo ad Alessio:
Alessio,
innanzitutto grazie per la tua email. Mi fa piacere che tu abbia voluto spendere un po’ di tempo per scrivermi, e ancor di più che tu abbia avuto voglia di chiedere consiglio a me.
Adoro la Sicilia, una terra così piena di contrasti, ricca di storia, particolare, pur con i suoi problemi e il più grande dei mali, il “traffico” di Jhonny Stecchino :)

Hai “solo” 27 anni ma mi sembra tu abbia le idee ben chiare: vuoi cambiare la tua situazione.
Quella di Amazon è solo una delle opportunità che ti “aspettano” al di fuori del tuo ambito costipato.
In realtà, se conosci l’inglese (indubbio vantaggio del tuo lavoro) e sei disposto ad emigrare, già ti dico che di occasioni importanti ne troverai a bizzeffe. In Europa, oppure nella più dinamica Asia e Australia. In questo momento, tra l’altro, sono a Sydney, e ho avuto occasione nei giorni passati di conoscere italiani emigrati qui, contentissimi di averlo fatto. Molti siciliani.
Sul resto, ovvero sulle questioni più filosofiche e profonde della vita, preferisco dirti questo: pensaci da solo.
Se ne vale la pena? In maniera strettamente pragmatica, secondo me sì.
Dal punto di vista personale, degli affetti, sentimentale, della famiglia… Dipende molto da te.
E’ anche vero che nulla ti vieta di fare una esperienza all’estero per qualche anno, “toglierti il dente”, e poi tornare in Italia, consapevole che almeno lo “sfizio” te lo sei tolto, e consapevole di cosa lasci all’estero per il desiderio di voler tornare.
In generale, nessuna azienda “permette” di elargire consigli specifici per altre persone che desiderano candidarsi per una posizione lavorativa, e io mi atterrò a questa regola.
Ti dico solo questo: se ci vuoi provare, provaci sul serio, con tutte le tue forze. E’ spesso questo che fa la differenza, a prescindere dall’ambito in cui applichi questa regola.
In bocca al lupo.

Risponde Alessio con alcune cose personali, e poi conclude:
Grazie veramente di cuore per tutto quanto mi hai scritto. Ragionerò a mentre fredda sul da farsi, e spero che la mia decisione sarà quella giusta.

Un saluto di cuore, e non esitare a contattarmi se dovessi tornare alle pendici della mia amata Etna.

In bocca al lupo, Alessio!

30 ore a settimana

Sarò controcorrente, ma “The Four Hour Workweek” di Tim Ferriss mi è piaciuto solo a metà. Letto un paio d’anni fa. Pochissime persone possono davvero permettersi di seguire i suoi consigli. E il punto è che quattro ore a settimana SONO TROPPO POCHE.

Proprio in questi giorni, però, riflettevo sul fatto che lavoriamo troppo. E che uno dei motivi è che:
C’è sempre qualcuno disposto a lavorare tanto, così tanto da farti sentire il desiderio di fare come lui.

Se tutti (noi nel mondo occidentale) lavorassimo solo TRENTA ore a settimana, il mondo sarebbe più bello, più felice, meno stressato.
E non ci accorgeremmo della differenza, perchè probabilmente dovremmo rinunciare solo alla parte più superflua della nostra vita.
Pensateci… Trenta ore a settimana. Significa un giorno libero a settimana. Più le normali ferie, naturalmente.
Impensabile.
Rivoluzionario.

Impossibile.
:(

Alternativa applicabile al singolo individuo: mini-retirement.
In effetti può funzionare. (Ne parla anche Tim Ferriss stesso).

Per noi “occidentali” può essere imbastito così:
1) Lavori per X anni per una azienda (dove X è un valore tra 3 e 6).
2) Vai in “pensione” per 6-9 mesi, o un anno. (Magari in un posto esotico, ad imparare qualcosa di nuovo).
3) Torni, e cerchi di nuovo lavoro.
4) Torna al punto 1.

La prossima volta, prima di comprare un’auto costosa, pensa a questa opzione qui. Il costo è quasi lo stesso.

Applicabile ad una PICCOLA parte di popolazione.
O forse a quasi tutti?

L’auto che verrà

L’auto è due cose: un mezzo di trasporto, e uno status symbol.
Non voglio, per il momento, perdermi nella discussione su quanto sia accettabile, o stupido, o umano, o funzionale, usare gli status symbol per “sancire” la propria posizione nella società.
Se volete saperne di più, iniziate leggendo cosa sia l’interazionismo simbolico.

Quello di cui vorrei parlare oggi, invece, è dell’auto che verrà. L’auto del futuro.
Di quella che DOVREBBE essere, e di quella che invece sarà.

Prendo spunto da questa foto, si tratta di una Nissan Land Glider.

Nissan_Land_Glider

Si tratta di una auto “tandem” (due posti in fila), che si guida in maniera simile ad una moto: l’auto infatti “piega” in curva, fino ad un massimo di 17 gradi. E’ alimentata da batterie al litio e ha ovviamente motore elettrico. Può inoltre essere ricaricata a distanza, senza fili (wireless charging station).

Vedo con piacere che l’interesse per le auto elettriche sta aumentando. Un progetto interessante, che vi segnalo, è Better Place, un ecosistema di auto elettriche alimentate da batterie “scambiabili” e stazioni di “scambio”. Ho alcuni dubbi sulla “bontà” dell’azienda stessa, ma ne parliamo altrove.

Il problema delle auto è che sono VECCHIE. Sono state inventate più di un secolo fa, e nessuno sta cercando di ripensarle in chiave moderna.

Una auto “moderna” soffre dei seguenti problemi:
- E’ costosa da produrre e mantenere. Non ricordo dove, ma leggevo che nei paesi occidentali la voce “trasporto privato” incide per una cifra prossima al 20% sulle spese delle persone. Una enormità.
- Un’auto media pesa 1,5 tonnellate. Il che comporta problemi in caso di: urto con pedoni; urto con altre auto; trasporto delle stesse.
- Consuma un sacco di energia.
- Inquina.
- Richiede un guidatore.
- Viene usata per una piccola frazione di tempo.
- Viene in media usata solo una piccola parte della potenza disponibile.
- E’ ingombrante.

Nel mio romanzo Nonovvio, ambientato nel futuro, immagino un sistema di trasporto cittadino AUTOMATIZZATO, in cui i cittadini usano un dispositivo mobile (nel romanzo si chiama Giwiki) per prenotare l’auto all’ingresso della loro abitazione. L’auto arriva, e li trasporta rapidamente nel punto in cui devono andare.
Essendo automatizzata, la persona può fare altro nel frattempo. L’auto non deve essere pesantissima, perchè la sua traiettoria è controllata e non ci sono possibilità di impatto. Inquina zero. L’uso di queste auto viene ottimizzato, perchè si tratta di un gigantesco “car pooling” cittadino.
Se prendiamo come esempio Roma, con tre milioni di persone e oltre due milioni di auto, e consideriamo che ogni auto viene usata in media meno di due ore al giorno, possiamo facilmente ipotizzare che un sistema automatizzato possa ridurre il numero di auto necessarie ad una cifra, che so, cinque volte inferiore, ottimizzando al tempo stesso i trasporti e rendendo quindi le percorrenze più brevi, e risolvendo il problema traffico.
L’investimento di una cosa del genere sarebbe ENORME, e dovrebbe necessariamente passare in una fase di transizione.
Tuttavia, sarebbe un enorme beneficio per la città che lo utilizza.
Meno traffico.
Meno inquinamento.
Ottimizzazione delle risorse.
Risparmio.
Più tempo per le persone.
Meno incidenti. Forse zero.
Meno materiale sprecato.
Meno bisogno di parcheggi.
E così via.
Perchè nessuno fa niente? Perchè l’inerzia di una cosa del genere è gigantesca. Ci vorrebbe un colosso come Toyota, che prenda in mano una cosa del genere e la applichi, in maniera industriale e su grande scala, a molte città in contemporanea. Solo così si riuscirebbe a superare la barriera iniziale.

Invece, sto vedendo che le auto sono sempre più costose, sempre più pesanti, e i livelli di sicurezza aumentano, sì, ma gli incidenti e i danni diminuiscono anche perchè le auto SONO SEMPRE PIU’ LENTE, per via del traffico.
Secondo me aveva ragione lo “Zio” che nel film Johnny Stecchino dice che il problema di Palermo è IL TRAFFICO.
Ha ragione. Il traffico.
La terza è più grave di queste piaghe che veramente diffama la Sicilia e in particolare Palermo agli occhi del mondo.

Una IMPORTANTISSIMA implicazione dei sistemi di trasporto riguarda l’industria immobiliare. Come è noto, il costo e il valore degli immobili dipendono fortemente da speculazioni, ma anche dalla posizione di tali immobili rispetto ai luoghi di lavoro, ovvero al tempo necessario e alla comodità di poterli raggiungere.
Un sistema che ottimizzi il trasporto cittadino ha delle conseguenze ENORMI nei prezzi degli immobili. Probabilmente facendoli scendere. Ed ecco quindi il primo gruppo di persone interessate ad ostacolare qualsiasi tipo di innovazione di questo tipo.
E’ infatti lo stesso tipo di problema che riguarda i trasporti pubblici, o di collusione se vogliamo. I grandi immobiliaristi, detti “palazzinari“, hanno da sempre un rapporto stretto con chi gestisce i trasporti pubblici, perchè modificando i trasporti si modifica anche il valore di mercato di una area immobiliare.

E tutto questo ci porta alla politica, alle leggi, a tante altre cose.

Vorrei solo dire questo. Che abbiamo le tecnologie e le conoscenze per rendere la nostra vita migliore. Potremmo tutti lavorare, che so, 30 ore a settimana invece di 40 o 50 o addirittura 60. Potremmo arrabbiarci di meno nel traffico, sprecare meno risorse e denaro per le auto, e goderci di più la vita.

E il problema del nostro tipo di società, delle nostre cosiddette democrazie, è che di fronte a soluzioni intuitive e percorribili come questa, rimangono immobili, incapaci di attuare l’innovazione. E così finisce che quando l’innovazione arriva, è di solito per il puro beneficio di pochi oligarchi. E il resto degli uomini vive un moderno 1984 senza nemmeno rendersene conto, o ancora meglio, un Mondo Nuovo.

Che ne pensate?
Avrei molto piacere di leggere i vostri commenti. So che avete probabilmente da fare, e che scrivere un commento è una operazione faticosa. Ma io la apprezzo tanto.
Grazie.

Siamo tutti coinvolti

Se questo è il livello di comunicazione che la pubblicità deve usare…
Sì, certamente siamo tutti coinvolti.
(della serie: non ho parole)

siamo-tutti-coinvolti

(trovata sul Corriere di oggi, una banda che scorre orizzontalmente)

Mentre sto cercando di riavermi (e comincio a spiegarmi tante cose dell’Italia… E delle colpe che ha chi continua a leggere i giornali nostrani), penso a queste cose:

1) Il sito www.siamotutticoinvolti.eu è un sito dell’Unione Europea. Leggo che oltre 8000 persone hanno già un impegno nei confronti della biodiversità, e che vogliono farci conoscere il nostro amico, lo scoiattolo rosso. Ambè.

2) Tutta questa “pippa” serve per puntare al piano d’azione della UE per preservare la biodiversità. Fondamentale, direi, la direttiva “Uccelli” del 1979. Ah, potete anche diventare amici della Mela su Facebook. Fantastico.

3) Chi ha pagato la pubblicità sul Corriere? Con quali soldi? Immagino coi soldi della UE, ovvero coi nostri soldi… Bene: che razza di investimento è mai questo? Una pubblicità sul Corriere che punta ad un sitarello web fatto coi piedi, che non serve a niente, e che annoierebbe anche mio Nonno novantaduenne, figuriamoci un ragazzino della Net Generation.

4) Che palle. Che palle. Perchè le cose vanno sempre così alla cazzo? Poi non è normale che uno si scazza, e comincia a disinteressarsi di tutto?

5) Ho una mia “teoria” su come funzionano certe cose, certe pubblicità, certi “appalti” e “assegnazioni”. Ma ve la risparmio. E’ solo una teoria, e potrei facilmente sbagliarmi. Però, che puzza…

Il mio “mantra” degli ultimi anni è sempre stato “Non lamentarti, agisci”. Mi spiace, ma in questo caso mi cadono le braccia. Campagna pubblicitaria sicuramente costosissima e inutile. Sito web inutile. Tema della biodiversità affrontato pensando ad un pubblico di neonati o di ultracentenari che, notoriamente, sono quelli che fanno la differenza in tema di biodiversità.

Come già detto: non ho parole.

Frenitalia è un casino? E io sorrido lo stesso!

Ore 17:10, mercoledì 31 marzo 2010. Stazione di Trento. Il regionale verso Verona e Bologna è in ritardo di 15 minuti. Da lì, il mio piano è di prendere l’Intercity delle 20:17 e raggiungere Firenze e poi Assisi, dove mi aspetta un letto caldo e un meritato riposo.

Salgo in compagnia della mia ragazza, sua mamma, la sua amica del cuore. Troviamo quattro posti separati, vista la calca di gente che affolla questo regionale. La mia ragazza oggi si è laureata alla specialistica in Economia, a Trento, con un voto molto brillante.
Sono felice.

Le saluto a Verona, da dove loro proseguono verso Venezia.
Iniziano i casini seri. Il mio treno accumula 25 minuti di ritardo.
Interpello il controllore, un giovane di cognome Gelmini, che fa di tutto per trovarmi la coincidenza giusta, o suggerirmi cosa poter fare se arriviamo troppo tardi per prendere la mia coincidenza.
Poi il treno trova qualcosa sui binari e costringe (giustamente) il macchinista a fermarsi. Cerco di fare una foto che riprenda il lieve fumo che trapela tra una carrozza e l’altra, ma il vento e la posizione scomoda mi fanno scattare tutt’altra foto:

1-avaria

Una breve analisi del problema suggerisce di arrivare alla prima stazione e cambiare treno. Ecco il macchinista e il controllore alle prese col problema:

2-avaria

Il ritardo accumulato sale a 50 minuti: alla stazione di Mirandola arriva un altro regionale “sostitutivo” che ci porta a Bologna (bravi, bel lavoro). Prima di smontare dal mio vagone, chiedo al controllore come si chiama, e gli dico che ha fatto proprio un buon lavoro. Bravo.
Un signore mezzo incazzato lo manda quasi a quel paese mentre cambia treno. Mi dispiaccio molto per questo gesto: Gelmini si era già dimostrato una persona molto customer-centric, molto disponibile, molto gentile, che ha cercato di gestire l’avaria nel migliore dei modi. Non meritava altro se non un “bravo”. Se conoscete un Gelmini che lavora in Ferrovie, e che in questa data copriva la tratta Trento-Bologna, fategli le congratulazioni, perché è una persona molto in gamba.

Insomma, salgo sull’altro treno e faccio conoscenza con una coppia che deve recarsi a Senigallia.
Ho la fortuna di essermi portato una SIM card con traffico dati, e la uso per guardare orari dei treni e usare i soliti social network per vedere se, nel caso peggiore, riesco a trovare compagnia per una serata a Bologna o Firenze.
Alla fine mi rassegno al fatto che non riuscirò a raggiungere Assisi in serata, e dopo pochi minuti mi scrive su Fring Marco Fabbri, semplicemente per scambiare due chiacchiere sul discorso delle donazioni Acumen Fund e l’articolo Nòva della scorsa settimana.
Alla fine mi dice: se passi da queste parti fai un fischio.
Io dico: dove sei stasera?
Lui: Cesenatico.
Io: ci arrivo dalla stazione di Bologna?
Lui controlla, e mi dice che c’è un treno 21:37-22:45.
Gli dico: trovami un divano, un letto, o un Bed & Breakfast, e vengo.
Lui conferma.
Arrivo a Bologna alle 20:55 (un’ora di ritardo), e scopro che il FrecciaRotta verso Ancona ha accumulato 20 minuti di ritardo e partirà dal binario 11 alle 21:10 anziché 20:50. Bene, vado al binario 11 e aspetto speranzoso.
All’ultimo minuto il binario viene spostato al 6, una cinquantina di persone fa una corsa per arrivare alla piattaforma in tempo, e dopo un altro minuto arriva il FrecciaRotta. (che poi, spiegatemi perché la piattaforma 6 non la potevate comunicare prima… cattivelli!).
Salgo.
Saluto la mia ragazza al telefono, scherzando allegramente sui vari problemi incontrati fino a quel momento. Un paio di ragazzi che ascoltano la mia conversazione ridono anch’essi. Ho il morale alto, sono felice.
Sono felice per questi motivi: primo, oggi si è laureata la mia ragazza, e la cosa mi ha reso felicissimo. Secondo: stasera incontro un amico che non vedo da tempo, e l’imprevisto col treno alla fine non mi causa nessun problema ma anzi si rivela una occasione. Terzo, il controllore Gelmini si è dimostrato gentilissimo e in gamba, e questo eccellente quanto inaspettato servizio mi ha messo di buon’umore. Quarto, Frenitalia ha i suoi problemi, che io non risolverò certo né incazzandomi come un canguro, né con un post nel mio povero blog. Quinto: è bello avere un network di conoscenze e riuscire a usarlo per trasformare una rottura di scatole in una serata piacevole!

Quindi: il mondo è bello lo stesso, facciamoci una risata e andiamo avanti!
Lo so, suona come un ottimismo forzato, ma vi assicuro che non lo è. E’ solo un modo di guardare le cose, cercando sempre l’aspetto positivo, invece di limitarsi ai soliti: lamenti, imprecazioni, insulti, Italia di merda qui, Frenitalia di merda là. Se succede qualcosa di positivo, io ho voglia di dirvelo. Di cose negative sono già pieni i giornali.

Come seconda conclusione: sì, penso che Frenitalia sia una azienda gestita malissimo, che fornisce un servizio scadente, e che il suo Amministratore Delegato dovrebbe dimettersi all’istante.
Ma questo è un altro discorso, e stasera sono troppo contento per potervelo fare.

Eccomi in una foto, mentre mi appresto a scrivere questo post direttamente dal vagone del FrecciaRotta Bologna-Cesena.

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Ed infine eccomi qui, in compagnia di Marco, mentre lui si beve una birrozza e io una pizza al pomodoro.

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Buona serata, cari miei. :)