Simone Brunozzi

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Scrivimi a: simone.brunozzi -@- gmail punto c0m

E questo lo chiamate giornalismo?

Mi ha appena scritto mia mamma, preoccupatissima per i rischi di contaminazione radioattiva a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, avvenuto l’11 marzo. Tra l’altro oggi sono a Shanghai, che è a poche migliaia di chilometri dal Giappone.
Due giorni fa, mi ha scritto anche il padre della mia fidanzata, chiedendomi se fosse il caso di farla tornare temporaneamente in Italia (viviamo a Singapore).
Ma vi sembra normale?

I disastri, e l’allarmismo, fanno vendere più copie, e fanno aumentare il traffico online… Semplice e banale motivo per cui la stampa, non solo quella italiana, cavalca questa onda nefasta e ne sfrutta l’impatto emotivo. Ripeto, “non solo quella italiana”… Anche se quella italiana è particolarmente viscida e schifosa.

Questo non è giornalismo, miei cari. E mi dispiace per i giornalisti onesti e corretti, ma la categoria tutta non ci fa una gran figura…

P.s. leggetevi questo post di Keplero, che mi sembra il più equilibrato e completo che io abbia trovato in giro, in italiano.

Messaggio per ProssimaItalia.it

Non voglio entrare nei dettagli politici.
ProssimaItalia.it “sarebbe” il nuovo social network di un gruppo politico italiano (perdonatemi ma preferisco questa definizione generica).
Io lo chiamo semplicemente sito web, o portale. Social Network non è.
Invito chi gestisce ProssimaItalia, o chi ne cura il design, a riflettere sulle loro manie di grandezza.

Non ce l’ho con chi ha lavorato per rendere disponibile questo sito. Sto solo invitando chi di dovere a rendersi conto che così non si va da nessuna parte.

Su Renzi, Berlusconi, e il popolo italiano

Non so se sono io. Non so se dipende dal fatto che vivo all’estero. O forse dipende dal fatto che cerco di valutare i fatti da un punto di vista fresco, non necessariamente legato a chissà quali ideologie, o opinioni lette altrove.
Fatto sta che tutta questa bufera su Renzi, e sulla sua visita ad Arcore a casa del premier Silvio Berlusconi, mi pare una grandissima buffonata.
Primo, Renzi ha fatto bene.
Secondo, i commenti che ho letto in giro, al riguardo, sono per la maggior parte PATETICI. Un ammasso di dietrologia, fanatismo, critica per il gusto della critica, miopia politica, provincialismo, e tante altre cose brutte e cattive.

Mi permetto, con tutta l’umiltà possibile, di suggerire a queste persone una cosa: è ora di cambiare mentalità, perchè così non andate da nessuna parte.

Qui uno screenshot dal sito del Corriere.it:

Il problema è di Geox, o della rete?

Tre settimane fa vi segnalavo un mio problema con Geox.
In breve:
- Acquisto un paio di scarpe Geox a Singapore.
- Dopo pochi giorni, le scarpe sono già danneggiate, vedi foto sotto.
- Mi reco al negozio che gentilmente me le sostituisce con un paio nuove.
- Dopo pochi altri giorni il problema si ripresenta. Tra l’altro, in una situazione in cui non era facile trovare altre scarpe, ma tant’è.

In rete molte persone commentano, linkano, e così Geox viene a sapere di questa piccola disavventura.

In data 30 ottobre mi risponde la gentilissima Cristina, dell’Ufficio Stampa Geox.
Tra le altre cose, mi scrive:

Dalle nostre verifiche è emerso che, su un quantitativo di paia limitato disponibili a Singapore, c’è stato qualche altro caso di lacerazione della fodera.

Ah, benissimo. Già lo sapevate.
E quindi, cosa avete fatto per risolvere il problema?

In seguito a questi inconvenienti abbiamo allertato i nostri Dipartimenti di Controllo Qualità e di Ricerca & Sviluppo, che non hanno potuto ovviamente intervenire sulla collezione ormai presente in negozio.
L’azienda si è però attivata, sostituendo come da prassi le calzature danneggiate ai consumatori finali.

Questa mi sembra una mossa poco intelligente, o una politica aziendale poco attenta al cliente.
Cara Geox, continui a vendere scarpe ai tuoi consumatori, sapendo già che alcune di queste si lacerano dopo poco tempo?
E’ questa la qualità che Geox offre ai propri consumatori?
E’ questo quello che ottengo quando pago 125 Euro per un paio di scarpe?

Ma il problema, secondo me, non è di Geox.
E’ della rete.

Il problema è che abbiamo tutti da fare, che tutti ci lamentiamo che le cose vanno male, ma poi non facciamo quasi mai nulla per cambiare le cose.
E la rete, con il suo grande potere di comunicazione, non è diversa.

Qui c’è l’opportunità di dire non solo a Geox, ma a tutte le aziende del mondo, che se un prodotto è difettoso, va ritirato dagli scaffali… Altrimenti i consumatori non si fidano più e non comprano più.

E oggi, invece di leggere svogliatamente questo post, e poi spostarsi ad altre letture, questa famosa rete, questi Online Social Media che cui tanti “esperti 2.0″ lodano, potrebbero darsi una svegliata e far arrivare DAVVERO il messaggio a chi di dovere.
Io, per conto mio, rimango in attesa del mio rimborso, con poche speranze.

Ma forse questa faccenda di un paio di scarpe è poco importante.
E allora, ditemi questo: chi, dopo aver letto da Nicola Mattina della faccenda di Raphael Rossi, ha fatto qualcosa?
Nemmeno questa è una questione importante? Il travaglio di una persona onesta che sta pagando di tasca sua la difesa legale delle sue azioni, dopo aver fatto risparmiare allo Stato milioni di Euro?

Fatemi concludere così. Questo non è un problema solo italiano. E’ un problema generale.
Le persone tendono a lamentarsi, a pretendere, ma poi quando si tratta di fare qualcosa, molti si girano dall’altra parte. Fanno finta di niente.

Ecco, se questo post ha uno scopo, lo scopo è questo: farti pensare per un attimo a quello che fai TU, lettore, per far andare meglio il mondo. Se fai poco, o niente, forse è il momento di darsi una mossa.
E questo suggerimento, ovviamente, vale anche per il sottoscritto.

Corruzione

Giusto per renderci conto, l’Italia è messa così.

La solerzia italiana

Oltre un mese per avere un passaporto nuovo. Il vecchio è pieno, e se voglio continuare a lavorare ho bisogno di nuove pagine per i timbri e i visti.

E fortuna che avevo usato la procedura d’urgenza.
Fortuna che avevo mandato il sollecito.
Nessuna risposta. Nessuna certezza dei tempi.

Poi ci lamentiamo che non si fa business. Dovremmo cominciare ad aggiustare queste piccole cose.
Ora mi verrebbero in mente tante imprecazioni, ma preferisco tenermele.

Problema con Geox

Spettabile Geox S.p.a.,
sono un Tuo cliente da anni, e Ti stimo per il grande successo che sei riuscita ad ottenere in pochi anni.

Ti scrivo per segnalarti un problema, sperando di poter essere ascoltato da qualcuno che lavora per Te.
Avrei inoltre alcune perplessità sulla “respirazione” delle scarpe da Te prodotte, ma questo è un altro discorso, e per ora voglio concentrarmi sul problema in oggetto.

Vivo a Singapore, e il 2 ottobre 2010 ho acquistato il paio di scarpe Geox che puoi vedere qui sotto.
Dopo soli 8 giorni, e dopo averle usate solo due volte, mi accorgo che sono già danneggiate. Fortunatamente per me, me ne accorgo prima di uscire di casa per andare ad una conferenza (sì, di domenica).
Con lo scontrino in mano, torno al negozio Geox e chiedo di farmele sostituire. Non hanno in stock il mio numero, 45, e gentilmente mi mandano ad un altro negozio a Singapore, dove ritiro un nuovo paio di scarpe identiche.

Il 18 ottobre parto alla volta dell’India. Indosso le scarpe per TRE volte finchè oggi, 21 Ottobre, di nuovo mi accorgo di una lacerazione, stavolta nel lato interno. Sono in viaggio, e ciò significa che devo comprarmi qui un paio di scarpe (perdendo tempo, e denaro), per poter continuare il mio lavoro.

Il 27 ottobre tornerò a Singapore, andrò al lavoro, e poi tornerò di nuovo al negozio Geox e Ti chiederò…

Cosa Ti chiederò?
Dipende.

Cara Geox, se mi rispondi e mi spieghi che cosa sta succedendo, forse chiedo un paio di scarpe identiche.
Se non mi rispondi, chiedo il rimborso, e smetto di comprare Geox a vita.

Nella risposta, gradirei sapere se il controllo di qualità dei Tuoi prodotti viene effettuato, e in che misura.
Quando acquisto scarpe, spendendo l’equivalente di 125 Euro in questo caso, mi aspetto che queste scarpe abbiano una qualità decente.

Infine, giusto per curiosità, vorrei anche vedere quanto Tu, Geox, abbia a cuore i famigerati “Online Social Media“, di cui tanto si parla negli ultimi anni, ma che poche persone riescono ad usare in maniera effettiva in un ambito “business”.
In altre parole: non me ne frega niente della Pagina su Facebook, vorrei che Tu, Geox, ascoltassi questo tipo di lamentele e facessi qualcosa per risolverle. Ecco il vero web, e il vero uso di certi strumenti.

Grazie.

AGGIORNAMENTO:

Qualcuno su Facebook scrive: “A parte il caso in sè segnalato da Simone, trovo ESTREMAMENTE SCORRETTO che sulla pagina di Geox ci siano dei dipendendi dell’azienda che fanno finta di essere degli acquirenti e lodano la qualità del prodotto…”

Bene, questa qui sotto è la conversazione che ne è seguita. Come dicevo, gli Online Social Media sono un ottimo strumento per ascoltare i propri clienti, e capire come farli felici. Spero che Geox sia in ascolto :)

Tg2

Sono a New Delhi, nella mia camera d’albergo. E’ mezzanotte e mezzo, e ora vado a letto… Ma non prima di dirvi che mi sono visto 15 minuti di BBC, e 15 minuti di Tg2.
Al Tg2 parlavano di una tizia che è morta dopo aver preso un pugno ed essere stata in coma una settimana; un tassista pestato e in coma; un’altra roba simile che non ricordo; il nuovo vigile di un paesino nel bergamasco, che fa le multe a tutti… E così via.
E questo sarebbe il Tg di una nazione importante? Ma chi le guarda ‘ste robe?
In confronto, la BBC dà notizie molto più interessanti, ad ampio respiro. Perchè la Rai non ce la fa?
Non ho conferme, ma sospetto che gli altri Tg siano allo stesso livello…
Povera Italia.
Perchè sta andando in malora?

L’ennesima lettera al Partito Democratico: la mia

Leggo di Veltroni, e poi di Bersani, che ci propinano delle noiosissime, retoriche “lettere” attraverso noti quotidiani italiani.
Leggo di una ben più sostanziosa, fresca, snella ed efficace lettera del buon Nicola Mattina che, non potendosi permettere un quotidiano a tiratura nazionale, la pubblica nel suo blog.

Come Antonio Tombolini, neanche io sono un elettore del Partito Democratico. Quando posso, voto scheda bianca. Spiegare le ragioni sarebbe lungo, ma posso sintetizzare, in breve, che lo faccio perchè non credo che questo modello di “rappresentanza” riesca ad ottenere alcun cambiamento sostanziale, in meglio, per lo stato delle cose in Italia.
Ma il punto di questo post non è a chi io dia il voto.

Il punto è questo: voglio anche io scrivere l’ennesima lettera al Partito Democratico.
Ancora più semplice ed essenziale di quella, da me molto apprezzata, di Nicola.

“Spettabile Partito Democratico,
sono convinto che non c’è modo di cambiare il modo in cui tu funzioni, di eliminare il nepotismo, i favoritismi, di cacciare i miopi burocrati che imperversano tra le tue file.
Di conseguenza, non appena una persona illuminata, aperta, giovane e onesta, avrà voglio di fondare un altro partito, un partito che faccia della trasparenza e della partecipazione i suoi cavalli di battaglia, io voterò quel partito (nonostante sia poco fiducioso dell’attuale sistema elettorale), e farò di tutto per spargere la voce e fare in modo che più elettori possibile scelgano di preferire questo nuovo partito al “vecchio” Partito Democratico, e che presto si formi una classe dirigente anch’essa illuminata, aperta, giovane, onesta.
Ti auguro una vecchiaia serena, in attesa di una tua, spero imminente, dipartita dalla scena politica italiana.
A te, quindi, auguro una morte vera e propria.
A quelli che costituiscono la tua classe dirigente, auguro di non potersi riciclare in questo nuovo partito senza un vero ed onesto cambio di mentalità.
Questo nuovo partito, infatti, non avrà nomi di piante, di fiori o di erbe.
Si chiamerà semplicemente: Partito Transparente.
Transparent Party
, per chi lo seguirà from abroad.
Ah, dimenticavo: la gente ha le sue cose a cui pensare.
La gente preferisce la semplicità e la BREVITA’.
Magari, la prossima volta, cerca di farci caso.
Cordiali saluti.”

Bravi giornalisti… Not!

Leggo con stupore il pezzo del giornalista Edoardo Segantini sul Corriere.it, riguardante l’accordo Google-Verizon che ha effetti sulla cosiddetta “Neutralità della Rete”.
Stupore, perchè… Beh, ve lo spiego così.

Siccome esistono giornalisti che non capiscono quasi nulla di tecnologia, ma si permettono comunque di scrivere articoli del genere… Allora io, che sicuramente non capisco nulla di giornalismo, mi permetto di dire che Segantini dovrebbe evitare di scrivere articoli su tali argomenti. Punto.

Un punto, però, a favore di Segantini lo devo menzionare: in calce alla firma Segantini mette la sua email. Una cosa non banale, in un sito antidiluviano e parassitario come quello del Corriere.it, che spesso “ruba” immagini protette da licenze Creative Commons, oppure “ruba” notizie da giornali esteri, modificandole leggermente, spesso senza citare la fonte, e quasi sempre senza mettere alcun link alla notizia originale. Spero vivamente che il responsabile dell’edizione online di Corriere.it riesca velocemente a colmare certe lacune di base… Altrimenti, il sito del Corriere lo vedo messo male.
Ah, dimenticavo: quando cerchi di vedere i video sul sito del Corriere, c’è una tale quantità di pubblicità intorno al video che sono sempre più tentato di chiudere e non visitarlo mai più.
Che cialtroni.