Simone Brunozzi

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Scrivimi a: simone.brunozzi -@- gmail punto c0m

Lavorare per Amazon: consigli

Carissimi,
da un po’ di tempo vengo regolarmente contattato da italiani che vogliono lavorare per Amazon.
Ho pensato bene di raccogliere qualche consiglio in questo post.
Avviso importante: ci sono dei dettagli che NON posso condividere pubblicamente, per esempio sul processo di selezione. Tuttavia, molte altre cose hanno importanza e possono essere rese pubbliche. Eccole qui.

1) Per contattarmi via email: simone kioc_ci0la amazon.com
Su Skype: simone.brunozzi (ma prima scrivetemi una email e ditemi chi siete)
Su Linkedin: Simone Brunozzi

2) Alcune risorse utili
2.1) Come sono stato assunto da Amazon (post di tre anni fa)
2.2) Articolo del Corriere.it
2.3) Cosa penso dell’Italia, e delle opportunità di lavoro all’estero

3) Cosa posso dire di Amazon
E’ una corporation statunitense. Non è una startup. Non è una piccola azienda. Molte cose funzionano in un certo modo tipico delle corporation americane, con pregi e difetti. Esistono le gerarchie.
Lati positivi: Amazon è molto meritocratica, ci lavorano persone molto in gamba.

4) Lussemburgo
Molte delle opportunità in Amazon, almeno per noi italiani, iniziano in Lussemburgo o a Dublino. Sono stato a Dublino solo in visita, quindi non posso parlarne. Ho vissuto in Lussemburgo per quasi due anni, quindi vi racconto come è vivere lì.

Il Lussemburgo è una piccola nazione, ricchissima, pulita, sicura. Tutto funziona bene. Si parla principalmente francese, di solito anche tedesco, tutti i giovani conoscono l’inglese piuttosto bene. Si parla anche il Lussemburghese, ma è una lingua che non serve a nulla per chi emigra lì.
La vita è piuttosto cara, per essere un paesino di 80.000 abitanti, e nonostante i mezzi pubblici funzionino molto bene, vi consiglio di avere un’auto per muovervi.


(in Lussemburgo ci sono dei colleghi fantastici. Attila è un grandissimo amico)


(assicuratevi che la vostra dolce metà sia disposta ad assecondare un cambiamento importante.)


(la “art scene” in Lussemburgo non è affatto male. Qui un concerto di Paolo Conte)


(l’Aeroporto è vicino e funziona benissimo. Luxair ha tariffe piuttosto alte, ma è parte di Lufthansa, quindi se volate spesso potete usare le miglia Lufthansa per comprare i voli Luxair. Oppure volate con Ryanair da Frankfurt Hahn, che è a circa 110 minuti di autobus, 80 minuti di auto dal centro città).


(il cibo è molto buono, anche grazie ad una forte comunità portoghese e italiana).


(ci sono diversi locali notturni, e soprattutto d’estate è molto piacevole farsi un giro in città. L’inverno, invece, è un po’ più noioso)


(preparatevi ad un clima freddo, e abbondanti nevicate)


(io ho trovato dei cari amici, nonostante il Lussemburgo non sia esattamente il posto migliore per fare amicizie)


(l’ufficio di Amazon è in centro, in un’area chiamata Grund. La location è ottima, a pranzo si può salire in centro, fare due passi, mangiare qualcosa di caldo. Non male. Altre grosse aziende hanno invece sedi più in periferia.)

5) Conclusioni
E’ una scelta importante. Pensateci bene. Se il lavoro vi alletta, se la paga è buona, può essere una bella esperienza.
In bocca al lupo :)

L’Italia? Piano piano se la stanno dimenticando

Lo so, è una approssimazione… Ma a quanto pare, l’interesse per l’Italia sta calando, da anni.

Mi volete ancora bene

Anni che non scrivo più su Ubuntista.it (a parte qualche rara eccezione), e nonostante tutto ci sono ancora decine di persone, a volte centinaia, che ogni giorno lo visitano. Che bello.
Bello anche pensare che, in soli quattro anni, mi hanno visitato più di un milione di persone in totale.

Assisi

Ebbene sì, dopo qualche giorno in India (Mumbai e Goa) e ad Istanbul, ieri sera sono atterrato in Italia. Ora sono ad Assisi, la mia città natale.
Conto di fermarmi per circa tre settimane. A tutti voi, cari auguri di un felice Natale :)

Messaggio per ProssimaItalia.it

Non voglio entrare nei dettagli politici.
ProssimaItalia.it “sarebbe” il nuovo social network di un gruppo politico italiano (perdonatemi ma preferisco questa definizione generica).
Io lo chiamo semplicemente sito web, o portale. Social Network non è.
Invito chi gestisce ProssimaItalia, o chi ne cura il design, a riflettere sulle loro manie di grandezza.

Non ce l’ho con chi ha lavorato per rendere disponibile questo sito. Sto solo invitando chi di dovere a rendersi conto che così non si va da nessuna parte.

Sogno fiorentino

Firenze è nei guai, causa neve e maltempo.
Qui alcune dichiarazioni del sindaco Matteo Renzi, che non conosco ma che fino ad ora si è guadagnato la mia piena fiducia come persona, prima ancora che come politico.

Siamo tutti bravissimi a lamentarci, spesso senza nemmeno sapere a chi dare davvero la colpa. E così, si spara un po’ a caso.
Io stesso, in passato, mi sono incazzato come una faina con Trenitalia. In quel caso, credo a ragion veduta, ma potrei sbagliarmi.

In ogni caso, ho un “sogno fiorentino”: che la prossima volta che succede una cosa del genere, se ne esce qualcuno che installa online una versione di Ushahidi, o ne crea una “ad hoc”, e la gente smette di incazzarsi e inizia a collaborare, sorridendo, per risolvere insieme un problema.

Anche perchè è vero che l’Italia è bloccata, ma tra pochi giorni tutto torna normale. Quattro miliardi di persone nel mondo, invece, i loro problemi se li tengono per tutto l’anno.

Disperato, Erotico, Stronz

(poco fa vi dicevo del Post Sotto L’Albero, o PSLA 2010. Ecco, questo è il mio, di post, che con piacere vi ripropongo qui)


(questa foto mi ricorda il periodo natalizio dell’anno scorso. Ore e ore di ritardo in treno per raggiungere Venezia)

Disperato, Erotico, Stronz

Mi viene in mente quella canzone di Lucio Dalla, così strana e insolita: Disperato, erotico, stomp.
Vivo lontano dall’Italia da un po’ di anni, e ogni volta che penso all’Italia, specialmente per Natale, ho una visione sempre più distorta delle mie memorie. Alcune si fanno più vive e accese; altre sbiadiscono. Ricordo una canzone, una via, un albero, un volto, e ne dimentico cento altri.
Però è col Natale che certe cose ti tornano in mente con più frequenza.

Per noi italiani il Natale è qualcosa di importante fin dall’infanzia e – insieme al Capodanno e all’inizio del nuovo anno – sono le migliori occasioni per “fare il punto” della propria vita e tirare fuori i famigerati buoni propositi di cui ci dimenticheremo già dopo pochi giorni. Quello classico è: “Basta abbuffate! Ora mi metto a dieta!”, poi arriva il giorno della Befana e giù torta, dolci e roba grassa, tutto condito da abbondanti vini e spumanti.

Del Natale, qui a Singapore, gliene importa ben poco. Qui convivono molte religioni diverse: quasi metà sono Buddisti, un sesto sono musulmani, un sesto cristiani, un sesto atei, qualche taoista e induista. Lo stesso vale per le lingue, le quattro ufficiali sono inglese, cinese mandarino, tamil e malese. Le feste davvero importanti sono spesso legate alle tradizioni cinesi, e poi un Natale con caldo e umidità, senza la minima speranza di vedere un po’ di neve o godersi il tepore del bavero del cappotto sulle guance… No, non è un Natale come lo conosciamo noi.
Al limite, è una scusa per fare compere con ritmi ancora più frenetici del solito. Sì, se pensate che gli italiani siano consumisti e materialisti, venite a Singapore, e poi ne riparliamo.

Tra qualche giorno torno in Italia, dove passerò un paio di settimane a mangiare prelibatezze, incontrare vecchi amici, abbracciare la mia famiglia e i miei parenti cari. E guarderò con occhi nuovi le cose familiari dei miei primi trenta anni di vita. Assisi, le luci, la gente che compra i regali, le viuzze, l’atmosfera. E sentirò di nuovo vicini i miei amici cari, ma al tempo stesso li sentirò più lontani di prima, diversi… Perchè loro sono cambiati, e io anche. Forse di più di quanto non mi aspettassi.

E’ normale. Siamo esseri umani, e cambiamo anche in base a ciò che viviamo, alle nostre esperienze. Vivere lontani, in Asia, significa fare esperienze molto diverse. Vivere a Singapore, e viaggiare in India, Cina, Australia, Corea, Giappone, significa sperimentare stili di vita molto diversi tra loro, e sicuramente diversi da quello mediterraneo o quello milanese. E si cambia. E non ci si accorge nemmeno del cambiamento.

Ogni tanto leggo online di un “cervello in fuga”, che spesso spara a zero sull’Italia e loda la sua ritrovata serenità e benessere. Ricercatori scappati a Londra e ora felici e contenti con stipendi grassi e fondi generosi per fare i loro esperimenti. Imprenditori che trovano il successo grazie a investitori svegli e capaci, regole più semplici, mercati più ricchi. Ingegneri, informatici, biologi che scelgono la via delle grandi multinazionali, come ho fatto io, e si ritrovano in ambienti di lavoro meritocratici, con mansioni “fighe” e conti in banca che crescono. Oppure, coraggiosi e spavaldi che, disillusi dall’Italia, se ne vanno a fare i camerieri in cerca di altre opportunità, che spesso trovano.

Secondo me non è giusto, criticare e basta. Italia o non Italia, siamo liberi di fare le nostre scelte, di godere dei risultati, di soffrire per ciò che ci manca ogni giorno. Apprezzo chi ha il coraggio di partire, in cerca di fortuna e successo e soddisfazioni, ma anche chi rimane per scelta, o chi rimane per vincoli stringenti. E questo non succede solo in Italia. Il mio amico Kurt, americano, vorrebbe tornare a vivere a Singapore, ma non può perchè i suoi genitori sono anziani, lui è figlio unico senza moglie nè figli. Pensate, un americano che vive negli Stati Uniti, che vorrebbe vivere a Singapore per il resto dei suoi giorni. O il mio amico Tim, anch’esso americano, che ha vissuto due anni in Italia e sogna di andare in pensione presto, comprarsi un appartamento a Trastevere, e godersi Roma fino alla morte. La “America” degli anni cinquanta non è più l’America di oggi. Oggi è difficile capire dove, come, quando possiamo essere felici e trovare soddisfazione. Forse non dipende nemmeno dal dove, è qualcosa di più “interno”, più nascosto.

E’ vero, io ho trovato la felicità andando all’estero. Prima in Lussemburgo, ora a Singapore. Sono felice, più felice di prima. Ho avuto momenti duri, tristi, difficili, ma anche tante opportunità per mettermi alla prova, riuscire, e guadagnare fiducia dai miei successi. Per me è stato l’estero, per altri può essere qualcos’altro.

Il Natale per noi è sempre un momento di riflessione anche e soprattutto sulla nostra felicità e soddisfazione personale. E spesso, per noi italiani all’estero, è anche un momento per chiedersi se ci manca l’Italia, se e quando torneremo, se ha senso tornare. Alcuni sono persi per sempre, rimarranno dove sono perchè lì sono felici, perchè non ci sono ragioni per tornare. Altri rimarranno col dubbio. Altri sanno che torneranno, e forse lo faranno presto.

In questi anni sto scoprendo tante cose nuove di me, di ciò che mi rende felice, di ciò che conta. E forse queste scelte di vita, questi luoghi, queste opportunità, sono esperienze che ci arricchiscono e che ci fanno capire sempre di più qualcosa di come siamo fatti noi. Noi, diversi da tutti gli altri, eppure così uguali.

Per questo Natale 2010, auguro a tutti quelli che leggono di riuscire a capire qualcosa di più, e gioirne, anche.
E ringrazio Sergio, il nostro Sir Squonk, che con un gesto apparentemente semplice e quasi banale riesce invece a darci una occasione per riflettere anche noi, una volta di più. Che non fa mai male.

Su Renzi, Berlusconi, e il popolo italiano

Non so se sono io. Non so se dipende dal fatto che vivo all’estero. O forse dipende dal fatto che cerco di valutare i fatti da un punto di vista fresco, non necessariamente legato a chissà quali ideologie, o opinioni lette altrove.
Fatto sta che tutta questa bufera su Renzi, e sulla sua visita ad Arcore a casa del premier Silvio Berlusconi, mi pare una grandissima buffonata.
Primo, Renzi ha fatto bene.
Secondo, i commenti che ho letto in giro, al riguardo, sono per la maggior parte PATETICI. Un ammasso di dietrologia, fanatismo, critica per il gusto della critica, miopia politica, provincialismo, e tante altre cose brutte e cattive.

Mi permetto, con tutta l’umiltà possibile, di suggerire a queste persone una cosa: è ora di cambiare mentalità, perchè così non andate da nessuna parte.

Qui uno screenshot dal sito del Corriere.it:

Vendola, la Puglia, le scelte tecnologiche

Posso parlare ben poco di cose che riguardano, direttamente o indirettamente, il lavoro che faccio.
E’ una pratica comune tra persone che lavorano per aziende di una certa dimensione.

Mi preme però dire, in linea generale, che Vendola ha capito perfettamente come va affrontata la questione tecnologica. Ribadisco che sto parlando in generale, che questa considerazione non riguarda in particolare le vicende recenti, e che questa è semplicemente la mia umile e personale opinione.

Figlio mio, lascia questo paese… Forse!

Oggi non riesco a togliermi dalla testa le parole di Pier Luigi Celli (ex direttore generale della Rai, ora direttore generale della Luiss Guido Carli, una prestigiosa università di Roma): “Figlio mio, lascia questo paese“.
Nella sua lettera, pubblicata da Repubblica il 30 novembre 2009, quasi un anno fa, Celli suggerisce al figlio:

… Col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni. Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. …

Il caro Massimo Mantellini pubblica sul suo blog il commento di una certa Valentina, anche lei “fuggita” a Londra, e anche lei impietosa nel giudicare l’Italia dal punto di vista lavorativo. Ne riporto uno stralcio:

… Lavoro circa il 30% in meno che a milano (9 ore al giorno 5 giorni alla settimana, invece di 12 al giorno se non 14 quando c’è una deadline e poi un paio di documenti da finire nel weekend così lunedì mattina sono pronti per review), e prendo oltre il 100% in piu all’anno di stipendio lordo. …

Nei commenti al post di Massimo, mi piace quello di Guter, che in parte riporto qui:

Ho avuto la fortuna di viaggiare molto, nella mia vita. Come molti ragazzi, a 18 anni sono uscito di casa, e sono partito alla ricerca di me stesso. Ho vissuto all’estero e in diverse zone dell’Italia, dal nord al sud. E durante le mie peregrinazioni, ho scoperto sulla mia pelle che ogni luogo abitato da esseri umani presenta i suoi pro e i suoi contro, esattamente come le persone che lo popolano. Bene, credo fermamente che non tutti hanno la fortuna di nascere nel posto giusto, e molti di noi devono cercarselo per allontanare quel fastidioso senso di insoddisfazione.
Dopo 10 anni da quel giorno in cui dissi ciao alla mamma, ho trovato l’amore e il luogo giusto in cui stare.
Valentina, se a Londra non sei felice e l’Italia non la sopporti (in realtà non sopporti Milano, e nemmeno io!), forse non hai ancora trovato il tuo luogo, o forse non hai trovato il tuo amore. Ed è tuo dovere verso te stessa cercarli.

Anche il commento di Trentasei è degno di nota:

… Io, per dire, avendo la possibilità di scegliere come Valentina, ho optato per l’ Italia perchè, semplicemente, mi piace la lingua, il cibo, i posti in cui abito, il mare. Non mi sento un eroe, anzi a volte un fesso, vedendo come sono le cose in Italia, e ogni tanto invidio un po’ quelli come Valentina. Ma trovo spesso -non sempre- in quelle cose elencate prima qualcosa di più che non il doppio del mio stipendio. …

E infine quello di Luca, non il primo ma il secondo commento:

… Mi sembra di svilire tutto impostando la questione come una lotta fra “illuminati che partono” vs. “lobotomizzati cresciuti a pane & tv che restano”. O fra “neuroni in fuga con nostalgia di casa” vs. “illusi con le radici piantate in Italia” …

(immagino che Massimo Mantellini, e i lettori del suo blog, non se la abbiano a male del mio “fregare” pezzi dei loro discorsi e incollarli qui; nel caso mandatemi una email e ne parliamo)

Parto dalla riflessione di Guter per dirvi la mia.
C’è chi non fa altro che lamentarsi dell’Italia, ma poi non fa nulla nè per cambiare la sua situazione, nè per cercare altre opportunità altrove. E l’altrove può essere anche altrove in Italia, non necessariamente dall’altra parte del mondo.
C’è chi vive all’estero e deve trovare per forza i lati positivi della sua scelta, perchè vive male con quelli negativi (lontananza dalla famiglia, clima peggiore, cibo peggiore, o cose simili).
C’è chi vive due anni in Lussemburgo, cinque a Toronto, tre a Londra, sei in Asia tra Singapore ed Hong Kong, e poi se ne torna in Italia in pensione, perchè è lì che il suo cuore è rimasto.
C’è il mio amico Tim, americano, che ha vissuto due anni in Italia da studente, e il suo sogno è quello di andare in pensione giovane e godersi una casa a Trastevere, e vivere lì il resto dei suoi giorni e crescere lì la sua famiglia.
C’è chi può solo lamentarsi, o leggere, o criticare, o suggerire, ma non ha la possibilità concreta di fare nessuna scelta. Un operaio che lavora in Italia e che non ha particolari specializzazioni, o che non conosce nessuna altra lingua, non necessariamente ha il coraggio di prendere “baracca e burattini” e trasferirsi in Australia, magari per fare il cameriere.
Che chi si preoccupa di arrivare alla fine del mese, e certi discorsi sugli stipendi alti o le cose che funzionano lo fanno solo incazzare di più.
E così via.

La verità è che di storie ce ne sono tante.
Che gli italiani non sono i soli a lamentarsi dello stato delle cose, o a pensare all’estero come la via di fuga, o la soluzione a tutto.
Negli Stati Uniti, molti dei miei amici adorano l’Italia, ne parlano come un paradiso in cui le cose non funzionano benissimo ma lo stile di vita è impareggiabile. Certo, lo è se vai lì in vacanza con i soldi giusti, non necessariamente lo è se devi combattere ogni giorno con i problemi del paese. Ma poi parlano della nostra passione per le cose, della cultura, l’arte, e capisci che non è tutto America quello che luccica. Che del buono c’è in Italia, anche se spesso viene dimenticato.
E soprattutto, capisci che queste cose dipendono tanto, troppo dal nostro modo di pensare, da come siamo fatti, dalle nostre esperienze, dal nostro punto di partenza e dalla fase della vita che stiamo vivendo.

Io, oggi, sto bene a Singapore, dove la mia carriera sta crescendo, dove il mio stipendio mi soddisfa. Domani, magari con dei figli, potrei preferire l’Italia a qualsiasi altro posto… E io sono solo uno dei mille esempi possibili.

Renzo Piano, forse il più famoso architetto italiano vivente, nella trasmissione “Vieni via con me” del 22 novembre 2010, intervistato da Fazio, alla domanda “Andare via o restare?”, ecco cosa dice.

Bisogna lasciar fare i giovani. Bisogna mettersi un po’ da parte.
Nel mio studio lavorano ogni anni venti studenti provenienti da tutto il mondo.
Bisogna valorizzare il talento. Bisogna che la politica faccia i concorsi.
Ci sono tantissimi giovani talenti che non hanno nulla da fare.
Oggi un architetto in Italia ha poche possibilità prima dei cinquant’anni.
C’è una intera generazione che è stata tradita.
La politica teme il talento, perchè il talento ti regala la libertà e la forza di ribellarti.

Fazio chiede: “Andare via o restare?”

Mah, secondo me i giovani devono partire, devono andar via. Ma per curiosità, non per disperazione.
E poi devono tornare.
I giovani devono andare, un po’ come ho fatto io, sono sempre partito e sono sempre tornato.
Devono andare per capire com’è il resto del mondo. Ma anche per capire se stessi.
C’è una italianità, non è quella dell’orgoglio nazionale… Noi italiani siamo come dei nani sulle spalle di un gigante. Tutti. Il gigante è la cultura, una cultura antica che ci ha regalato una straordinaria, invisibile capacità di cogliere la complessità delle cose, articolare i ragionamenti, tessere arte e scienza assieme.
E questo è un capitale enorme, e per questa italianità c’è sempre posto a tavola…

Ecco, quello che dice Renzo Piano è importante.
Ed è importante anche il tipo di valori che abbiamo, l’attaccamento alla famiglia, agli affetti, alle amicizie.
E soprattutto è importante questo:
CHE OGNUNO DI NOI SCELGA CON LA PROPRIA TESTA.

Io, a suo tempo, ho scelto di andarmene, e credo che sia stata una delle decisioni migliori della mia vita. E ora ho la consapevolezza di ciò che ho lasciato, di ciò che ho preso in cambio, e la fortuna di poter tornare quando voglio.

E voi, cosa ne pensate?

Update 1: non posso non linkare questo bellissimo post che parla dell’argomento.

Update 2: mi è appena venuto in mente che quattro giorni fa, in Nuova Zelanda, durante un convegno spunta fuori un Tweet che parlava di Mafia e Berlusconi. Oggi, a Mumbai, a pranzo, tre signori parlavano di lavoro, e alla fine uno se ne esce dicendo che non possono fare quella mossa lì perchè poi sembra che le aziende italiane fanno tutte le mafiose come Berlusconi.
Non voglio aprire il dibattito su Berlusconi, per carità… Però far riflettere anche sull’immagine che noi italiani stiamo dando al mondo, che forse ha il suo peso quando prendiamo certe decisioni.

Update 3: il Corriere.it parla del declino di Milano.

Update 4: Aggiungo la “Lettera a Giulio” di Vincenzo Novari, CEO di Tre Italia, che è in un certo senso una risposta alla lettera di Celli che citavo all’inizio. (Grazie Max).

Update 5: Anche la storia di Emma Reynolds è importante per capire queste faccende.

Update 6: Anche il post di Annarella va letto. Critico nei confronti della Valentina protagonista del post di Massimo Mantellini.