Simone Brunozzi

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Scrivimi a: simone.brunozzi -@- gmail punto c0m

La soluzione di tutti i problemi

Oggi penso molto.
Penso che la soluzione di tutti i problemi sia molto più semplice di quanto si creda.

Prostituzione? Se i clienti smettono di chiedere servizi, le prostitute cessano di lavorare. I magnaccia si stufano, vanno altrove.
Ambiente? Le vacche inquinano più delle auto. Se i consumatori smettono di mangiare carne di vacca, l’inquinamento si riduce. Il disastro ambientale della fauna marina si ridurrebbe drasticamente se smettessimo di mangiare pesce, e quindi di alimentare l’industria ittica.
Evasione fiscale? Se i clienti esigono una ricevuta sempre, l’evasione non esiste.

Tuttavia, i puttanieri non smetteranno di andare a puttane, la carne e il pesce non scompariranno dalle tavole, gli evasori continueranno ad esistere.
Finchè…

Finchè i giusti incentivi non saranno in gioco.

A chi tocca mettere gli incentivi giusti? Ai politici.
Chi guida i politici? Chi li vota.
Chi vota? Noi.

Purtroppo, la soluzione sarebbe semplice, ma non esiste ancora un modo pratico ed efficace per donare ad un popolo una sorta di intelligenza collettiva.

Dovremmo essere più api, più formiche, e spendere meno tempo a guardare la TV.

Top Global Sites

Date un occhio, e pensate.

Facebook e il governo UK

Ve la immaginate una cosa così in Italia?
Sia chiaro, ho dei dubbi sulla bontà del “deal”. Fatto sta che una cosa del genere dimostra almeno il tentativo di innovare. Che da noi in Italia sembra mancare.
In questo video, David Cameron, Primo Ministro inglese, e Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook. Tra l’altro, si vede benissimo che Mark sta leggendo il copione.

I soldi per la fibra dall’immigrazione

Adoro Freakonomics, uno dei più stimolanti libri che abbia mai letto.
Ho avuto qualche scambio di email con gli autori che, nonostante i mille impegni, si sono presi la briga di dedicare qualche minuto a un povero Cristo sconosciuto (me).
Di conseguenza, sono anche un fanatico del loro blog, che leggo avidamente.

Oggi mi cade l’occhio su un breve pezzo che parla di Gary Becker, premio Nobel per l’economia, riguardante una sua controversa e provocatoria proposta per innovare il modo in cui si gestisce l’immigrazione negli Stati Uniti.
In breve, Becker sostiene che gli Stati Uniti dovrebbero offrire la cittadinanza americana in cambio di 50.000 dollari.
Sì, provocatoria. E dannatamente intelligente.
(tutta l’intervista merita la lettura, se avete tempo. Davvero.)

Conosco DECINE di americani, qualche arabo, qualche australiano che pagherebbero volentieri per diventare cittadini italiani. Molti di loro lo farebbero NON per trovare lavoro (il che non guasterebbe), ma perchè sono innamorati dell’Italia.

Ecco l’idea, allora: far pagare 50.000 euro per ottenere la cittadinanza italiana. Bisogna essere incensurati, avere almeno 18 anni, essere cittadini di una Nazione che permetta la doppia cittadinanza (mi sembra, ad esempio, che Singapore e Lussemburgo non lo permettano).
Con soli 20.000 “nuovi cittadini” si raccoglie un miliardo di Euro. Sufficiente per far partire timidamente l’iniziativa “Banda Larga” in Italia, che a Febbraio sembrava prevedesse 1,4 Miliardi di Euro, e che invece ancora stenta a decollare.

Due piccioni con una fava: facciamo contente 20.000 persone innamorate dell’Italia, e troviamo i soldi per innovare il Paese.

Io l’idea l’ho buttata lì. Se vi piace, diffondete, chè non si sa mai.

Meritocrazia

Meritocrazia.
Ne scrivo in inglese sul mio blog.
Perdonatemi, ma non ho voglia di tradurlo in italiano. E’ facile da leggere.

Le città del futuro

Le città. Come mai esistono? Perchè favoriscono il contatto tra persone.
Siamo nel 2010, e le città sono ancora molto “1.0″.
Non c’è stata, finora, nessuna innovazione strutturale nel modo di concepire le città.

Un indicatore molto importante è la velocità media per spostarsi da un posto all’altro, prendendo come esempio diversi mezzi di trasporto.

Io abito vicino alla fermata della metro Kembangan, a Singapore, e molto spesso mi reco al lavoro (quando non mi va di lavorare da casa) usando la metro.
Questo è il percorso che faccio, da Kembangan a Raffles Place:

kembangan_raffles-place

E’ un percorso lungo 10 km, che percorro in metro in circa 17 minuti. Tuttavia, a questi 17 minuti vanno aggiunti:
- 3 minuti di attesa media per l’MRT (la metro di Singapore);
- 3 minuti da casa mia alla metro;
- 4 minuti dalla fermata Raffles Place all’ingresso del palazzo in cui lavoro.
Totale: 27 minuti per percorrere 10 km. Una media di 22 chilometri orari. Deludente. E c’è da dire che Singapore è una delle città più efficienti, da questo punto di vista.

Se invece usassi un’auto, come fa qualcuno che abita vicino a me, impiegherei una media di 25 minuti, con un costo decisamente superiore.

Sono queste, le città del ventunesimo secolo?

Come per le reti di computer, sarebbe auspicabile la convergenza dei trasporti cittadini verso un unico mezzo di trasporto, automatizzato, che possa viaggiare COSTANTE ad almeno quaranta chilometri orari. Non è una cosa difficile da realizzare: basta togliere tutte le auto dalle strade e rimpiazzarle con automobili leggerissime, computerizzate. Via la metro, via gli autobus, rimane un unico, efficiente mezzo di trasporto che RADDOPPIA l’efficienza del trasporto urbano. Basta una media di quaranta chilometri orari, facilmente ottenibile con una velocità di punta di cinquanta.
Ci vuole un investimento, ovvio.
E ci vuole che i “palazzinari” non si incazzino troppo se, a seguito di questa innovazione, il valore dei loro immobili in centro diminuisce, perchè quelli in periferia diventano più allettanti.
Chissà.

Invece di dare i soliti miliardi di euro in incentivi auto, magari una piccola parte andrebbe spesa per studiare meglio questa cosa…

E poi dicono di Second Life

Second Life? Posso dire di conoscerlo bene.
Nel 2007, inizi 2008, tutti a lodare Second Life. Soprattutto i giornalisti.
Da metà 2008 in poi, tutti a dargli addosso. Soprattutto i giornalisti.
Nel 2009, in Italia, non se ne parlava quasi più.
Nel frattempo, Second Life è cresciuta, aumentando le sue dimensioni di 5-6 volte. Una crescita NOTEVOLE.

Nel 2008 cercavo, inutilmente, di coinvolgere la città di Assisi (frati, enti turistici, albergatori, imprenditori) nel mio Progetto su Second Life: la Basilica di San Francesco di Assisi.
Una perfetta riproduzione della Basilica vera.
Philip Rosedale l’ha ammirata nel luglio 2007 sul mio PC, definendola “il più bell’edificio mai realizzato in Second Life”.
Ecco uno screenshot, qui sotto.

secunda-vita

Stamattina ricevo questa email da un professore della New York University. Leggetela.

email-second-life

Che dire?
Che Second Life, per alcune cose specifiche, FUNZIONA.
Che quasi nessuno, ad Assisi, ha mai capito la portata di questa cosa.
Che ad Assisi, come in tante parti d’Italia, i cosiddetti “impreditori” non vogliono rischiare: o hanno un ritorno garantito, oppure NIENTE.

Che, infine, è inutile lamentarsi che l’Italia è indietro, che non innoviamo, eccetera, e poi continuiamo a sprecare occasioni come questa (con molta umiltà, per carità), o tante altre occasioni ancora più interessanti e di maggiore portata.
Ma gli errori, e la mentalità chiusa di noialtri italioti, la si vede anche dalle “piccole” cose come questa.

Che peccato. Investire tanta energia, passione, e anche denaro, e vedere questa Basilica Virtuale brillare INUTILMENTE nel mondo di Second Life.

Se qualcuno ha voglia di prendere in mano questo progetto e provare a farci qualcosa, io sono a disposizione.

Linchpins are everywhere

Stasera, 14 giugno, ho organizzato a Singapore un Meetup, “Linchpins are everywhere“, come conseguenza di una iniziativa del sempre brillante Seth Godin.
Come dice lui: “Chemistry happens when people interact…”.
E infatti, io non vedo l’ora di incontrare 30 persone stasera, fare nuove amicizie, e vedere l’alchimia che nasce dall’interazione che avremo insieme.

Eventi analoghi ci sono in tutto il mondo, anche in Italia:
Quello a Roma, 6 iscritti, non ha ancora una location, e quindi temo che sarà un fallimento (spiacente per Danilo).
Quello a Milano ne ha 13, di iscritti, ma non vedo nessuno dei “soliti noti”. Chissà, potrebbe essere comunque interessante andare.
Ce ne sono altri, come quello di Venezia, con UN ISCRITTO SOLTANTO. Evidentemente una persona che, presa dall’entusiasmo, ha creato l’evento senza poi promuoverlo con la necessaria cura.
Le cose non succedono da sole. Vanno curate.

Fate ancora in tempo ad organizzare un evento per stasera. Se vi impegnate, sono sicuro che siete in grado di radunare almeno qualche persona, possibilmente “fan” di Seth Godin, ma non solo.
In bocca al lupo!

La voce dei passeggeri

Ci deve essere un modo di raccogliere la “voce” dei passeggeri dei treni italiani, online, e usarla come strumento per cambiare le cose. Possibilmente un modo che non converga in una battaglia legale, ma in un qualcosa di costruttivo.

Una idea potrebbe essere:
1) Un blog, in cui viene pubblicata una storia al giorno;
2) Un wiki, in cui vengono raccolte informazioni, commenti, suggerimenti, su ogni treno.
3) Un sistema di rating per “dare un voto” ai funzionari Trenitalia, e fare in modo che chi faccia un buon lavoro venga “premiato” con commenti positivi.
4) Sempre nel wiki, includere informazioni sulle (poche) alternative possibili a Trenitalia, siano esse altri treni (sì, in Italia esistono alcuni servizi ferroviari che NON appartengono a Trenitalia) o altri mezzi di trasporto.
5) Una galleria fotografica, in cui chiunque può aggiungere fotografie/video.

Che ne pensate?
Si accettano suggerimenti (soprattutto legali, perchè immagino che una cosa del genere potrebbe risultare “scomoda” a qualcuno).

Creatività

Oggi si parlava di creatività, al CeBIT di Sydney.
Si dice che la scuola “uccida” la creatività.
Che potremmo essere tutti creativi.
Che il mondo “corporate” contribuisce ad inaridire quel poco di creatività che siamo riusciti a salvare dalla “mannaia” scolastica.
Insomma, pare che sia pieno di creatività in ogni luogo e in ogni dove, e dentro ognuno di noi.

Certo.
Anche quando siamo solo dei semplici “feti”, il nostro “potenziale” è infinito. Ma ogni giorno, nel mondo, nascono 370.000 bambini, e non diventano tutti Picasso, Beethoven o Michelangelo. Anzi.

Io, tutta questa creatività, la sto vedendo sempre meno.

Credo che ci sia un problema di fondo: le persone, in primis, hanno bisogno di un sostentamento, di uno stipendio. Vivere in maniera diversa, “eccentrica”, richiede capacità particolari e propensione al rischio. Che non tutti hanno.

Secondo me, insomma, poca creatività. E forse nessun modo concreto per riportarla in auge.