Simone Brunozzi

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L’ennesima lettera al Partito Democratico: la mia

Leggo di Veltroni, e poi di Bersani, che ci propinano delle noiosissime, retoriche “lettere” attraverso noti quotidiani italiani.
Leggo di una ben più sostanziosa, fresca, snella ed efficace lettera del buon Nicola Mattina che, non potendosi permettere un quotidiano a tiratura nazionale, la pubblica nel suo blog.

Come Antonio Tombolini, neanche io sono un elettore del Partito Democratico. Quando posso, voto scheda bianca. Spiegare le ragioni sarebbe lungo, ma posso sintetizzare, in breve, che lo faccio perchè non credo che questo modello di “rappresentanza” riesca ad ottenere alcun cambiamento sostanziale, in meglio, per lo stato delle cose in Italia.
Ma il punto di questo post non è a chi io dia il voto.

Il punto è questo: voglio anche io scrivere l’ennesima lettera al Partito Democratico.
Ancora più semplice ed essenziale di quella, da me molto apprezzata, di Nicola.

“Spettabile Partito Democratico,
sono convinto che non c’è modo di cambiare il modo in cui tu funzioni, di eliminare il nepotismo, i favoritismi, di cacciare i miopi burocrati che imperversano tra le tue file.
Di conseguenza, non appena una persona illuminata, aperta, giovane e onesta, avrà voglio di fondare un altro partito, un partito che faccia della trasparenza e della partecipazione i suoi cavalli di battaglia, io voterò quel partito (nonostante sia poco fiducioso dell’attuale sistema elettorale), e farò di tutto per spargere la voce e fare in modo che più elettori possibile scelgano di preferire questo nuovo partito al “vecchio” Partito Democratico, e che presto si formi una classe dirigente anch’essa illuminata, aperta, giovane, onesta.
Ti auguro una vecchiaia serena, in attesa di una tua, spero imminente, dipartita dalla scena politica italiana.
A te, quindi, auguro una morte vera e propria.
A quelli che costituiscono la tua classe dirigente, auguro di non potersi riciclare in questo nuovo partito senza un vero ed onesto cambio di mentalità.
Questo nuovo partito, infatti, non avrà nomi di piante, di fiori o di erbe.
Si chiamerà semplicemente: Partito Transparente.
Transparent Party
, per chi lo seguirà from abroad.
Ah, dimenticavo: la gente ha le sue cose a cui pensare.
La gente preferisce la semplicità e la BREVITA’.
Magari, la prossima volta, cerca di farci caso.
Cordiali saluti.”

Tanti impegni, poco tempo per il blog

Ecco perchè negli ultimi nove giorni non ho scritto nulla. Ho preso 7 aerei in 4 giorni, parlato a diverse conferenze in India e Tailandia, lavorato molto. Per mia grande fortuna, il mio lavoro mi piace un sacco :)

Sto pensando di fare una “cosa” riguardante le ferrovie in Italia. Ho poco tempo disponibile, ma credo sia interessante pensarci. Voi che ne dite? Lo so, sono vago… :)

Bravi giornalisti… Not!

Leggo con stupore il pezzo del giornalista Edoardo Segantini sul Corriere.it, riguardante l’accordo Google-Verizon che ha effetti sulla cosiddetta “Neutralità della Rete”.
Stupore, perchè… Beh, ve lo spiego così.

Siccome esistono giornalisti che non capiscono quasi nulla di tecnologia, ma si permettono comunque di scrivere articoli del genere… Allora io, che sicuramente non capisco nulla di giornalismo, mi permetto di dire che Segantini dovrebbe evitare di scrivere articoli su tali argomenti. Punto.

Un punto, però, a favore di Segantini lo devo menzionare: in calce alla firma Segantini mette la sua email. Una cosa non banale, in un sito antidiluviano e parassitario come quello del Corriere.it, che spesso “ruba” immagini protette da licenze Creative Commons, oppure “ruba” notizie da giornali esteri, modificandole leggermente, spesso senza citare la fonte, e quasi sempre senza mettere alcun link alla notizia originale. Spero vivamente che il responsabile dell’edizione online di Corriere.it riesca velocemente a colmare certe lacune di base… Altrimenti, il sito del Corriere lo vedo messo male.
Ah, dimenticavo: quando cerchi di vedere i video sul sito del Corriere, c’è una tale quantità di pubblicità intorno al video che sono sempre più tentato di chiudere e non visitarlo mai più.
Che cialtroni.

La soluzione di tutti i problemi

Oggi penso molto.
Penso che la soluzione di tutti i problemi sia molto più semplice di quanto si creda.

Prostituzione? Se i clienti smettono di chiedere servizi, le prostitute cessano di lavorare. I magnaccia si stufano, vanno altrove.
Ambiente? Le vacche inquinano più delle auto. Se i consumatori smettono di mangiare carne di vacca, l’inquinamento si riduce. Il disastro ambientale della fauna marina si ridurrebbe drasticamente se smettessimo di mangiare pesce, e quindi di alimentare l’industria ittica.
Evasione fiscale? Se i clienti esigono una ricevuta sempre, l’evasione non esiste.

Tuttavia, i puttanieri non smetteranno di andare a puttane, la carne e il pesce non scompariranno dalle tavole, gli evasori continueranno ad esistere.
Finchè…

Finchè i giusti incentivi non saranno in gioco.

A chi tocca mettere gli incentivi giusti? Ai politici.
Chi guida i politici? Chi li vota.
Chi vota? Noi.

Purtroppo, la soluzione sarebbe semplice, ma non esiste ancora un modo pratico ed efficace per donare ad un popolo una sorta di intelligenza collettiva.

Dovremmo essere più api, più formiche, e spendere meno tempo a guardare la TV.

Top Global Sites

Date un occhio, e pensate.

Facebook e il governo UK

Ve la immaginate una cosa così in Italia?
Sia chiaro, ho dei dubbi sulla bontà del “deal”. Fatto sta che una cosa del genere dimostra almeno il tentativo di innovare. Che da noi in Italia sembra mancare.
In questo video, David Cameron, Primo Ministro inglese, e Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook. Tra l’altro, si vede benissimo che Mark sta leggendo il copione.

I soldi per la fibra dall’immigrazione

Adoro Freakonomics, uno dei più stimolanti libri che abbia mai letto.
Ho avuto qualche scambio di email con gli autori che, nonostante i mille impegni, si sono presi la briga di dedicare qualche minuto a un povero Cristo sconosciuto (me).
Di conseguenza, sono anche un fanatico del loro blog, che leggo avidamente.

Oggi mi cade l’occhio su un breve pezzo che parla di Gary Becker, premio Nobel per l’economia, riguardante una sua controversa e provocatoria proposta per innovare il modo in cui si gestisce l’immigrazione negli Stati Uniti.
In breve, Becker sostiene che gli Stati Uniti dovrebbero offrire la cittadinanza americana in cambio di 50.000 dollari.
Sì, provocatoria. E dannatamente intelligente.
(tutta l’intervista merita la lettura, se avete tempo. Davvero.)

Conosco DECINE di americani, qualche arabo, qualche australiano che pagherebbero volentieri per diventare cittadini italiani. Molti di loro lo farebbero NON per trovare lavoro (il che non guasterebbe), ma perchè sono innamorati dell’Italia.

Ecco l’idea, allora: far pagare 50.000 euro per ottenere la cittadinanza italiana. Bisogna essere incensurati, avere almeno 18 anni, essere cittadini di una Nazione che permetta la doppia cittadinanza (mi sembra, ad esempio, che Singapore e Lussemburgo non lo permettano).
Con soli 20.000 “nuovi cittadini” si raccoglie un miliardo di Euro. Sufficiente per far partire timidamente l’iniziativa “Banda Larga” in Italia, che a Febbraio sembrava prevedesse 1,4 Miliardi di Euro, e che invece ancora stenta a decollare.

Due piccioni con una fava: facciamo contente 20.000 persone innamorate dell’Italia, e troviamo i soldi per innovare il Paese.

Io l’idea l’ho buttata lì. Se vi piace, diffondete, chè non si sa mai.

Meritocrazia

Meritocrazia.
Ne scrivo in inglese sul mio blog.
Perdonatemi, ma non ho voglia di tradurlo in italiano. E’ facile da leggere.

Le città del futuro

Le città. Come mai esistono? Perchè favoriscono il contatto tra persone.
Siamo nel 2010, e le città sono ancora molto “1.0″.
Non c’è stata, finora, nessuna innovazione strutturale nel modo di concepire le città.

Un indicatore molto importante è la velocità media per spostarsi da un posto all’altro, prendendo come esempio diversi mezzi di trasporto.

Io abito vicino alla fermata della metro Kembangan, a Singapore, e molto spesso mi reco al lavoro (quando non mi va di lavorare da casa) usando la metro.
Questo è il percorso che faccio, da Kembangan a Raffles Place:

kembangan_raffles-place

E’ un percorso lungo 10 km, che percorro in metro in circa 17 minuti. Tuttavia, a questi 17 minuti vanno aggiunti:
- 3 minuti di attesa media per l’MRT (la metro di Singapore);
- 3 minuti da casa mia alla metro;
- 4 minuti dalla fermata Raffles Place all’ingresso del palazzo in cui lavoro.
Totale: 27 minuti per percorrere 10 km. Una media di 22 chilometri orari. Deludente. E c’è da dire che Singapore è una delle città più efficienti, da questo punto di vista.

Se invece usassi un’auto, come fa qualcuno che abita vicino a me, impiegherei una media di 25 minuti, con un costo decisamente superiore.

Sono queste, le città del ventunesimo secolo?

Come per le reti di computer, sarebbe auspicabile la convergenza dei trasporti cittadini verso un unico mezzo di trasporto, automatizzato, che possa viaggiare COSTANTE ad almeno quaranta chilometri orari. Non è una cosa difficile da realizzare: basta togliere tutte le auto dalle strade e rimpiazzarle con automobili leggerissime, computerizzate. Via la metro, via gli autobus, rimane un unico, efficiente mezzo di trasporto che RADDOPPIA l’efficienza del trasporto urbano. Basta una media di quaranta chilometri orari, facilmente ottenibile con una velocità di punta di cinquanta.
Ci vuole un investimento, ovvio.
E ci vuole che i “palazzinari” non si incazzino troppo se, a seguito di questa innovazione, il valore dei loro immobili in centro diminuisce, perchè quelli in periferia diventano più allettanti.
Chissà.

Invece di dare i soliti miliardi di euro in incentivi auto, magari una piccola parte andrebbe spesa per studiare meglio questa cosa…

E poi dicono di Second Life

Second Life? Posso dire di conoscerlo bene.
Nel 2007, inizi 2008, tutti a lodare Second Life. Soprattutto i giornalisti.
Da metà 2008 in poi, tutti a dargli addosso. Soprattutto i giornalisti.
Nel 2009, in Italia, non se ne parlava quasi più.
Nel frattempo, Second Life è cresciuta, aumentando le sue dimensioni di 5-6 volte. Una crescita NOTEVOLE.

Nel 2008 cercavo, inutilmente, di coinvolgere la città di Assisi (frati, enti turistici, albergatori, imprenditori) nel mio Progetto su Second Life: la Basilica di San Francesco di Assisi.
Una perfetta riproduzione della Basilica vera.
Philip Rosedale l’ha ammirata nel luglio 2007 sul mio PC, definendola “il più bell’edificio mai realizzato in Second Life”.
Ecco uno screenshot, qui sotto.

secunda-vita

Stamattina ricevo questa email da un professore della New York University. Leggetela.

email-second-life

Che dire?
Che Second Life, per alcune cose specifiche, FUNZIONA.
Che quasi nessuno, ad Assisi, ha mai capito la portata di questa cosa.
Che ad Assisi, come in tante parti d’Italia, i cosiddetti “impreditori” non vogliono rischiare: o hanno un ritorno garantito, oppure NIENTE.

Che, infine, è inutile lamentarsi che l’Italia è indietro, che non innoviamo, eccetera, e poi continuiamo a sprecare occasioni come questa (con molta umiltà, per carità), o tante altre occasioni ancora più interessanti e di maggiore portata.
Ma gli errori, e la mentalità chiusa di noialtri italioti, la si vede anche dalle “piccole” cose come questa.

Che peccato. Investire tanta energia, passione, e anche denaro, e vedere questa Basilica Virtuale brillare INUTILMENTE nel mondo di Second Life.

Se qualcuno ha voglia di prendere in mano questo progetto e provare a farci qualcosa, io sono a disposizione.