Simone Brunozzi

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Per gli amici di Simone, e per gli ex lettori di Ubuntista.it

Spremuta d’arancia, autobus perso: una Italia bella e sincera

Titolo strambo: ho voglia di raccontarvi due piccole storie.
La prima parla di una spremuta d’arancia.
La seconda, di un autobus perso.
Le due storie sono collegate. Alla fine della lettura, capirete perchè.

Spremuta d’arancia.
25 Febbraio 2010: sono al telefono con una persona cara, che vive a Venezia. E’ malata, demoralizzata, sta finendo la tesi e non sa se riuscirà a farcela. Mi dice che le andrebbe proprio una spremuta d’arancia.
Io sono a Singapore, a 10.000 chilometri di distanza. Ho proprio voglia di farle sentire la mia vicinanza.
E così, ecco cosa faccio. Cerco su Google Maps un bar dalle parti di dove abita lei. Trovo questo, Trattoria dai Tosi.
(sì, mi va di scrivere chi sono. Leggendo, scoprirete perchè.)

trattoria-dai-tosi

Li chiamo con Skype. Sono le 14:10 in Italia, 21:10 a Singapore.
Simone: “Buongiorno, è la Trattoria dai Tosi?”
“Si, buongiorno.”
S: “Siete ancora aperti?”
“La cucina ha chiuso alle 14, ma il bar è ancora aperto.”
S: “Bene… Perchè avrei una richiesta un po’ strana da fare…”
“Ah, guardi, siamo pronti ad ogni genere di richieste…”
S: “Ah, sì? Beh, guardi che la mia è strana forte… Allora, le spiego in breve: avrei bisogno che portaste una spremuta d’arancia in una casa lì vicino a voi. E’ la casa della mia ragazza. E posso pagare solo con carta di credito, perchè non sono a Venezia.”
Risata simpatica dall’altra parte: “Beh, mi sembra una richiesta fattibile. Vediamo innanzitutto se abbiamo le arance… Aspetti un momento…”
S: “Si grazie”
“Si, le arance le abbiamo. Dove va consegnata la spremuta?”
S: “[indirizzo]. La persona si chiama [nome]. E’ la mia ragazza. E’ lì vicino a voi, no?”
“Si, si, è qui vicino. E’ influenzata?”
S: “Sì, ha una influenza intestinale. Si regge in piedi, ma dovrete suonare due o tre volte per convincerla ad aprire. E’ in casa.”
“Ah, ecco. Va bene. Citofono [cognome]. E lei si chiama [nome]. Ho segnato.”
S: “Bene. Posso darle la carta di credito?”
“Eh, non so… Ma lei quando ripassa a Venezia?”
S: “Ehm, io non abito a Venezia… Sono un po’ fuori… Non è possibile con carta di credito?”
“Guardi, non saprei come fare… E se ci fa un bonifico?”
S: “Ah, per me va bene, se lei si fida. Quanto le devo bonificare?”
“Guardi, che so, cinque euro vanno benissimo.”
S: “Beh, mi permetta di aggiungere una mancia, magari. Mi dà le coordinate?”
“Guardi, facciamo così: ora facciamo la spremuta e la consegnamo, poi la avvisiamo che è tutto a posto e le do le coordinate. Mi lascia un suo numero?”
S: “Guardi, io glielo lascio… Però non le conviene telefonarmi perchè spende un patrimonio… Magari mi manda un SMS… Ok? Allora… +65… 90… 10…”
“+65… 90… 10…”
S: “… [segue resto del numero]. Segnato?”
“Si, segnato. Per curiosità, di dove è?”
S: “E’ un numero di Singapore. Sono a 10.000 km di distanza da lei, in questo momento.”
Risata simpatica. “Bene, va bene. Allora noi consegnamo, e poi le mando un SMS.”
S: “Grazie. Io magari tra un’oretta la richiamo, se non sento nulla.”
E così via… Poi ho richiamato per le coordinate, ho lasciato a Paolo la mia email, mi ha mandato le coordinate… E gli ho bonificato i 5 euro, più una generosa mancia. Nella email mi ha scritto qualcosa del tipo: “Più le richieste sono strane, e più siamo contenti di soddisfarle. Ecco le coordinate eccetera eccetera”.
Troppo simpatico.
E poi succede che sono online, che la mia persona cara mi scrive in chat, e mentre ci stiamo scrivendo mi dice che le suona il campanello – E chi sarà mai? – e di aspettare un attimo che va ad aprire.
Sorpresa riuscitissima!

Passiamo invece al 27 febbraio.
La storia dell’autobus perso.
Visto che sono fatto così, mentre “passavo” a Francoforte diretto ad Hannover per una conferenza, decido di prendere un volo Ryanair verso Venezia, andata e ritorno nello stesso giorno. Arrivo a Venezia, incontro la stessa persona di cui sopra per un paio d’orette, poi vado a Piazzale Roma per prendere l’autobus verso l’aeroporto di Treviso.
L’autobus sarebbe dovuto partire alle 19:40, ed era l’ultimo autobus disponibile.
Arrivo alle 19:30. Aspetto fino alle 19:50, ma l’autobus non si vede. Sulla tabella degli orari appare un numero di telefono: lo chiamo. Mi risponde una signorina dell’azienda Barzi Bus Service, molto gentile. Le dico che l’autobus non si è visto. Mi dice che controlla e mi richiama.
Aspetto altri 3-4 minuti.
Squilla il telefono: è Francesco, che lavora sempre per Barzi. Mi dice che l’autista è effettivamente partito alle 19:28, e quindi è colpa loro se ho perso l’autobus. Mi dice di prendere un taxi, arrivare a Treviso, portare la ricevuta al banchetto, e ricevere il rimborso. Il tutto, scusandosi per l’inconveniente.
Prendo un taxi, in mezz’ora sono a Treviso. Tra l’altro, dopo una piacevole conversazione col tassista che mi racconta di Ryanair, e del fatto che quando hanno troppo pochi passeggeri, semplicemente non volano. Rimborsano il biglietto, e basta. E questa è Ryanair.
Scendo dall’auto, arrivo al banchetto, saluto Francesco, gli porgo la ricevuta (ottanta euro), e il mio biglietto di ritorno dell’autobus, e lui mi consegna ottanta euro in contanti. Scusandosi nuovamente.
Rimango allibito. Certe cose in Italia non te le aspetti.
Fine della seconda storia.

Ho voluto raccontarvi due episodi recenti della mia vita (il primo anche molto personale) perchè penso siano due belle storie di un’Italia bella. Il proprietario della Trattoria, o il dipendente di Barzi, si sono comportati in maniera egregia. Non solo con una correttezza e una onestà perfette, ma anche con una simpatia encomiabile.
Ho voluto fare i loro nomi perchè si sappia: perchè se vi capita di passare a Venezia alla Trattoria dai Tosi, o di prendere un autobus di Barzi da Treviso a Venezia, salutate Paolo o Francesco, e dite loro che sono delle brave persone.
E poi, non dimentichiamoci mai che l’Italia, pur con i suoi problemi e le sue disonestà, è anche fatta di persone perbene come queste.
Non dimentichiamolo mai.

Oggi mi sento artista

Oggi mi sento artista.

oggi-mi-sento-artista

Lemonade

Un film che vedrò appena possibile: Lemonade, la storia di persone “creative” che, una volta licenziate, riescono a usare la loro creatività per fare qualcosa che conta davvero.

Looking for Eric

Non guardo mai la TV, e raramente mi capita di guardarmi un film al computer.
Ho appena finito di guardare Looking for Eric. Bello. A parte un inglese strettissimo, tanto da richiedere forzatamente i sottotitoli, mi ha colpito, mi è piaciuto, per quasi due ore mi ha fatto dimenticare le solite stronzate tipo Transformers.
Il finale è spettacolare, e geniale. E gli attori mi piacciono tanto. VERI, autentici.
Dopo questo film, mi sono reso ancora più conto di quanto facciano pena certe cazzate di Hollywood. Incluse anche certe serie TV (questa è una frecciatina speciale :D).

Guardatelo.

Serata Ignite, Ravenna, lunedì 14 dicembre

Oggi sono in vena di segnalazioni di eventi.
Conoscete Ignite? E’ un modo divertente e professionale di organizzare eventi con presentazioni che durano cinque minuti l’una.
Le persone di Ignite Italia organizzano il prossimo evento lunedì 14 dicembre a Ravenna, presso il Bronson (un locale storico che dovete visitare almeno una volta nella vita, come La Mecca per i Musulmani e Gerusalemme per i Cristiani).

Ignite non va confuso con la semi-sconosciuta band punk di Irvine, California.
Il Bronson non va confuso con l’omonima pellicola.

Qui potete vedere Luca Sartoni che spiega il concetto di Ignite:

Tra gli interventi proposti non perdetevi quello di Paola su Clipperz, un ottimo online password manager che ha avuto la sfortuna di non aver assunto Paola come “evangelist” :)

Aggiungo un mio personale commento: non sempre i talk ignite fatti in Italia sono all’altezza dei corrispettivi americani, ma l’impegno profuso è da lodare, e al di là di qualche sbavatura nella esposizione, sono spesso interventi molto interessanti. E la voglia di crescere non manca.
Una delle cose belle del partecipare ad un Ignite, poi, non è solo ascoltare gli interventi, ma parlare con le persone che partecipano.

Suggerimento agli organizzatori: sarebbe utile dare modo agli interessati di organizzare “car pool” dalle principali città limitrofe. Che ne pensate?

Per vostra curiosità, qui trovate il primo Ignite Silenzioso del mondo (è mio), e il mio Ignite a Roma un anno fa, al Working Capital Camp.

Noi italiani

Ero a Monaco (Principato) il 12-13 novembre, al Monaco Media Forum.
Qui qualche foto.
La sera del 12, giovedì, ho passato qualche piacevole ora in compagnia di alcune persone, tra cui John Lilly, CEO di Mozilla, dopo aver assistito alla premiazione di Wikipedia e Jimmy Wales.
Mi raccontava di essere stato in Italia solo pochi giorni prima, e di aver avuto l’immenso piacere di essere derubato a Roma, senza nemmeno accorgersene. Zaino in spalla, CHIUSO, e nonostante questo sono riusciti a rubargli una macchina fotografica e relativo obiettivo, per un valore di qualche migliaio di dollari.
Ecco, questo è il ricordo che l’Italia lascia ai suoi visitatori.
Altri paesi, altre città non sono esenti da episodi del genere, ma chissà perchè, ogni volta che si nomina Roma o Napoli, viene sempre fuori qualcosa del genere.
E cosa possiamo fare?

Io una cosa la faccio: a tutti quelli che mi dicono cosa visitare in Italia, consiglio caldamente di EVITARE Roma e Napoli. Perchè, mi chiedono? Perchè a Roma e Napoli ti inculano come niente.
La verità, tutta la verità.

Lo so, dispiace anche a me: a Roma ci ho lasciato due pezzi di cuore, in due momenti diversi della vita. E Napoli, che putroppo conosco poco, so che è una città fantastica. Però la verità è che se sei turista e non stai più che attento… Non c’è scampo.

UPDATE: in effetti, dopo qualche commento costruttivo qui e su FriendFeed (e qualche altro commento imbecille, che ignoro), sembra che la mia “percezione” della gravità degli scippi sia sbagliata, e sembra che Roma e Napoli non siano le peggiori, dopotutto.
Bene, ammetto l’errore: ora però trovatemi delle statistiche sugli scippi in Italia, perchè IO NON LE TROVO. Così vediamo se sono solo io ad avere torto, no? :)

Quello che è tuo è mio, quello che è mio è mio

Davvero lodevole ENIT.
Il concetto che esprime, se posso permettermi una sintesi, è il seguente:

1) Se provi a linkarmi ti spezzo le reni.
2) Tuttavia, se io linko, faccio il cazzo che mi pare, e non rompere i coglioni.

[via Mantellini]

I like trains

Era il 23 novembre 2008. Ero a Roma, con Luca.
Era freddino, ma c’era un bel sole, e la gente camminava svelta in Via Nazionale.
Luca ha una grande passione e competenza per girare e montare video, e io sono così rompipalle da avere qualche volta delle geniali alzate di testa: “Perchè non facciamo Fifty People, One Question in Italia? Perchè non lo facciamo ORA?”
E così Luca riprende, io col microfono in mano provo a far parlare i passanti. Uno su venti risponde. Gli altri diciannove scappano. Arriva anche il buon Nicola Mattina, colto impreparato in una domenica romana sbracatissima.
Una signora, bugiardissima, alle 16:30 della domenica pomeriggio mi scarta con l’agilità di Ronaldo, dicendo che “deve aprire il negozio”. La cazzata più assurda che abbia mai sentito. E poi il barbone che, seduto a dieci metri di distanza, ha riso tutto il tempo. E la canzone, anzi LA canzone, che chiudeva in bellezza quella giornata incredibile.
Ecco, l’amicizia è questo, avere un ricordo che rimarrà per sempre.
E poi vai a Ravenna per il Nanosocial /02, e Luca ti sorprende col video, montato, con una musica incredibile di I Like Trains, scelta dalla dolcissima Paolina, che dopo nostri contatti ci hanno risposto ed autorizzato ad usare la loro musica per fini non commerciali. Grazie, di nuovo.
E poi Sara Rosso che gentilmente mette i sottotitoli, per poi pubblicare il tutto su Vimeo. Guardatelo, ne vale la pena.

Che bei ricordi. Che bella gente.

E’ già sbocciato l’ammore

Noi gentaccia di internet abbiamo le nostre fisse e le nostre cose, e così ieri pomeriggio, per gioco, mi sono iscritto anche io al gioco delle FriendFeed-coppie, una specie di remake del “Gioco delle coppie” che ci sbrodolavamo in TV negli anni ottanta. Ve lo ricordate, quello con Marco Predolin?
Qui tutte le regole. Le slide sono troppo carine :)
Per fortuna non è la solita stanza famelica di single sfigati, ma ci sono molti dei soliti vecchi amici, e un buon numero di “facce nuove”, almeno per me. Lo scopo è conoscersi, senza dover necessariamente metterci in mezzo del “romance”.

In fondo, per chi dice che internet rende soli: ho molti amici ed amiche, di cui alcuni cari, conosciuti TRAMITE internet, che incontro spesso ad eventi Hi-Tech e con cui spendo del piacevole tempo insieme.

Ieri sera sono state estratte una venticinquina di coppie miste. A me è capitato Gallizio.

Visto che il gioco è gioco, questo post lo dedico a Gallizio, aka Filippo Pretolani, che (se non erro) avevo già conosciuto tramite Equiliber (lo so, è poco aggiornata ultimamente… ma la mailing list è molto attiva).
In ogni caso… Piacere, Filippo :)

E per le malelingue… Sappiate che è già sbocciato l’ammore!

Silenzio

Cari affezionati lettori, vorrei condividere con voi questo mio “talk” presentato in occasione dell’evento “Ignite” del 21 settembre 2009, organizzato dal Romagna Business Club.
Note:
Ignite è uno stile di presentazione in cui i partecipanti hanno 5 minuti di tempo per parlare di un argomento, accompagnati da 20 slides, le quali avanzano automaticamente ogni 15 secondi.
Il primo Ignite è stato organizzato nel 2006 a Seattle, sponsorizzato da O’Reilly Media e MAKE magazine.
Il mio, di Ignite, fa eccezione per due motivi:
1) Io non ero presente.
2) Io non parlo. “Parlano” solo le slides.

L’effetto è sicuramente diverso “in gruppo”, ma ho pensato bene di mostrarvi ugualmente il risultato di ben quattro ore di lavoro :)

Potete vedere il mio ignite “silenzio” a tutto schermo, oppure cliccare qui sotto e vedervele qui:

Spero vi piaccia.

Update: english slides here.

Update: foto dell’evento qui, by Luca Sartoni (grazie Bro).