Simone Brunozzi

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Dieci minuti di brillante imprenditorialità

Stefano lo sa: lo ammiro tanto.
Questo è uno dei post più belli da lui scritti negli ultimi anni. Non parla di filosofia, di amore, di eternità. Parla di business, e di persone con gli attributi.
Da leggere, per bene, in dieci minuti buoni.

quintarelli-assisi

[Stefano a maggio 2009 ad Assisi]

Mirko Bonadei, il mio “pupillo”

E’ iniziato quasi per caso, mesi fa, il mio rapporto con Mirko Bonadei.
Avevo bisogno di una persona che mi aiutasse, per qualche ora al mese, a sistemare alcune cosette del mio blog. Motivo? Perchè non ho tempo di farlo io, o meglio ancora, perchè quel tempo preferisco dedicarlo ad altro.

Mirko ha risposto all’appello, mi sembra il 12 dicembre 2009. Da allora, qualche ora al mese, mi ha sistemato il blog italiano ed inglese e seguito le mie “direttive”. In cambio, sto facendo coaching a Mirko.
Da quanto visto finora, Mirko si sta impegnando in maniera impressionante, con una grande dose di umiltà e forse un po’ troppo timore reverenziale nei miei confronti :)

Oggi Mirko scrive di presentazioni, ispirandosi a Garr Reynolds, e lo fa con una maestria lodevole.
Beh, credo che sia giusto indirizzare i miei 300 lettori scarsi sul suo blog, per una lettura. Vi piacerà.

Bravo Mirko, continua così!

Simone intervista Roberto

Sono di nuovo a Singapore e ho appena passato un piacevole pranzo con Roberto e Mario, due italiani che stimo molto.
Roberto vive a Singapore da anni, e nonostante lo conosca poco, mi ha da subito fatto una bella impressione.
Ho passato un piacevole sabato sera a festeggiare i suoi 58 anni la scorsa settimana, e questa volta, durante il pranzo, gli ho chiesto di essere intervistato per me. Roberto non ha esitato per un solo attimo, e si è “buttato” subito, mettendosi in gioco. Leggete il seguito, vi piacerà.

roberto-cartelli-intervista

Simone: I tuoi primi trent’anni in una frase.
Ricerca.

Quale è la cosa più importante che hai scoperto viaggiando e trasferendoti lontano dall’Italia?
Mi sono imposto di essere più curioso, togliendomi una costruzione di certezze che mi ero fatto durante la “Ricerca”, per poi finalmente arrivare all’età del dubbio, che è la migliore di tutte.

Come mai il Roberto cinquantenne non abbandona tutto e torna in Italia?
Non so come rispondere alla domanda. Sento di avere la motivazione ad abbandonare tutto se è per andare avanti.
Anche quando ero in America, ero propenso a rimanere lì tutta la vita, ma poi ho avuto una opportunità a Singapore e l’ho colta.

Cosa rappresenta l’Italia, allora?
L’Italia può essere un punto di arrivo, ma non di ritorno.

Cosa raccontano gli occhi di un italiano quando osservano l’Asia dal di dentro?
Io non ho osservato l’Asia, perchè vivo a Singapore in una maniera molto europea.
L’Asia che io conosco l’ho vissuta da turista, come può fare chiunque.
Non escludo che quando la curiosità diventerà più importante del comfort, inizierò ad osservare l’Asia come intendi tu.

Senza entrare in dettagli troppo personali, come hanno influito le tue scelte professionali, e quindi i tuoi trasferimenti, sul matrimonio, e cosa pensi sia importante per mantenere un rapporto anche di fronte a scelte non sempre facili?
Deve essere necessariamente particolare. Nel mio caso, i miei spostamenti hanno fatto bene alla mia vita coniugale; ci siamo messi sempre in discussione quando si è trattato di rinunciare al comfort della vita precedente. Ritengo che sia un rinnovamento di cui si può beneficiare.
Bisogna avere anche una donna eccezionale che ti segue.
Detto questo, i miei primi tre anni a Singapore li ho vissuti da solo, incontrando mia moglie quando possibile.
Un uomo si può trasferire con due valigie, una donna con due container. Per un uomo è più facile :)

Passiamo a cose più “leggere”. Quale posto in Asia ti ha colpito di più, e perchè?
Il Vietnam, perchè è un paese dilaniato da tensioni interne da duemila anni, che include storia antica e moderna.
Vestigia di popolazioni estinte, o fatti recenti della guerra americana.
Vedi la gente che ha voglia di uscire da questa situazione: non trovi i grandi privilegi come a Singapore, ma vedi invece la gente che si vuole affermare, anche economicamente.
L’altra cosa dell’Asia è la delusione delle coste asiatiche: perchè se vuoi avere un mare bello, non ne trovi uno come il Mediterraneo. Inoltre sono preferibili le isole piccole, molto più belle.

La cultura, la religione, quell’aria mistica che spesso associamo all’Asia… Come ti ha influenzato?
L’unica vera religione che vige in Asia è quella del dollaro: il materialismo è dominante sotto la grande influenza cinese del successo associato alla ricchezza.
Il misticismo esiste solo in India.

Se dovessi scrivere un libro, che titolo avrebbe? E che contenuti?
Incontri. Sarebbe pieno di emozioni, incontri con altre persone.
Quando ho compiuto cinquant’anni, ho creato un foglio di calcolo con una riga per ogni anno, indicando poi a fianco le persone significative di quell’anno.
Guardando questa lista, ho capito che avrei potuto scrivere un libro su queste persone.

E cosa ti impedisce di farlo?
La scusa banale è il tempo. La vera motivazione è forse pudore. O presunzione di voler scrivere qualcosa di mio che possa interessare ad altri.

Roberto, ti conosco poco ma quello che ho conosciuto finora mi ha spinto a chiederti di essere “intervistato”. Io credo che un tuo libro sarebbe molto interessante perchè, tra le “righe”, mi sembri una persona in grado di cogliere particolari profondi della vita. Invece di un libro, allora… Perchè non un blog?
Sono ancora un old-fashion boy. Quando leggo cose lunghe, ho bisogno di stamparle.
Mi influenza molto l’aspetto grafico del testo. Simmetrie, equilibri.
Altri testi non formattati, tipici di cose più comuni, mi indispongono.

E allora una webradio?
Ti parlerò di una mia debolezza. Non parlo volentieri al telefono, e credo che il mio interlocutore lo capisca facilmente.

E se insisto?
Altra debolezza: se dovessi fare il tuo mestiere, Simone, ovvero parlare in pubblico, dovrei andare a visitare il posto dove dovrei tenere il discorso per… Farmelo mio, prima di poter esporre qualcosa in pubblico.
Una volta, quasi per ridere, mi sono messo in contatto col Milan per convincerli ad aprire una scuola di calcio a Singapore. Di calcio non ne capisco nulla, odio il pallone, e pertanto mi sono trovato fiondato in una realtà che non mi apparteneva. Nonostante questo, il 14 aprile 2008 ho fatto una conferenza stampa di fronte a molti giornalisti di Singapore, raccontando le possibilità di questa iniziativa. Sono andato benissimo.
Poi non se ne è fatto niente, per mancanza di sponsor. Ma insomma, credo di avere delle potenzialità.

Come sta il mondo?
Meglio di quello che si legge in giro. Penso sempre che il mondo abbia una sua dinamica, ciascuno si trova il suo spazio vitale. Devo dire che vivo una vita privilegiata, quindi il mondo vero non lo vedo. Bisogna rendersi conto che si tratta di milioni di chilometri quadrati, milioni di persone.
Singapore è un caso a parte, una piccola realtà.
Quando torno in Italia in ferie, poi, passo qualche giorno in una provincia ricca.
La mia esposizione al mondo che soffre è praticamente nulla.

Hai citato la sofferenza. Hai mai svolto attività benefiche?
Ho dato la mia esperienza e supporto a gruppi di aiuto per persone con problemi di droga o alcool.
Delle persone vicine a me hanno incontrato questi problemi, ed è stato lo stimolo che mi ha convinto ad aiutarli, e poi la cosa è proseguita.
Ora mi piacerebbe trovare un aggancio per aiutare una NGO (una azienda senza fini di lucro).
Poi mi rendo conto che non so fare nulla di utile per molte di loro.

Molti dei miei lettori sognano una vita all’estero. Cosa vorresti consigliare loro?
Banalmente, la mia esperienza è stata positiva. Ho avuto possibilità inaspettate, grazie alla mia disponibilità di accettare delle opportunità. Parlo quindi da privilegiato.
Bisogna mettere in discussione la propria “comfort zone”, solo attraverso quello si può arrivare a certi obiettivi.
Senza, si rimane spesso costretti ad una situazione insoddisfacente.
La mia famiglia di origine, inoltre, composta di poche persone, non mi ha posto particolari vincoli: sono stato cresciuto con forti principi di indipendenza.

Fatti una domanda, e datti una riposta.
Perchè hai aspettato di compiere 45 anni per girare la boa della regata della tua vita? Perchè non l’hai fatto prima?
Risposta: il tempo è una variabile fittizia. In realtà il mio percorso è stato questo, e sono comunque contento di averlo fatto a 45 anni.
La boa è quella dell’inversione del cammino, dalla ricerca ed esplorazione, alla meditazione e contemplazione.
E il lettore si chiederà: cosa è successo a 45 anni?
Leggetelo sul mio blog, che forse Simone mi convincerà ad aprire :)

Grazie Roberto. Una bella intervista, secondo me. E spero che presto aprirai un tuo blog, così le persone smetteranno di leggere il mio e verranno da te :)

Post-it

Il post è online. Un grande in bocca al lupo a Luca Sofri.
E’ una idea editoriale diversa, che spero avrà un grande successo.

post-it

Ma no, che avete capito: l’immagine del post-it qui sopra non c’entra granchè! Il nome fa il verso ai “quotidiani” di stile anglosassone, che hanno “post” nel loro nome (Washington Post, Huffington Post, e così via).

Roberto

Auguri, Roberto!
Ieri è stata una serata piacevolissima. Mi permetto di pubblicare questa foto, che sintetizza l’allegria e la spensieratezza di noi tutti.
E poi c’era anche il fantastico tiramisù al pistacchio di Alfio :)

roberto-cartelli

Mi dicevi che ti piace leggere il mio blog, quindi immagino ti farà piacere ritrovarti qui!

Secondo me tu sei un tipo da blog. Se avessi voglia di provarci, registrane uno su wordpress
Sono sicuro che in tanti apprezzerebbero ciò che hai da dire… te stesso in primis.

Se invece non hai voglia, tempo, o chissà cos’altro… Beh, ci ho provato!
A presto :)

Spunti di… Yoma

Yoma mi segue su Friendfeed. Restituisco il favore. Incuriosito, clicco sul suo Tumblr. Trovo questa cosa che mi è piaciuta un sacco.
Dietro queste parole si cela una persona interessante:

Oggi pensavo a quelle persone che ad un tratto spariscono dalla tua vita.
Quelle persone che ti dicono di poter contare sempre su di loro, però poi non te le ritrovi più tra i contatti, non ti scrivono più mail, non ti mandano più messaggi.

E allora tu pensi che hanno di meglio da fare, oppure che non stanno bene, come te.
E non sai se essere incazzata o capirle (ancora una volta, capire sempre capire tutto, capire perché le persone si comportano così e perdonarle, anche quando ti fanno soffrire, anche quando ci stai male, anche quando vorresti solo pestare i piedi e fare i capricci e dire che li vuoi tutti intorno per poi mandarli via).

Nel dubbio, ti mancano.

Come riflessione finale, mi viene questo: che spesso ci innamoriamo delle nostre opinioni, delle nostre idee, e non abbiamo… l’umiltà di apprezzare le idee degli altri, farle nostre, e “celebrarle” in qualche modo.
Ecco, oggi sto facendo questo.
:)

UPDATE: L’originale è di Millimetrica.

Umiltà

Umiltà. Che parolone.
Ti guardi in giro, ascolti, osservi: non la noti quasi mai.
Nemmeno allo specchio, nei tuoi stessi occhi.
Perchè?

Sto per pubblicare un mio post, nel mio blog, che qualche centinaio di persone leggeranno. E sento tra le dita un potere immenso. Il brivido di essere ascoltato da tante persone. Eppure, a volte, questo brivido diventa marcio, malato. Orgoglioso, nel senso cattivo del termine.
E oggi, invece, è l’umiltà che la fa da padrone. Non so perchè.
Forse perchè stasera, alle 23 ancora in ufficio, dopo una giornata soddisfacente ma stancante, dopo un’oretta di chiacchiere piacevoli con la mia bella… Beh, stasera mi sento sereno, in pace. E non ho bisogno di rincorrere nessuna gloria, o di stupire chicchessia.
Si, sto esagerando: non sono un pazzo megalomane, e quando scrivo un post il più delle volte penso soltanto a ciò che scrivo. Ma tra le righe si insinua sempre qualcosa di storto, di micidiale. Anche se è poco, a volte c’è. E i lettori più assidui lo notano, questo.

Penso a M., un caro amico di Trento, che commentava il mio Goosmama, il giorno stesso della pubblicazione. Lo faceva da amico vero, senza fronzoli, duro ma sincero. Ecco alcuni ritagli della sua lunga conclusione:

“Noto come al solito una tua ricerca di originalita’ (la stessa che c’e’ qua e la – per esempio mi vengono in mente in numeri binari nei capitoli – in Non Ovvio) in tante piccole cose… e come al solito mi chiedo se e’ un originalita’ che ti viene spontanea o se invece e’ forzata”

“Inoltre, la sensazione che ho avuto finito il libro e’ paragonabile quasi a quella che ho quando finisco di leggere uno di quei Power Point che tanto girano per mail, quelli infarciti di messaggi buonisti e new age… che certo sono cose belle da leggere e da sentire… ma sono cose “facili”… degli “easy shot” come si direbbe in gergo da videogiochi”

“E non solo… ci ritrovo lo stesso ricatto che li spesso e’ contenutoe che io ODIO fortemente… Quel ricatto del tipo: “io ti voglio bene e allora se davvero mi vuoi bene e se davvero sei una persona buona invialo ad altre 10 persone a cui vuoi bene”… Ma si fottano… e cosi’ non mi e’ piaciuto il “siccome ti ho fatto un favore”, “siccome ti ho regalato questo libro” allora fammi un favore”

“A tal riguardo, cio’ che scrivi a “pagina 22″ e’ nella pratica peggio delle solite Catena di Sant’Antonio e ci leggo un tentativo di cavalcare la solita e nota “semplicita’ ” della gente… dove per semplicita’ mi rifaccio al termine dialettale “semplize” che identifica quella caratteristica che sta a meta’ tra la stupidita’, l’ingenuita’ e la pochezza di intelletto.”

“E cosi’, la stesso tentativo di farti far pubblicita’ in modo piramidale e’ racchiusa alla pagina pg. 52, un buon modo direi… :-)”

“- Sei davvero convinto che i soldi non contino? Non intendo in generale ma intendo PER TE, Simone Brunozzi… Ne sei davvero indifferente cosi’ come a tutti i vari status symbol di cui parli? E nota che lo status symbol non e’ solo il possedere una certa auto famosa, un certo orologio famoso etc… ma anche il “possedere” un contatto con la tal persona famosa etc. etc.
- E se i soldi non contano per te non conta nemmeno la fama o la popolarita’ o il lasciare un qualche segno legato al tuo nome in modo che sia ricordato?
- Non e’ forse questo libro uno sforzo come un altro facente parte di quella ricerca di popolarita’ che (io credo) tanto ti assilla? Non e’ forse solo un modo “furbo” per far conoscere il tuo nome?”

Finale:

“Avendoti conosciuto so che hai tanto da dare, hai tante idee belle e originali… e hai spesso una “giusta” filosofia, tua personale… nel poco tempo che abbiamo passato assieme hai inciso tanto e non sono molte le persone che lo hanno fatto/lo sanno fare. Ma quello era il Bruno’ che voleva far conoscere se, il suo mondo, il suo modo di fare
e voleva farlo con le persone amiche etc…. questo invece mi sembra il Brunozzi che vuole a tutti i costi sbarcare il lunario, diventare noto e famoso, farsi un nome e non so cos’altro… con un messaggio buonista e “popolar-banalotto” che ho il sospetto tocchi solo marginalmente quello che invece veramente senti e vorresti dire…
La critica mossa qui e’ ovviamente assai piu’ dura del necessario ma ho scelto di proposito di essere duro sapendo che sei una persona con senso critico, passandoti poi un messaggio che va al di la di questo Goosmama… O forse sono stato un po’ duro perche’ non era il momento giusto per leggerlo… chissa’… Un abbraccio!”

Michele, in realtà, mi ha fatto un grande favore. Perchè mi ha detto IN FACCIA delle cose. E non l’ha fatto per ferirmi, insultarmi, graffiarmi, umiliarmi. Non l’ha fatto in pubblico. L’ha fatto privatamente, con garbo, in punta di piedi. E le sue parole mi hanno FATTO PENSARE.
Mi hanno fatto chiedere, ad ogni sua “critica”: ha ragione? ha torto? ragione e torto insieme?

E così, penso che la parola chiave di tutto questo sia UMILTA’. Una cosa che manca a tutti, incluso me. E che se ce ne fosse, sarebbe meglio.
Ci provo.

Grazie, “Bis” :)

Abortirai con dolore

Vi segnalo questo post di Monica, “Abortirai con dolore“. E’ una storia vera e personale, toccante, di cui consiglio la lettura. Descrive le peripezie a cui Monica è dovuta andare incontro per riuscire ad abortire.
Lo so, l’aborto è un argomento tanto delicato, e non voglio dare per scontato che sia una cosa da affrontare alla leggera; infatti, Monica non lo affronta affatto con leggerezza, anzi.

Ho scoperto l’articolo leggendone un altro di Sergio (a.k.a. Squonk), molto brillante anche questo: predicare ai convertiti. Ha quasi totalmente ragione, quando dice: “nessuno cambia mai davvero idea su nulla che abbia una certa qual importanza“. Io aggiungerei: “in un lasso di tempo ragionevole“. In trent’anni, è possibile che alcune idee vengano cambiate. In un mese, quasi impossibile, come dice lui.

E’ triste. Mi succede di pensare questa cosa, questa nostra irriducibilità o cocciutaggine, ogni volta che mi scopro a rileggere dei frammenti da me scritti dieci, quindici anni fa, per poi dire: “Eh, ma qui avevo torto”, sapendo che allora non l’avrei mai ammesso. Che siamo sempre impegnati a difendere a spada tratta le nostre opinioni, e quasi mai le mettiamo davvero in discussione.

E’ un errore nel quale cado anche io. Da un po’ di tempo, però, sto cercando, per quanto possibile, di essere un pochino più obiettivo, e meno orgoglioso. Chissà che non funzioni.

Bei post

Ultimamente mi sto divertendo più del solito a scrivere sul mio blog. E’ sempre difficile trovare il tempo, ma ne vale la pena. Mi piace avere questa conversazione con tanti italiani, amici e non.
Vi segnalo, casomai ve li foste persi, alcuni post che reputo interessanti, e che sono piaciuti molto:

Samson and Delilah; (un film che mi ha colpito)
Cuba, un anno fa; (una vacanza che mi ha insegnato tanto)
Goosmama; (il mio instant book)
Cinque dollari per 1298; (una iniziativa benefica)
Mamma li cinesi; (riflessioni sulla Cina)
Italia, Piazza Tiananmen; (confronti tra Cina e Italia)
Un giorno a Kathmandu; (come da titolo)
Esperienze di Singapore. (come da titolo)

Mi piacerebbe sapere quali vi sono piaciuti di più, e perchè.
E inoltre: cosa vi piacerebbe leggere nei prossimi tempi.

Grazie :)

Diego e il PizzaTwit ad Assisi (24 aprile)

Conoscete Diego Russo?
E’ stato, nell’ordine:
- Mio studente al II anno di Informatica;
- Mio stagista;
- Mio studente tesista (sono stato il suo Relatore);
- Mio dipendente (in Wedoit prima, poi per ForiniCom e Arianna).
- Mio compagno di viaggio in Spagna (per ben DUE volte).
Nonostante tutto questo tempo passato con me, Diego non si è ancora rotto i coglioni!
Impressionante :)

Diego sta organizzando una cosa molto bella per il 24 aprile 2010: un PizzaTwit ad Assisi.

Diego ha un grande entusiamo, è una persona capace, simpatica, molto estroversa e “sanguigna” (nel senso che è un tipo passionale che si scalda facilmente per tutto, nel bene e nel male). Sembra superfluo, ma ci tengo a dire che è anche un buon amico.

Insomma, se vi va di passare un weekend ad Assisi in buona compagnia, andate al PizzaTwit. Io non ci sarò (sarò appena tornato a Singapore dall’India), però vi penserò tanto :)

Qui una foto con (da sinistra) Francesco, me e Diego, a Madrid a Capodanno 2006:

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