Non posso fare a meno di sorridere, di fronte ad un tramonto così.
In spiaggia, in pace, in silenzio, al caldo, con i piedi ancora pieni di sabbia dopo una corsa sulla battigia, a pestare le onde.
Ho in mano un blocco note, e sto scrivendo a caso, ripensando a Grok, il mio libro sulla felicità, nato due anni fa e “sospeso” dopo soli due mesi. La voglia di ricominciarlo è tanta. E gli spunti anche.
Noto due ragazzi. Giocano con gli spruzzi delle onde. Hanno in mano macchine fotografiche.
Si avvicinano e si siedono anche loro sulle sdraio. Saluto e mi presento. Francesi, dico. Confermano.
Parliamo per qualche minuto. Fanno i reporter. Ad uno dico: “Quando prima giocavate in spiaggia, mi avete fatto pensare. Stavo raccogliendo le idee per un mio libro sulla felicità.”
Lui mi risponde, dopo qualche secondo: “La felicità è questo panorama qui davanti, più un bicchiere di vino francese… Oppure una ragazza francese.”
Sorrido.
E penso che poche persone al mondo possono avere questo tipo di felicità.
E le altre? E gli indiani? E l’Africa?
Ma continuo a sorridere. E’ un giorno di relax, molto apprezzato. E pensare alla felicità, scambiare due parole sulla felicità, fa bene.
Nelle ultime due settimane ho volato più di Obama in un anno… E il tanto lavoro accumulato mi ha impedito di scrivere e pubblicare diverse cosette.
Spero di poter rimediare, presto. Un po’, però, mi dispiace.
Avere un blog non è niente di che, ma averlo per condividere certe cose è una delle soddisfazioni più belle.
Va bene… Ora vado a nanna, chè qui è tardi. A presto! :)
Hong Kong. Porto fragrante, significa. Ero qui nel lontanissimo 2005, dieci giorni per lavoro. Ed eccomi di nuovo qui, nel 2010, sempre per lavoro. Ci sarebbero tante cose da dire, da raccontare, ma la stanchezza mi assale e quindi sarò breve e conciso. Vi racconto una sola cosa. Ho conosciuto Alex, americano che lavora per CNN ad Hong Kong, e che era compagno di università e di bevute con il fondatore di FourSquare. Molti di voi non sanno cos’è, ma possiamo approssimare dicendo che sarà il nuovo fenomeno “online social” dopo Twitter. E con lui e Rick abbiamo parlato, e tanto, di tante cose interessanti. E io sostenevo che il 75% della nostra soddisfazione dipende dalla nostra attitudine, e il 25% dal luogo in cui viviamo. New York ci dà molti più stimoli di Moines, Iowa, ma la differenza è meno marcata di quanto vorremmo credere. Loro invece dicono 50 e 50. Una bella serata. E penso che una delle cose belle della vita è avere continuamente conversazioni stimolanti con persone stimolanti, e posti stimolanti e nuovi e cose che cambiano ma non invecchiano mai. E poi penso a cos’è davvero l’amicizia, e la risposta in parte mi spaventa, in parte mi affascina, in parte mi seduce e mi rende fiero di come spendo il mio tempo.
Il simbolo di Sydney, e dell’Australia intera, è senza dubbio la Sydney Opera House.
Questa opera fu concepita negli anni cinquanta dall’architetto danese Jørn Utzon, ma venne completata soltanto nel 1973. Utzon morì nel 2008, all’età di novanta anni, senza essere mai riuscito a vederla completata. Ma pensa che strano.
Se leggete i dettagli, scoprirete altre cose interessanti.
Sono all’aeroporto di Melbourne, in attesa del mio volo per Sydney.
Ho fatto circa 20 minuti di fila per fare check-in.
Qantas, la compagnia aerea con cui volo oggi, adotta questa politica:
Se un volo sta per partire, chiede alle persone in fila chi sia su quel volo, e gli fa saltare la fila.
Una ottima scelta a livello “tattico”, perchè altrimenti quelle persone ritarderebbero il volo oppure lo perderebbero.
Tuttavia, una PESSIMA scelta a livello strategico, perchè da ora in poi arriverò in aeroporto mezz’ora prima, salterò tutte le file, e mi infilerò in aereo con tutto comodo, alla faccia di tutte quelle persone che sono arrivate prima di me e che si sono fatte 20 minuti di fila. Qantas: stai sbagliando.
Usi gli incentivi nella maniera sbagliata.
Stasera a Melbourne ho piacevolmente cenato con Aldo, italiano che vive in Australia da otto anni e che per passione scrive il blog Italians in fuga.
Da leggere :)
Aeroporto di Brisbane, in attesa di un volo per Melbourne.
Portatile davanti a me. Cuffie. Musica a basso volume, tanto che quasi sento ancora la televisione che campeggia nell’atrio, coi suoi altoparlanti e la sua grandissima capacità privilegiata di rompere il cavolo.
Danno una specie di Gray’s Anatomy australiano.
La mia musica mi rilassa un po’.
D’improvviso suona una specie di sirena.
La gente non si muove. Mi chiedo, che serve a fare una sirena che fa casino, se poi la gente rimane ferma? Il tetto di un negozio dell’aeroporto “perde” acqua: ci sono un paio di pompieri, vestiti da marziani, che parlottano e non sanno bene cosa fare.
La gente se ne frega, e continua a fare le sue cose. Mangia un sacco di carne, qui in Australia.
Li guardo, sembrano un po’ italiani, e in effetti molti di loro hanno origini europee, mediterranee.
Sono un po’ stanco oggi. Càpita, quando si accumulano un po’ di incazzature varie, e qualche contrattempo.
Ero ad una conferenza sulla sicurezza, AusCERT. Oltre mille persone.
Parlare di sicurezza è difficile, molto. Puoi sbagliare ad ogni sillaba. Non sai chi hai di fronte. Non sai che vogliono. E stamattina SlideRocket ha fatto cilecca, e mi sono salvato per il rotto della cuffia con una genialata inventata dieci minuti prima di presentare. Succede, se arrivi all’ultimo momento. Succede, se la connessione a Internet in Australia non sempre va velocissima, e per esportare la presentazione ci ho messo quasi due ore.
Finita la conferenza, prima di andare in aeroporto in auto, ho deciso di fare due passi in spiaggia. Avevo bisogno di rilassarmi. Decompress, si dice in inglese.
Ecco il risultato. Una faccia quasi simpatica. No, eh?
Ora mi sto ascoltando “Tears of the dragon”, di Bruce Dickinson, l’ex cantante degli Iron Maiden.
Spettacolare, vero?
E ora, invece, è tempo di prendere l’aereo. Buona giornata a voi.
Garr Reynolds, sempre gentilissimo e solare, parla della mia Lettera ad un Technology Evangelist.
Se non avete ancora letto il suo libro, presentation zen, fatelo.
E’ una lezione su come presentare in pubblico, sull’estetica giapponese, sulla vita in generale.
Merita.
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