Jun 15, 2009 6
Consiglio per regalo: Nokia per donna
Tra poche ore dovrò acquistare un telefono Nokia, rigorosamente UMTS, per il compleanno di una amica.
Budget intorno ai 250-300 euro. Consigli?
Che ne pensate del Nokia 6700? Altri?
Grazie :)
Jun 15, 2009 6
Tra poche ore dovrò acquistare un telefono Nokia, rigorosamente UMTS, per il compleanno di una amica.
Budget intorno ai 250-300 euro. Consigli?
Che ne pensate del Nokia 6700? Altri?
Grazie :)
Jun 9, 2009 3
Qualcuno, a volte, si chiede cosa fare nella vita.
Avevo voglia di scrivere qualcosa a riguardo, e proprio oggi mi ha dato lo spunto Massimo.
Vi racconto il mio semplice metodo.
Anzi, faccio di più. Vi dico come lo userei oggi.
Giorno 1:
Prendi un foglio e una penna.
Crea due colonne.
A. Cosa mi piace della mia vita.
le mie amicizie.
il mio lavoro.
la mia situazione economica.
Gli stimoli che ricevo ogni giorno.
I viaggi.
B. Cosa non mi piace della mia vita, e vorrei migliorare.
La mia situazione sentimentale.
Il luogo in cui vivo (Lussemburgo).
Avere più tempo libero.
Poter fare qualcosa di buono per l’umanità.
Giorno 2:
Hai due opzioni, non esclusive:
A. Crei un blog anonimo:
Ci scrivi la roba di cui sopra, e cerchi il modo di farlo commentare da qualcuno.
B. Stampi la roba di cui sopra:
Poi la dai a dieci cari amici, chiedendo loro di commentare con le loro considerazioni entro un giorno.
Giorno 3:
Commenti la roba di cui sopra, da solo. A freddo.
Giorno 4:
Raccogli il feedback.
Giorno 5:
Guarda in faccia la realtà. Hai tutte le risposte che ti servono per capire DOVE vuoi andare, COSA vuoi fare.
Ora si tratta solo di creare un execution plan.
Esempio puramente casuale: decidi che è importante andare a vivere in un paese caldo e pieno di gente felice, magari un paese in cui si parla portoghese. Ecco, prendi un mese di ferie, voli laggiù, prendi tutte le informazioni che ti servono, ti rilassi, parli con chi vive lì.
Poi torni in Italia. A quel punto dentro di te ci sarà la risposta giusta. Ovvero: emigrare, oppure rimanere dove sei, senza bisogno di tormentarsi ancora sul cosa fare, dove andare, eccetera.
La cosa che davvero serve è la CHIAREZZA di ciò che si sta facendo. Una volta ottenuta, qualsiasi situazione diventa molto più facile da gestire.
Spero vi sia di aiuto :)
Jun 4, 2009 Comments Off
Grazie Nicola per questo simpaticissimo video (certo che… sò popio forte eh) :
http://www.qik.com/video/1719710
Jun 1, 2009 5
Giorni strani, importanti, brillanti e Zen.
Di Zen parliamo dopo.
Ho passato due intensi giorni in Portogallo, la mia prima visita in questa terra che fa molto Italia anni novanta, con i servizi che funzionano sempre tranno quando ne hai davvero bisogno. Con il cibo buono, la gente orgogliosa e passionale. Il clima caldo e umido, il sole che abbraccia. La bella gente, le vie larghe, gli alberi. La speranza che si insinua tra le parole e gli sguardi.
Dopo intense settimane, mesi, anzi oltre un anno di lavoro pesante ma soddisfacente, dopo un anno di crescita personale che vale come cinque anni passati a casa, dopo tante scoperte, nuove amicizie, qualche strano amore, cento e più voli… Dopo tutto questo, sabato ho passato una giornata di riposo completo, in compagnia di Joao e Guida, due amici portoghesi di Setùbal.
Mare, sole, bagno nella fredda acqua dell’Atlantico, barche a corta distanza, ottimo pesce, olive, castelli, storia, discorsi inusuali e inattesi, confidenze che faresti solo ad un caro amico, e che riceveresti solo da qualcuno che conosci da anni, non da giorni. Tutto questo mi ha accompagnato sabato.
Domenica 31 maggio, invece, lasciavo Lisbona alla volta di Zurigo e poi Tel Aviv.
Appena prima di salire in aereo ho conosciuto una ragazza indiana, vestita con eleganza ma con un qualcosa di sportivo, a partire dalle scarpe. Abbiamo scambiato qualche parola, e ho scoperto che è una professionista di Badmington, che ricordo a malapena che razza di sport sia. Poi il volo, passato quasi sempre a lavorare al PC e poi a leggere in inglese Zen And The Art Of Motorcycle Maintenance (ZATAOMM), un libro filosofico in cui mi ritrovo molto. Si, parla anche di moto, ma parla soprattutto della vita, dello Zen, della filosofia, dei fantasmi, di Fedro, e di tante altre cose.
Atterrato a Zurigo ho incontrato di nuovo la ragazza indiana, che aveva bisogno di un po’ di aiuto. Ho cinque ore prima del mio volo per Tel Aviv, e decido di aiutarla.
Prima cerchiamo il deposito bagagli, nell’aeroporto più pulito, ordinato ma incasinato che io abbia mai visto, alla faccia degli Svizzeri. Pure io, che negli aeroporti praticamente ci vivo, ho impiegato diversi minuti per trovare il deposito bagagli.
Lo troviamo, lei non ha franchi svizzeri, la accompagno a cambiare i soldi, torniamo, lascia la sua voluminosa borsa pagando 8 franchi, poi scopriamo che il giro turistico di Zurigo in autobus non è disponibile a quest’ora del pomeriggio, e che il prossimo è disponibile solo l’indomani. Lei vola a Delhi domani a mezzogiorno, e non farebbe in tempo.
Io trovo un check-in della Swiss, e mi faccio fare il biglietto, dato che a Lisbona non era disponibile.
Poi chiedo un albergo, per lei che si ferma stanotte, e il gentile tipo africano ci spiega che ci sono le Daily Rooms, a 69 franchi. Suggerisco alla ragazza di optare per questo, visto che a Zurigo i prezzi sarebbero molto più alti.
Le faccio prenotare la camera. Poi le chiedo se vuole unirsi a me per cena, visto che sono ormai le sei del pomeriggio.
Si unisce a me volentieri.
Scelgo un ristorante italiano all’aeroporto, ci sediamo, ordiniamo, e parliamo di noi per circa quaranta minuti.
Scopro che ha vent’anni tra pochi giorni, l’11 giugno, che si chiama Abàntika, che a nove anni ha lasciato l’India, la famiglia, il fratello più grande di otto anni, per venire a Londra e giocare da professionista. Poi Jakarta, poi Germania, poi in Portogallo, a Coimbra, o come si scrive. Nove anni lontana dalla famiglia, tranne un paio di mesi l’anno in cui tornava in India a trovarli. Che vita strana.
Mi chiede di me, e mi scopro più di quanto non avrei immaginato. Mi chiede se sono sposato, rido: sono single da una decina di mesi, qualche storia qua e là ma niente di serio. Lei single: al momento dice di essere troppo indaffarata con lo sport per poter avere abbastanza tempo per una relazione. La capisco. Anche per me non è facile, con tutti questi voli e questi giri.
Dopo vari discorsi saltellanti, mi dice che non ricorda dove ha messo il grosso dei suoi soldi. Probabilmente nella valigia che ha lasciato al check-in, insieme ad un Rolex e ad altre cose di valore. Le spiego che è molto rischioso: quelle cose potrebbero venir rubate dal personale dell’aeroporto.
Ha quasi finito il credito sul suo cellulare portoghese, e mi chiede se la aiuto a ricaricarlo in qualche modo. Troviamo un negozio Orange, e ci viene in mente che le conviene farsi una SIM svizzera, e farsi chiamare lì. Accetta, entriamo, prova la SIM, funziona, paga, usciamo.
Passiamo davanti ad un chitarrista cieco per la seconda volta, e decido di lasciargli qualche euro. Vedo franchi svizzeri nel suo cappello, e gli dico che gli sto lasciando delle monete in euro. Sorride e ringrazia.
La accompagno per un altro po’, fino al controllo dei passaporti da cui già si intravedono le Daily Rooms. Lei aveva paura di perdersi, e mi ringrazia per l’aiuto.
Le lascio la mia Moo card, con i miei dati da una parte e una mia foto dall’altra, e le dico che se dovesse avere problemi, per un altro paio d’ore sarò raggiungibile.
Decido di farci una foto insieme, che viene mossa, ma che per me è abbastanza per potermi ricordare il suo viso per qualche secolo.
Ci salutiamo, mi dirigo al gate E, passo i controlli di sicurezza, e infine mi siedo a scrivere queste cose qui.
Suona strano, aver passato quasi due ore con una sconosciuta, così, senza barriere, legati da una confidenza che sembrava essere lì da millenni. Era carina, ma non ho mai avuto l’istinto di pensare a lei come ad una ragazza carina. Era solo un essere umano, e mi ha fatto piacere aiutarla.
Mi ha colpito la sua vita, così insolita. Lasciare la famiglia a nove anni. Crescere molto in fretta, e ritrovarsi una cittadina del mondo a venti anni. Un po’ indiana, un po’ londinese, un po’ portoghese, un po’ indonesiana, un po’ tutto. Un mix di cose, la mancanza di una base, di un posto chiamato casa, di una famiglia. Eppure, una persona che sembrava serena, forte, determinata.

Ora mi guardo intorno, al gate E57, col mio Macbook sulle ginocchia, il sole caldo all’esterno, poche persone intorno a me in attesa di imbarcarsi tra un’oretta.
Penso che esperienze come queste valgono una giornata. Valgono l’aver speso due ore. Le esperienze, e gli stimoli che ne conseguono, e le riflessioni che poi si materializzano, e la propria crescita personale… Tutto questo ha un valore inestimabile.
Penso alle tante esperienze uniche, inimmaginabili come questa, e al fatto che quasi nessuna è finita scritta in un blog. Che io me le ricorderò sempre, ma che nessun altro le conosce. Che peccato.
Sarebbe bello avere tempo per raccontare tutto, e condividere tutto questo con tante persone. Magari anche con i propri amici più cari.
Mi torna in mente ZATAOMM. Un libro che mi perfora, che mi elettrizza, che mi cambia dopo ogni frase. Ho una voglia incontenibile di continuare a leggerlo, e mi fermo qui con la scrittura. Salvo, chiudo, e riprendo la mia lettura Zen.
A presto.
May 23, 2009 4
Luca secondo me ha grandi doti di comunicatore naturale, a volte ancora “selvagge”, in questo senso: la sostanza c’è, va solo “addestrata” per essere efficace. In particolare, Luca sa essere molto empàtico nelle sue presentazioni, e anche se ho solo letto questo post, mi sembra quasi di aver vissuto il momento, e averne riso insieme al resto del pubblico.
Bravo Luca, continua così.
Approfitto per un sentito complimento anche ad Alessio, che venerdì al Working Capital camp a Roma ha moderato con estrema convinzione e gestione perfetta dei tempi, e se l’è cavata bene anche nel successivo “ignite” talk di 5 minuti.
Aug 24, 2008 6
Oggi ho passato una giornata solitaria in Lussemburgo, quasi sempre rinchiuso nel mio appartamento (attività: pulire, mettere a posto, mangiare, dormire, ascoltare musica… Bruce Dickinson e Vasco), tranne un’oretta di footing in tenuta ginnica. Oggi c’era il sole ;-)
Domandona che mi passa in testa: come rimanere amici con le persone che conosco in Umbria, e/o che ho conosciuto e conoscerò in giro per l’Europa?
Un modo potrebbe essere quello di comunicare con loro almeno ogni tanto, nella speranza che serva da spunto per conversazioni online, telefonate, skypate, chattate e simili. Lo so, non è il massimo, ma piuttosto che non sentirsi del tutto… no?
Voi avete consigli?
A breve proverò a mandare una sorta di “newsletter” ai miei amici, con cadenza mensile… vediamo come la prendono!
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