Mar 29, 2011
Motorhead
E’ proprio vero che la vita è piena di sorprese.
Ieri, lunedì, ho volato da Singapore a Sydney: oltre otto ore di volo.
Mi sono svegliato alle 6:40 del mattino, ho fatto la valigia, fatto colazione, preso un taxi, arrivato in aeroporto.
Atteso. Salito in aereo. Eccetera.
Ho lavorato un po’. Poi mi sono visto “Lemmy: the movie“, un film documentario sulla vita di Ian “Lemmy” Kilmister, il cantante e bassista dei Motörhead. Ho scoperto molte cose che non sapevo. Lemmy mi piace ancora di più di quanto non mi piacesse prima. Nella mia adolescenza, una volta venuto a contatto con l’Heavy Metal dei Metallica, ho scoperto i Motörhead e non ho potuto non amarli.
Nelle interviste, tutti i più grandi divi del Rock lo considerano uno dei cardini del Rock and Roll e del Metal. Lui stesso si dice ispirato a Elvis, e a Little Richard. Ecco il trailer del film, che vi consiglio vivamente di vedere:
Chiaro, ogni “mito” ha i suoi limiti e le sue cose strane.
Strane, nel caso di Lemmy: ama la storia. Colleziona memorabilia di guerra. I grandi del Rock ‘n Roll per lui sono Elvis e Little Richard (quello di Tutti Frutti). A volte veste da Nazi, ma non ha nulla contro gli ebrei, nè intende mandare un messaggio particolare: gli piacciono quei vestiti, e basta. E’ contro Nazismo, Fascismo, o altri estremi, e in generale molto critico di ogni tipo di governo.
Beve Jack Daniel come se fosse acqua (una bottiglia al giorno da oltre trent’anni), fuma Marlboro Red a catena, ha oltre sessant’anni e ancora vive piuttosto bene. Molti suoi amici sono morti per droghe, ma dice: solo quelli che usavano eroina o cocaina. Lui ha fatto uso di molte droghe, ma mai eroina o cocaina. E così via. Qui una sua intervista in cui parla di droghe.
Beh, che personaggio. Ci sono cose che mi sentirei di criticare… Ma non ci riesco, non qui almeno.
Gli lascio il beneficio del dubbio. Se non altro, è uno che vive quello che predica. E’ coerente, come pochi.
Poi ho ripreso a lavorare. Mi sono riposato un po’. Poi un film con Russell Crowe.
Il tempo è passato lentamente. Atterraggio.
A Sydney ci ho messo più di un’ora a passare l’immigrazione. Un’altra ora a raggiungere l’albergo e fare check-in.
Poi altre tre ore di lavoro, fino a tarda notte, inclusa una mezz’ora su Skype con un collega indiano.
Dormo, per cinque ore scarse.
Oggi, sveglia alle 6:40. Fatta valigia. Check-out. Taxi verso il conference center. Tre ore di seminario su Amazon Web Services. Poi una controllata alle email. Poi altro taxi verso l’aeroporto.
Check-in. Security. Mangio qualcosa, senza godermelo troppo.
Scopro che le mie cuffie portatili, che ador(av)o, sono state “bruciate” dall’aereo e non funzionano quasi più. Metto le Bose, quelle che riducono il rumore esterno, per fortuna funzionano. Finisco di mangiare.
L’aereo sta per partire. Mi incammino, cercando un punto in cui il WiFi prenda decentemente, visto che devo spedire una email urgente. Bene, email spedita. Alzo, lo sguardo, e vedo…
Non ci posso credere.
Il batterista dei Motörhead. Chiedo conferma. Sì, è lui. Dico: siete Rock and Roll allo stato puro. Bravi.
Mi sento emozionato come un bambino.
Chiedo: dov’è Lemmy? E’ lì, al bar.
Vado verso Lemmy, lo guardo per qualche secondo.
Hi Lemmy. Sorry to bother you. I’m a fan, and I just wanted to say hi.
You did great things. I grew up with your music.
Risponde: Thanks. Thanks a lot.
Umile, semplice, come si vedeva nel documentario.
Lemmy, I never ask for photographs… But this time I cannot resist. I want it for me, as a memory. Do you mind?
Risponde: No, please. Come on.
Il chitarrista ci fa la foto. Non riesco a non sorridere. E che cazz… Incontro Lemmy, e non riesco a non sorridere. Vorrei fare una faccia “Rock”, e invece no… Sono troppo contento.
Lemmy, I’m sure you meet thousands of people, and sometimes is not the right moment… So, I hope I didn’t bother you too much. (stava leggendo).
Risponde: No, not at all. It’s ok.
Lemmy, have a good trip. Thanks.
E me ne vado.
Mi siedo in attesa di imbarcarmi, ho ancora pochi minuti. Non posso NON dirlo a Lisa, a Rudy (un collega “malato” di Rock and Roll), e pubblicare la foto su Facebook. Proprio non riesco ad evitarlo. Devo. Devo condividere questo momento con qualcuno.
Salgo in aereo, quasi perdendolo. Mi siedo.
Guardo fuori.
Ripenso a tante cose. Aver visto Lemmy mi ha riportato a galla tantissimi ricordi della mia adolescenza.
Per qualche mese avevo malamente fatto parte di un gruppo Heavy Metal, a 19 anni. Ci chiamavamo Molotov. Io cantavo. Male. Per fortuna sono durato poco, oltre al fatto che ho una voce baritonale che è poco adatta al Metal. Forse avrei dovuto cantare i Motörhead…
Ma mi divertivo troppo.
E mi è tornato in mente Uomo di Fango, il mio primo “romanzo”. Scritto nel 1997, e pubblicato online nel 1998. Sì, online, nel mio sito personale che si chiamava simoneb.net, poi divenuto golan.it.
Un libro che ho pubblicato 13 anni fa. A pagina 174 c’è Lemmy e ci sono i Motörhead, e una delle loro canzoni: Listen to your heart.
Quanti ricordi.
Sei italiano, vivi a Singapore ma sei a Sydney, da solo, di corsa, e d’improvviso incontri Lemmy, inglese che vive a Los Angeles. E riconosci il batterista soprattutto perchè per pura coincidenza avevi visto il documentario LA SERA PRIMA.
Davvero.
La vita è piena di sorprese.
Vi lascio con la mia canzone preferita dei Motörhead.

Grandissimo Lemmy :)
Quella della passione per la storia non è cosa rara tra le star del metal, addirittura Bruce Dickinson degli Iron Maiden è laureato in storia :P
Grande! A volte la vite con le coincidenze riserva proprio delle belle sorprese!
My momma always said, “Life was like a box of chocolates. You never know what you’re gonna get.”
E’ per questo che amo tanto la vita!!!