Simone Brunozzi

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Scrivimi a: simone.brunozzi -@- gmail punto c0m

E questo lo chiamate giornalismo?

Mi ha appena scritto mia mamma, preoccupatissima per i rischi di contaminazione radioattiva a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, avvenuto l’11 marzo. Tra l’altro oggi sono a Shanghai, che è a poche migliaia di chilometri dal Giappone.
Due giorni fa, mi ha scritto anche il padre della mia fidanzata, chiedendomi se fosse il caso di farla tornare temporaneamente in Italia (viviamo a Singapore).
Ma vi sembra normale?

I disastri, e l’allarmismo, fanno vendere più copie, e fanno aumentare il traffico online… Semplice e banale motivo per cui la stampa, non solo quella italiana, cavalca questa onda nefasta e ne sfrutta l’impatto emotivo. Ripeto, “non solo quella italiana”… Anche se quella italiana è particolarmente viscida e schifosa.

Questo non è giornalismo, miei cari. E mi dispiace per i giornalisti onesti e corretti, ma la categoria tutta non ci fa una gran figura…

P.s. leggetevi questo post di Keplero, che mi sembra il più equilibrato e completo che io abbia trovato in giro, in italiano.

Category: italia, lamenti

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  • 16/03/2011 at 13:47 spider
    beh invece di arrabbiarti coi giornali, forse potresti regalare un atlante ai vostri genitori. o un mappamondo, di quelli con la luce dentro.
  • 17/03/2011 at 23:18 simone brunozzi
    @spider, evidentemente non hai capito il punto del mio post...

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2 Responses

  1. Vick says:

    beh, questi sono *dati*: http://www.targetmap.com/viewer.aspx?reportId=4870
    E quindi io non sottovaluterei tali avvertimenti.

  2. massimo says:

    Tra qualche settimana i viscidi giornali italiani si occuperanno di qualcos’altro di viscido, e lo stesso dovrà fare il Giappone suo malgrado.
    Al di la degli aspetti emotivi, dei quali non vedo nulla di male, c’è sempre il problema delle scorie e a quanto pare nessuno ha la bacchetta magica.
    Poi immagino che le nuove centrali che verranno saranno più sicure di quelle costruite anni fa, ma gli anni passeranno anche per quelle nuove che divveranno vecchie, in eredità ai figli dei nostri figli.
    Quindi tante belle parole ma no grazie.