Tre settimane fa vi segnalavo un mio problema con Geox.
In breve:
- Acquisto un paio di scarpe Geox a Singapore.
- Dopo pochi giorni, le scarpe sono già danneggiate, vedi foto sotto.
- Mi reco al negozio che gentilmente me le sostituisce con un paio nuove.
- Dopo pochi altri giorni il problema si ripresenta. Tra l’altro, in una situazione in cui non era facile trovare altre scarpe, ma tant’è.

In rete molte persone commentano, linkano, e così Geox viene a sapere di questa piccola disavventura.
In data 30 ottobre mi risponde la gentilissima Cristina, dell’Ufficio Stampa Geox.
Tra le altre cose, mi scrive:
Dalle nostre verifiche è emerso che, su un quantitativo di paia limitato disponibili a Singapore, c’è stato qualche altro caso di lacerazione della fodera.
Ah, benissimo. Già lo sapevate.
E quindi, cosa avete fatto per risolvere il problema?
In seguito a questi inconvenienti abbiamo allertato i nostri Dipartimenti di Controllo Qualità e di Ricerca & Sviluppo, che non hanno potuto ovviamente intervenire sulla collezione ormai presente in negozio.
L’azienda si è però attivata, sostituendo come da prassi le calzature danneggiate ai consumatori finali.
Questa mi sembra una mossa poco intelligente, o una politica aziendale poco attenta al cliente.
Cara Geox, continui a vendere scarpe ai tuoi consumatori, sapendo già che alcune di queste si lacerano dopo poco tempo?
E’ questa la qualità che Geox offre ai propri consumatori?
E’ questo quello che ottengo quando pago 125 Euro per un paio di scarpe?
Ma il problema, secondo me, non è di Geox.
E’ della rete.
Il problema è che abbiamo tutti da fare, che tutti ci lamentiamo che le cose vanno male, ma poi non facciamo quasi mai nulla per cambiare le cose.
E la rete, con il suo grande potere di comunicazione, non è diversa.
Qui c’è l’opportunità di dire non solo a Geox, ma a tutte le aziende del mondo, che se un prodotto è difettoso, va ritirato dagli scaffali… Altrimenti i consumatori non si fidano più e non comprano più.
E oggi, invece di leggere svogliatamente questo post, e poi spostarsi ad altre letture, questa famosa rete, questi Online Social Media che cui tanti “esperti 2.0″ lodano, potrebbero darsi una svegliata e far arrivare DAVVERO il messaggio a chi di dovere.
Io, per conto mio, rimango in attesa del mio rimborso, con poche speranze.
Ma forse questa faccenda di un paio di scarpe è poco importante.
E allora, ditemi questo: chi, dopo aver letto da Nicola Mattina della faccenda di Raphael Rossi, ha fatto qualcosa?
Nemmeno questa è una questione importante? Il travaglio di una persona onesta che sta pagando di tasca sua la difesa legale delle sue azioni, dopo aver fatto risparmiare allo Stato milioni di Euro?
Fatemi concludere così. Questo non è un problema solo italiano. E’ un problema generale.
Le persone tendono a lamentarsi, a pretendere, ma poi quando si tratta di fare qualcosa, molti si girano dall’altra parte. Fanno finta di niente.
Ecco, se questo post ha uno scopo, lo scopo è questo: farti pensare per un attimo a quello che fai TU, lettore, per far andare meglio il mondo. Se fai poco, o niente, forse è il momento di darsi una mossa.
E questo suggerimento, ovviamente, vale anche per il sottoscritto.
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