Jun 21, 2010
Le città del futuro
Le città. Come mai esistono? Perchè favoriscono il contatto tra persone.
Siamo nel 2010, e le città sono ancora molto “1.0″.
Non c’è stata, finora, nessuna innovazione strutturale nel modo di concepire le città.
Un indicatore molto importante è la velocità media per spostarsi da un posto all’altro, prendendo come esempio diversi mezzi di trasporto.
Io abito vicino alla fermata della metro Kembangan, a Singapore, e molto spesso mi reco al lavoro (quando non mi va di lavorare da casa) usando la metro.
Questo è il percorso che faccio, da Kembangan a Raffles Place:

E’ un percorso lungo 10 km, che percorro in metro in circa 17 minuti. Tuttavia, a questi 17 minuti vanno aggiunti:
- 3 minuti di attesa media per l’MRT (la metro di Singapore);
- 3 minuti da casa mia alla metro;
- 4 minuti dalla fermata Raffles Place all’ingresso del palazzo in cui lavoro.
Totale: 27 minuti per percorrere 10 km. Una media di 22 chilometri orari. Deludente. E c’è da dire che Singapore è una delle città più efficienti, da questo punto di vista.
Se invece usassi un’auto, come fa qualcuno che abita vicino a me, impiegherei una media di 25 minuti, con un costo decisamente superiore.
Sono queste, le città del ventunesimo secolo?
Come per le reti di computer, sarebbe auspicabile la convergenza dei trasporti cittadini verso un unico mezzo di trasporto, automatizzato, che possa viaggiare COSTANTE ad almeno quaranta chilometri orari. Non è una cosa difficile da realizzare: basta togliere tutte le auto dalle strade e rimpiazzarle con automobili leggerissime, computerizzate. Via la metro, via gli autobus, rimane un unico, efficiente mezzo di trasporto che RADDOPPIA l’efficienza del trasporto urbano. Basta una media di quaranta chilometri orari, facilmente ottenibile con una velocità di punta di cinquanta.
Ci vuole un investimento, ovvio.
E ci vuole che i “palazzinari” non si incazzino troppo se, a seguito di questa innovazione, il valore dei loro immobili in centro diminuisce, perchè quelli in periferia diventano più allettanti.
Chissà.
Invece di dare i soliti miliardi di euro in incentivi auto, magari una piccola parte andrebbe spesa per studiare meglio questa cosa…
Qualche settimana fa a Report portavano esempi di città del presente costruite secondo criteri che assomigliano a quelli del post (credo che la puntata sia disponibile sul sito della Rai). Non mi ricordo dove di preciso, ma le città erano una in Germania, l’altra in Svezia. Il mezzo di trasporto era una metro di superficie e le macchine erano più o meno formalmente bandite dalle strade. La gente intervistata era soddisfatta e molti non possedevano nemmeno una macchina. Secondo il servizio tv questo modello è possibile se c’è un saggio piano regolatore e se la città viene costruita non separando aree lavorative, di servizi e abitative, ma mettendo assieme servizi, abitazioni e posti di lavoro. In questo modo la gente non deve fare chilometri per fare la spesa o andare a lavorare. Il comune compra aree agricole alla periferia della città e le rivende a prezzi vantaggiosi ai palazzinari _IMPONENDO_ regole precise su come costruire la nuova città. Spesso altrimenti sono i palazzinari a comprare aree agricole e a decidere come far sviluppare la città. La città in cui lavoro segue invece il criterio della separazione in aree, infatti se non si vuole andare in mensa, per andare a mangiare fuori è necessaria la macchina perché i servizi sono lontani dal posto di lavoro e i mezzi troppo lenti per la pausa pranzo! La separazione in aree è forse un retaggio dell’era industriale quando vivere vicino ad una miniera di carbone era poco salubre. Per questo qui da me ci sono tante piccole e grosse software house (che non dovrebbero produrre molte esternalità negative) in “zone industriali” dentro bellissimi capannoni. :(
Confermo tutto quello che Marco ha detto di aver visto su Report. Una sola cosa credo sia sicura: i Paesi più all’avanguardia nel concepire l’urbanistica del futuro saranno quelli baltici ed alcuni in medio ed estremo oriente (Cina compresa?).
In Italia è già tanto se si riesce a pensare alle energie alternative o se si riesce a far funzionare le “normali cose” dello Stato. I palazzinari ed i loro vicari ramificati tra le varie mafie e le varie giunte non permetteranno che accada alcun tipo di rivoluzione. Ciò che è stato raccontato a Report a proposito della speculazione edilizia in Veneto sembra dimostrarlo. Gli italiani, ormai addormentati, non solo non fomenteranno una rivoluzione, ma non riusciranno neanche a intraprendere una cosa più tranquilla, l’evoluzione.
Ma in tutto questo, un pò come te, Simone, spero tra qualche anno di essere mooolto lontano da qui :))
Intanto, a sorpresa, San Francisco ci sta pensando:
http://www.sustainable-city.org/
Complimenti per i contenuti e la spontaneità con cui scrivi, è un piacere leggerti.
Di rado posto commenti in risposta per evitare l’effetto forum. Quindi scusatemi, voglio solo dare uno spunto di riflessione. Ho appena detto ai miei colleghi del progetto di città sostenibile a San Francisco. Risposta di uno di loro “chissà cosa c’è sotto”. Chissà quali interessi più o meno leciti ci sono sotto, chissà cosa non ci dicono. Il progetto di San Francisco (ma c’è anche Bristol) è lodevole e porterà dei benefici per tutti. La diffidenza verso il nuovo, invece, è uno dei motivi per cui da noi è difficile proporre cose simili. L’altro motivo è la tendenza a fare le pulci, trovare il pelo nell’uovo, ad ogni idea. Questo soffoca le idee nella culla.
@fradeve non scappare! Resta con noi :)