Simone Brunozzi

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Microgesti

Gesti.
Piccoli gesti, piccolissimi.
Micro.

Così micro, che ti fanno pensare più di un’opera gigantesca.
Sono i microgesti che decidono molto del nostro umore, delle nostre riflessioni, della direzione che prendono i nostri pensieri.

Stamattina mi sono svegliato alle 4:40, anche se in realtà ho dormito poco e male, quattro ore di riposo affannato.
Bagno, una bella lavata al viso, gli occhi ancora gonfi che si guardano allo specchio.
Metto a fuoco il presente e mi ricordo di essere in un albergo a Sydney.
Poi mi vesto, mi metto davanti alla webcam, e mi preparo per parlare al CloudCamp di Milano, collegato via Skype.
Mi diranno poi che l’evento è piaciuto e il mio intervento pure. Ma il punto non è questo.

Erano le 21:20 in Italia quando, alle 5:20, inizia il collegamento e quindi il mio intervento.
C’era una persona particolare, speciale, collegata insieme a tutti gli altri allo streaming live.
Una persona che è entrata nella mia vita da poco tempo, ma che in proporzione l’ha sconvolta, abbellita, smussata forse più di ogni altro. E questa persona, pur non capendoci nulla di Cloud Computing, si è sorbita i miei quaranta minuti di inglese disturbato dalla distanza, pur di sentire la mia voce e vedermi “in azione”.
Un microgesto, appunto.
E poi, alle 6 passate, l’ho chiamata e ci ho conversato per un po’, prima di uscire e andare al CeBIT dove ho tenuto un workshop di cinque ore su Cloud Computing e Amazon Web Services. Faticoso, ma soddisfacente.

Questa storia dei microgesti mi stava ronzando in testa. Esco dal padiglione del Convention Centre, apro l’ombrello e mi tuffo nella pioggia di Sydney, diretto a piedi al mio albergo.
Dopo pochi minuti, fiancheggiando un molo su cui si affaccia qualche ristorante semivuoto, mi accorgo che di fronte a me c’è un giovane papà con in braccio suo figlio. Tre anni, o giù di lì.
Mi ha subito fatto pensare a Matteo, il figlio del mio carissimo amico Marco.
Il bambino era coperto da un giacchetto, ma il padre era privo di ombrello e si stava bagnando tutto. Andavano nella mia stessa direzione.
D’istinto, senza nemmeno pensarci, mi sono affiancato a loro e, spalla a spalla, li ho accompagnati all’acquario, dove erano diretti. Il bambino, che prima aveva un volto un po’ triste e col broncio, ha spalancato gli occhi e me li ha tenuti addosso per tutto il tempo. Il giovane papà mi ha sorriso e ha accettato di buon grado il mio “passaggio”, come se fossi amici di vecchia data, quasi senza fiatare, semplicemente sorridendo e ringraziando con tanta semplicità.

D’improvviso, la pioggia è diventata una danza, il traffico una musica, il freddo ai piedi un po’ bagnati è diventato una piacevole scossa di fastidio, e il pensiero felice del momento in cui mi sarei tolto le scarpe nella mia camera d’albergo e avrei messo i piedi al caldo.

Poi li ho salutati. Ho continuato per la mia strada, mi sono fermato a pranzare, ed ora eccomi qui in albergo.
E ho pensato: sì, un microgesto.
Un qualcosa che ha fatto più bene a me che a loro.

E poi ho pensato: sarebbe così bello, guardare gli altri e pensarli sempre come parte di una famiglia. Guardare un bambino, e scorgerci lo sguardo di un tuo nipotino; guardare un adulto, e immaginarlo un altro insostituibile Fratello; un signore ben vestito, e scorgerci tuo padre. Una anziana impacciata, e scorgerci tua nonna. Una donna, e vederci qualcosa di tua madre.
Lo so, sembra quasi una deriva “mistica”, questa, e invece non vorrebbe esserlo.
Chiamiamola microderiva, allora. Un secondo, ogni tanto, dedicatelo a pensare alle persone a voi care, e proiettatele sul resto del mondo. E così, magari, capiterà anche a voi di assistere, sorpresi, a tanti vostri microgesti.
Tanti microgesti che potrebbero microcambiare il mondo.
Buona giornata.

Category: personale

Tagged:

  • 26/05/2010 at 05:22 simone brunozzi
    Grazie del like :)
  • 26/05/2010 at 05:25 SimplyGiulia
    grazie del buongiorno :)
  • 26/05/2010 at 05:32 catepol
    bel post! e grazie di questo buongiorno di microgesti :)
  • 26/05/2010 at 05:50 pm10
    randon kindness acts :) potremmo farne una flash mob costante nel mondo, sarebbe un bel cambiamento.
  • 26/05/2010 at 06:22 Mirko Bonadei
    Bel post per iniziare la giornata... Ciao Simone :)
  • 26/05/2010 at 07:18 simone brunozzi
    @pm10: vero :)

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3 Responses

  1. Daniele says:

    Grande Simo’,

    finalmente ti sei convertito anche tu! Dai su, diamoci da fare e cambiamo il mondo :)

  2. Attilone says:

    Se fai a Milano una cosa simile come minimo ti guardano come un pazzo -.-”, io un paio d’anni fa aiutai una ragazza che veniva molestata da un tizio ubriaco, dopo aver mandato via il tizio la ragazza mi fissava come se fossi io il potenziale stupratore, poi ando’ via senza proferire parola come se non fosse successo niente -.-” .