Simone Brunozzi

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30 ore a settimana

Sarò controcorrente, ma “The Four Hour Workweek” di Tim Ferriss mi è piaciuto solo a metà. Letto un paio d’anni fa. Pochissime persone possono davvero permettersi di seguire i suoi consigli. E il punto è che quattro ore a settimana SONO TROPPO POCHE.

Proprio in questi giorni, però, riflettevo sul fatto che lavoriamo troppo. E che uno dei motivi è che:
C’è sempre qualcuno disposto a lavorare tanto, così tanto da farti sentire il desiderio di fare come lui.

Se tutti (noi nel mondo occidentale) lavorassimo solo TRENTA ore a settimana, il mondo sarebbe più bello, più felice, meno stressato.
E non ci accorgeremmo della differenza, perchè probabilmente dovremmo rinunciare solo alla parte più superflua della nostra vita.
Pensateci… Trenta ore a settimana. Significa un giorno libero a settimana. Più le normali ferie, naturalmente.
Impensabile.
Rivoluzionario.

Impossibile.
:(

Alternativa applicabile al singolo individuo: mini-retirement.
In effetti può funzionare. (Ne parla anche Tim Ferriss stesso).

Per noi “occidentali” può essere imbastito così:
1) Lavori per X anni per una azienda (dove X è un valore tra 3 e 6).
2) Vai in “pensione” per 6-9 mesi, o un anno. (Magari in un posto esotico, ad imparare qualcosa di nuovo).
3) Torni, e cerchi di nuovo lavoro.
4) Torna al punto 1.

La prossima volta, prima di comprare un’auto costosa, pensa a questa opzione qui. Il costo è quasi lo stesso.

Applicabile ad una PICCOLA parte di popolazione.
O forse a quasi tutti?

Category: innovazione, italia, lamenti

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  • 11/05/2010 at 14:47 simone brunozzi
    Sarei curioso di sapere cosa ne pensa @LucaConti :)
  • 11/05/2010 at 15:00 calca
    sono per l'orario degli antichi romani: 6 ore al giorno max.
  • 11/05/2010 at 20:45 dedo
    Smettere e riprendere di lavorare frequentemente comporta costi di ricerca elevati (per chi lavora e per chi assume) ed è rischioso, poco salubre imho :)
  • 12/05/2010 at 00:06 simone brunozzi
    Grazie dello spunto, @dedo. Hai fonti, o è solo una opinione?
  • 12/05/2010 at 07:03 dedo
    Sui costi di ricerca è banale, nel senso che 1 solo lavoro per tutta la vita comporta 1 sola ricerca, n lavori n ricerche. Un lavoratore a ogni ricerca presenta domanda a più di un'azienda e un'azienda a ogni ricerca valuta più di un candidato, quindi i costi lievitano velocemente. Sul rischio ho letto che l'essere disoccupati (anche se forse non è il termine più adatto in questo caso) in un periodo aumenta di molto la probabilità di esserlo anche in quello successivo, credo dipenda da fattori psicologici e dalla necessità contemporanea di formazione continua. Chi si ferma è perduto?
  • 12/05/2010 at 07:40 Luca Conti
    sono intervenuto sul post :) largamente concorde, con qualche postilla nella stessa direzione. Sempre stimolante Simone, bravo!
  • 12/05/2010 at 08:01 Renato Savoia
    se lavori per un'azienda forse (ripeto: FORSE) lo puoi fare. Se, come me, sei un avvocato, NO. Punto.
  • 12/05/2010 at 08:25 simone brunozzi
    @Renato, spiacente ma non sono d'accordo. Lo puoi fare SE TI ORGANIZZI. Ho molti amici avvocati, nessuno lo fa perchè non è disposto a rinunciare a 6-12 mesi di entrate.
  • 12/05/2010 at 08:25 simone brunozzi
    @LucaConti grazie mio caro :)
  • 12/05/2010 at 13:42 Renato Savoia
    Simone: se sei un avvocato-dipendente, forse lo puoi fare. Se, come me, giochi in proprio, se vado via 6-9 mesi dopo posso decidere tranquillamente di fare il gelataio, il commesso o qualsiasi altra cosa. Per carità, magari potrebbe essere divertente ... ma certo non faccio più l'avvocato. E considerato che ci ho investito fino a questo momento 17 anni della mia vita (università inclusa), scusami se l'idea non mi entusiasma... Ecco, perchè non è fattibile, concretamente.

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8 Responses

  1. Andrea says:

    Condivido a pieno il fatto di lavorare 30 ore alla settimana, sarebbero 6 ore al giorno. Soprettuto d’estate si potrebbe avere tutti i pomeriggi liberi :D

  2. Emanuele says:

    Questo è sinceramente quello che conto di fare io, con una variante. Invece di fissare il numero di anni, io fisso il seguente principio: finchè sono contento di un lavoro, e questo retribuisce correttamente, resto dove sono.
    Nel momento invece che mi accorgo di dover cedere a troppi compromessi, sono pronto a mollare per un anno: 10 anni vissuti sotto le mie reali possibilità mi hanno consentito di accumulare abbastanza soldi per non lavorarne almeno 2 senza cambiare tenore di vita.
    C’è solo un problema: finora non è mai successo di pensare a questa opzione. Per il futuro, bho. Sempre che un default provocato ad arte non mi privi dei miei risparmi allo scopo di pagare i debiti idioti di qualcun’altro.

  3. Matteo says:

    Le 30 ore non solo sono una buona idea, ma non sono neanche un’idea tanto balzana. In Francia se ne lavorano 35, per dire. Mia moglie si è da poco messa all’80%, liberandosi quindi un giorno infrasettimanale, e non si può dire che si veda tanto la differenza economica – in compenso, si vede quella sullo spirito e sul fisico, e sul rapporto col bambino. Senza contare che poi “lavorare meno, lavorare tutti” è sempre valido: con settimane lavorative più corte si crea impiego e si migliora il benessere della società.
    Il mini-retirement lo può fare chi è molto qualificato, o chi ha competenze di nicchia. L’impiegato medio a 45 anni non lascia il lavoro con l’idea di ritrovarlo fra un anno, rischia troppo.

  4. Marco says:

    Secondo me se si evitasse di sprecare tempo sul lavoro, si riuscirebbe a lavorare molto meno. Dove lavoro adesso, il tempo speso a settimana in riunioni è nell’ordine dei giorni e non delle ore. Produciamo tanta documentazione inutile che va ad aumentare il lavoro di altri. Non tutto il lavoro conta e molto lavoro che non conta aumenta l’entropia e di conseguenza il lavoro che non conta per gli altri. Secondo me la gente vuole il lavoro che non conta perché è meno rischioso del lavoro che conta. E poi si viene valutati (per gran parte) sul lavoro che non conta perché la quantità prevale (quasi sempre) sulla qualità. Parlo di lavori come impiegato, programmatore, dipendente.
    Sto leggendo il libro di Ferris (seguendo un tuo consiglio), ma vado a rilento perché non mi piace e lui mi sembra troppo spocchioso. Non mi convince, però alcune cose come la legge 80/20 applicata al lavoro non mi sembrano brutte idee. Dice anche che non tutti i problemi sono un’emergenza e secondo me questa regola è un trucco per lavorare di meno ed essere lo stesso efficienti.
    Non tutti possono lavorare quattro ore a settimana. Molti però possono avvicinarsi a quell’obiettivo. Un collega di mio papà (tecnico di laboratorio, ospedale) fa il part-time verticale. Lavora sei mesi e i rimanenti sei li spende in giro per il mondo a fare sport estremi. Non male. Non ha famiglia, certo. Questo semplifica le cose.
    Tommaso Moro nell’Utopia mi sembra che proponesse turni lavorativi dove periodicamente si invertivano i ruoli tra chi doveva produrre per sostenere la comunità e chi si occupava di cultura. E’ un’idea anche questa. E le ore di lavoro per i lavoranti erano 30 anche lì, se non ricordo male.
    Io sto pensando di provare a fare un anno come programmatore errante. L’idea è di fare una traversata a piedi delle Alpi facendo lavoretti sul portatile di tanto in tanto per non andare in passivo. Secondo me ho solo da guadagnare da questa esperienza. Devo trovare un po’ di coraggio e la scusa da dire a mia mamma. :) ciao

  5. Bishops says:

    daccordissimo sul fatto che se tutti lavorassimo un po’ meno le cose funzionerebbero lo stesso (ma va applicato a livello totale e mondiale, ma non sto a perdermi sui dettagli…), ma non sono daccordo riguardo al mini-retirement… troppo difficile farsi 9 mesi di vancanza e poi tornare come nulla fosse al lavoro!

    Bis

  6. Luca Conti says:

    Mi chiami in causa e intervengo con molto piacere.

    Sai che sono un convinto sostenitore del “lavorare meno, guadagnare in salute e felicità”, anche con un lavoro che piace. Detto questo, le 4 ore sono solo propaganda, sposo in piena la proposta delle 30 ore! Non è un caso se negli USA qualche amministrazione pubblica, per ridurre i costi con la crisi, ha imposto di lavorare 4 giorni a settimana (temo più di 30 ore in tutto) e ora post crisi non tornano indietro perché si sono resi conto dei benefici sociali e personali (!).

    Sulla minipensione

    Tutti i liberi professionisti lo possono fare, se si mettono nelle condizioni di poterlo fare, e lo stesso vale per i lavori da dipendente dove ci si può mettere in aspettativa senza perdere il posto di lavoro. Per i lavori che non lo consentono: non consiglierei il licenziamento, ma uno stop prolungato di almeno un mese intero di ferie, per staccare completamente. E’ una esperienza che, se non la si vive, non ci si rende conto che cosa possa significare in termini di esperienza di vita… e lo dico perché l’ho fatto, come Simone sa.

    Detto questo, la cosa fondamentale è togliersi dalla testa ogni scusa e lavorare per raggiungere questo obiettivo. Non tutti lo potranno raggiungere ma credo che molti che potrebbero farlo, non lo fanno per mancanza di volontà, non di condizioni al contorno.

  7. Enrico says:

    Simone, ho letto un anno fa “4 hours a week”. Molto dubbioso sulle 4 ore, come dici tu: troppo poche. Ma più che altro molti dubbi su alcune formulette di web marketing che venivano fornite nel libro: hai un’idea, la realizzi, ci spari sopra un po’ di adwords, generi ordini che ti permettono di rispondere alle email a orari prefissati da un’isola tropicale.

    Beh, magari fosse così semplice l’ecommerce… chi ne ha fatto un po’ può dirti che dedichi almeno 4 ore al giorno a controllare l’adwords, i dati, il data entry, e così via per tutta la normale gestione dell’impresa…

    Però, ne ho tratto due insegnamenti che, in effetti, hanno cambiato molto il mio approccio al lavoro.

    Primo: che pensare alla propria vita come ad un 40 anni + 20 è un inganno. E’ un rischio troppo grande. Meglio pensarla come una somma di piccoli start and stop, o brevi pause ogni qualche mese. Questo ha migliorato molto il mio modo di lavorare. Meno male che l’ho scoperto a 29 anni.

    Secondo: che posso lavorare e mandare avanti impresa e collaboratori ovunque io sia, non per forza dall’ufficio ogni giorno. Questo è un fine, più che una realtà, ma un fine che apre moltissimi orizzonti. Lavorare in mobilità spesso ci viene proposta come una tariffa telefonica, come dire “beh, tu poverino che sei sempre in giro, ti offriamo questi strumenti…”. Al contrario, si tratta di modificare piano piano il proprio business, il proprio atteggiamento verso gli spazi fisici, i contatti fisici. E’ comunque un processo lungo, ma che riesce. Bisogna mettere dei tasselli ogni giorno: un gestionale è meglio in the cloud, una connessione è preferibile se flat, un cellulare è preferibile se con wi fi, ogni volta che registri un numero di telefono ci metti un +39 davanti (non si sa mai, per il futuro…), i calendari condivisi stanno su Google, le “notifiche” di qualunque aspetto della vita aziendale ti arrivano su una casella email personale, e via così… per costruire la fuga!

  8. [...] pochi giorni fa su quanto lavoriamo, e quanto poco ci permettiamo dei “break” di media o lunga durata che possano [...]