Simone Brunozzi

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L’auto che verrà

L’auto è due cose: un mezzo di trasporto, e uno status symbol.
Non voglio, per il momento, perdermi nella discussione su quanto sia accettabile, o stupido, o umano, o funzionale, usare gli status symbol per “sancire” la propria posizione nella società.
Se volete saperne di più, iniziate leggendo cosa sia l’interazionismo simbolico.

Quello di cui vorrei parlare oggi, invece, è dell’auto che verrà. L’auto del futuro.
Di quella che DOVREBBE essere, e di quella che invece sarà.

Prendo spunto da questa foto, si tratta di una Nissan Land Glider.

Nissan_Land_Glider

Si tratta di una auto “tandem” (due posti in fila), che si guida in maniera simile ad una moto: l’auto infatti “piega” in curva, fino ad un massimo di 17 gradi. E’ alimentata da batterie al litio e ha ovviamente motore elettrico. Può inoltre essere ricaricata a distanza, senza fili (wireless charging station).

Vedo con piacere che l’interesse per le auto elettriche sta aumentando. Un progetto interessante, che vi segnalo, è Better Place, un ecosistema di auto elettriche alimentate da batterie “scambiabili” e stazioni di “scambio”. Ho alcuni dubbi sulla “bontà” dell’azienda stessa, ma ne parliamo altrove.

Il problema delle auto è che sono VECCHIE. Sono state inventate più di un secolo fa, e nessuno sta cercando di ripensarle in chiave moderna.

Una auto “moderna” soffre dei seguenti problemi:
- E’ costosa da produrre e mantenere. Non ricordo dove, ma leggevo che nei paesi occidentali la voce “trasporto privato” incide per una cifra prossima al 20% sulle spese delle persone. Una enormità.
- Un’auto media pesa 1,5 tonnellate. Il che comporta problemi in caso di: urto con pedoni; urto con altre auto; trasporto delle stesse.
- Consuma un sacco di energia.
- Inquina.
- Richiede un guidatore.
- Viene usata per una piccola frazione di tempo.
- Viene in media usata solo una piccola parte della potenza disponibile.
- E’ ingombrante.

Nel mio romanzo Nonovvio, ambientato nel futuro, immagino un sistema di trasporto cittadino AUTOMATIZZATO, in cui i cittadini usano un dispositivo mobile (nel romanzo si chiama Giwiki) per prenotare l’auto all’ingresso della loro abitazione. L’auto arriva, e li trasporta rapidamente nel punto in cui devono andare.
Essendo automatizzata, la persona può fare altro nel frattempo. L’auto non deve essere pesantissima, perchè la sua traiettoria è controllata e non ci sono possibilità di impatto. Inquina zero. L’uso di queste auto viene ottimizzato, perchè si tratta di un gigantesco “car pooling” cittadino.
Se prendiamo come esempio Roma, con tre milioni di persone e oltre due milioni di auto, e consideriamo che ogni auto viene usata in media meno di due ore al giorno, possiamo facilmente ipotizzare che un sistema automatizzato possa ridurre il numero di auto necessarie ad una cifra, che so, cinque volte inferiore, ottimizzando al tempo stesso i trasporti e rendendo quindi le percorrenze più brevi, e risolvendo il problema traffico.
L’investimento di una cosa del genere sarebbe ENORME, e dovrebbe necessariamente passare in una fase di transizione.
Tuttavia, sarebbe un enorme beneficio per la città che lo utilizza.
Meno traffico.
Meno inquinamento.
Ottimizzazione delle risorse.
Risparmio.
Più tempo per le persone.
Meno incidenti. Forse zero.
Meno materiale sprecato.
Meno bisogno di parcheggi.
E così via.
Perchè nessuno fa niente? Perchè l’inerzia di una cosa del genere è gigantesca. Ci vorrebbe un colosso come Toyota, che prenda in mano una cosa del genere e la applichi, in maniera industriale e su grande scala, a molte città in contemporanea. Solo così si riuscirebbe a superare la barriera iniziale.

Invece, sto vedendo che le auto sono sempre più costose, sempre più pesanti, e i livelli di sicurezza aumentano, sì, ma gli incidenti e i danni diminuiscono anche perchè le auto SONO SEMPRE PIU’ LENTE, per via del traffico.
Secondo me aveva ragione lo “Zio” che nel film Johnny Stecchino dice che il problema di Palermo è IL TRAFFICO.
Ha ragione. Il traffico.
La terza è più grave di queste piaghe che veramente diffama la Sicilia e in particolare Palermo agli occhi del mondo.

Una IMPORTANTISSIMA implicazione dei sistemi di trasporto riguarda l’industria immobiliare. Come è noto, il costo e il valore degli immobili dipendono fortemente da speculazioni, ma anche dalla posizione di tali immobili rispetto ai luoghi di lavoro, ovvero al tempo necessario e alla comodità di poterli raggiungere.
Un sistema che ottimizzi il trasporto cittadino ha delle conseguenze ENORMI nei prezzi degli immobili. Probabilmente facendoli scendere. Ed ecco quindi il primo gruppo di persone interessate ad ostacolare qualsiasi tipo di innovazione di questo tipo.
E’ infatti lo stesso tipo di problema che riguarda i trasporti pubblici, o di collusione se vogliamo. I grandi immobiliaristi, detti “palazzinari“, hanno da sempre un rapporto stretto con chi gestisce i trasporti pubblici, perchè modificando i trasporti si modifica anche il valore di mercato di una area immobiliare.

E tutto questo ci porta alla politica, alle leggi, a tante altre cose.

Vorrei solo dire questo. Che abbiamo le tecnologie e le conoscenze per rendere la nostra vita migliore. Potremmo tutti lavorare, che so, 30 ore a settimana invece di 40 o 50 o addirittura 60. Potremmo arrabbiarci di meno nel traffico, sprecare meno risorse e denaro per le auto, e goderci di più la vita.

E il problema del nostro tipo di società, delle nostre cosiddette democrazie, è che di fronte a soluzioni intuitive e percorribili come questa, rimangono immobili, incapaci di attuare l’innovazione. E così finisce che quando l’innovazione arriva, è di solito per il puro beneficio di pochi oligarchi. E il resto degli uomini vive un moderno 1984 senza nemmeno rendersene conto, o ancora meglio, un Mondo Nuovo.

Che ne pensate?
Avrei molto piacere di leggere i vostri commenti. So che avete probabilmente da fare, e che scrivere un commento è una operazione faticosa. Ma io la apprezzo tanto.
Grazie.

Category: innovazione, lamenti, nonovvio

Tagged:

  • 24/04/2010 at 11:46 simone brunozzi
    Commenti graditi.
  • 24/04/2010 at 14:02 Mirko Bonadei
    L'ho letto, avrei molto da scrivere perchè i concetti che esprimi sono molto ma molto interessanti. Si applicherebbero metodi che hanno avuto successo nel mondo IT (distribuzione del sistema e condivisione delle risorse, sarebbe un sogno) alla vita quotidiana... Un bene enorme per l'umanità, ma un male mortale per le "democrazie mature"... Appena ho 2 minuti ci faccio una bella riflessione a riguardo...
  • 24/04/2010 at 14:52 simone brunozzi
    :)
  • 24/04/2010 at 16:01 dedo
    Non so se ho capito bene, ma il Giwiki mi sembra una sorta di metropolitana con molte stazioni e molti vagoni molto piccoli, qualcosa di simile a un reticolo cellulare e relative vescicole. Il problema è che le cellule sono molto sovietiche, le nostre città no :) il bello della macchina è proprio quello di non avere traiettorie controllate, di essere auto-mobili. Dall'alto della mia ignoranza ingegneristica sono fan del bioetanolo. Sul trasporto cellulare ho trovato un'animazione molto bella: http://bit.ly/JlbOT
  • 26/04/2010 at 09:13 Romak
    non ho molto da dire. vivo una città nella quale gli stessi amministratori, che hanno provato a mettere in piedi (male) uno strumento giusto come l'ecopass, che permette di far emergere le esternalità del trasporto privato, non hanno le palle per andare avanti. Sono quindi un po' disilluso da questo punto di vista. Fino a quando avremo gli attuali amministratori (in generale, in tutta Italia, così per fare un po' il disfattista), c'è poco da sperare in un trasporto migliore...

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9 Responses

  1. Andrea Colangelo says:

    Un passaggio che non mi ha convinto è quello in cui dici che un sistema di ottimizzazione del traffico cittadino avrebbe effetti enormi sul prezzo degli immobili. L’effetto probabilmente ci sarebbe, ma non so fino a che punto sarebbe così incisivo.

    Ad ogni modo, mi trovi sostanzialmente d’accordo con la tua analisi. A mio modo di vedere, tuttavia, devi considerare anche un ulteriore fattore, puramente psicologico, che ostacola lo sviluppo di un sistema del genere. Considera le persone a cui semplicemente piace guidare, e che non vorrebbero un’auto che li porta in giro; considera la gente che ha piacere a fare un giro in auto senza una meta precisa; considera quelli che non sopporterebbero l’ipotesi di non poter fermare o rallentare l’auto per salutare qualcuno ad un incrocio o perchè vedono un edicola e all’improvviso hanno voglia di comprare un giornale, per esempio; considera anche quelli che semplicemente non si fiderebbero di un sistema del genere e temono il rischio di incidenti (paradossalmente, perchè un sistema automatizzato sarebbe molto più sicuro).

    Insomma, un tale sistema è tanto auspicabile quanto inattuabile al momento.

    PS: Sulla rigidità e incapacità decisionale “delle nostre cosiddette democrazie” con me sfondi una porta aperta. Ho spesso l’impressione che la combinazione di suffragio universale + sondaggi + elezioni (a qualsiasi livello) pressochè annuali sia decisamente deleteria per la crescita e il rinnovamento del Paese.

  2. Enrico says:

    Simone, commento volentieri a caldo.
    E’ tutto chiaro e condivido, anche l’osservazione sugli immobili è da approfondire (pensa, proprio questa mattina stavo leggendo la biografia di Leo Castelli e si ragionava sugli spostamenti negli anni degli artisti tra Uptown e Downtown Manhattan, e veniva fatta notare la correlazione prezzo degli immobili vs quartieri in cui gravita il mondo dell’arte in una città. Sono sicuramente cose su cui ragionare).

    La prima cosa che ho notato nella foto dell’auto sono state le ruote. Sarebbe necessario qualche fondamento in fatto di fisica (che non ho), ma ho la sensazione che la partita si giochi su due fattori: ruote e carburante.
    Per quel che riguarda il carburante, ok, ovviamente la strada è quella del motore elettrico.
    Ma le ruote e le gomme penso siano l’altro fattore chiave: attrito, legame ad una strada costruita con determinati criteri (passaste e ri-passate di asfalto, magari potessimo guidare sull’erba senza rovinarla), meccanismi dell’auto (sospensioni, tu parlavi di inclinazione 17°, insomma ingegneria e meccanica di cui si potrebbe fare a meno), movimentazione di pneumatici nuovi da una parte all’altra del mondo, il loro smaltimento. Non dico che la soluzione siano le auto volanti, ma qualcosa leggermente sollevato da terra, risolverebbe un buona parte delle questioni…
    Chi? Non so se le case automobilistiche ce la potranno fare (tu parlavi di Toyota, e hai mostrato una Nissan: senz’altro le orientali hanno più opportunità, leggevo il tuo post l’altro ieri su Fiat, hai pienamente ragione cosa vuoi aspettarti da case automobilistiche del genere, che hanno raggiunto il loro obiettivo se hanno colorato i sedili e gli specchietti?). Non potrebbe ragionarci qualcuno di esterno al mondo dell’auto? Tesla è un esempio (ed uno status symbol, e poi andrebbe approfondito anche il tema dello status symbol: a volte male non fa). E se fosse una start up battezzata da un grande finanziatore, e poi acquisita da una casa automobilistica innovativa solo successivamente? Non so, forse è solo teoria e noi continueremo a comprare auto scegliendo tra i primi 3 inserzionisti patinati dei nostri settimanali…

  3. simone says:

    Andrea: sul discorso immobiliare possiamo avere visioni diverse, non è facile verificare. Sul discorso “voglio farmi una gita fuori porta”: benissimo, basta un pool di poche macchine noleggiabili per uscire dalla città. Guidi quanto ti pare. :)

    Enrico: Tesla è piccolissima. Qui ci vuole qualcosa di enorme.
    L’attrito delle ruote è importante, certo… Ma per ridurre i consumi la prima cosa da buttare giù è il peso. :)

  4. Marco says:

    Anche a me piace pensare che oggi ci sia la tecnologia per auto non inquinanti. Ma non ho le conoscenze per affermarlo con certezza e quindi sogno. Concordo sul fatto che ci sia un’inerzia che impedisce di passare da un modello tecnologico all’altro. Non solo per le macchine. Però non basta un colosso come la Toyota per imporre un nuovo modello. E’ forse necessario, ma non sufficiente. Ci sono dinamiche sociali in gioco. Come ti hanno fatto notare ad una persona potrebbe piacere guidare o essere libero di fermarsi all’edicola o in doppia fila. Se queste persone fossero “abbastanza”, il progetto innovativo della Toyota potrebbe fallire perché non troverebbe clienti. Di sicuro alcuni interessi economici impediscono il diffondersi di nuove tecnologie. L’IBM ostacolò la diffusione dei db relazionali (inventati da un suo dipendente) perché il vecchio db vendeva ancora molto bene. Nel caso delle auto elettriche o di una gestione del traffico più efficiente forse il mercato degli immobili è un ostacolo, ma mi sembra più probabile che l’industria petrolifera sia la causa principale (tra quelle riconducibili agli oligarchi, vedi dopo). Da una parte è vero che ci sono le oligarchie (come dici tu) che ostacolano l’innovazione, però vorrei farti notare che anche le persone comuni incidono parecchio su queste cose, perché le abitudini sono difficili da cambiare e perché i modelli mentali con cui ognuno interpreta la realtà sono duri da cambiare anche quando sono evidentemente sbagliati. Esempio da un altro contesto (cito numeri a spanne, l’articolo è di quest’anno e credo venga citato in un TED talk): il 57% delle persone diabetiche dichiara di non aver assunto volontariamente l’insulina, il 20% di queste lo fa regolarmente. Il diabete è mortale se non prendi l’insulina. Perché lo fanno? Secondo lo studio un fattore determinante è la noia che dà prendere l’insulina nella vita quotidiana. La tecnologia c’è, funziona ed è economica, ma le persone non la usano volontariamente anche se ne va della loro salute personale. Le soluzioni che proponi sono “grandi sistemi”. Secondo me i grandi sistemi rischiano di fallire quando ci sono le persone e i loro desideri irrazionali di mezzo (il più grande de grandi sistemi è stato il comunismo). Penso che qualcosa si può fare per migliorare il mondo, anzi bisogna credere che sia possibile! Non con grandi sistemi, ma con piccole azioni effettive ed economiche che non abbiano la pretesa di rivoluzionare un sistema sociale consolidato. Un po’ come ha fatto Yunus con il microcredito (da leggere: il banchiere dei poveri). In conclusione, non credo che la tua idea sia intuitiva e percorribile, o almeno non è ovvio che sia percorribile. Mi sembrano più efficaci come strategie quelle cose come car pooling e car sharing. Spero di non essere stato troppo lungo e ti ringrazio per gli spunti di riflessione che offri sul tuo blog e, anche se non condivido sempre le tue soluzioni, credo che sia importante essere ottimisti e positivi come fai tu. Ciao Marco :)

  5. Attilone says:

    Ciao Simone :D,
    Condivido molto di quel che hai scritto, il trasporto di massa privato e’ destinato a calare bruscamente se non ci diamo una regolata.
    Comunque sono scettico sull’elettrico, almeno nel breve-medio periodo continueremo a muoverci grazie ai combustibili fossili, il rapporto energia stoccata/peso(volume) e’ ancora troppo sfavorevole per le batterie, possiamo pero’ tranquillamente ridurre il parco auto di almeno 5 volte senza ridurre il parco auto, basta diminuire i consumi :D.

    Non so se l’avevi gia’ vista comunque questa e’ la L1 della VW, 100 km con un litro di benzina, velocita’ di punta 160 km/h, 800 km di autonomia con un pieno, la produrranno dal 2011:

    http://www.youtube.com/watch?v=CzUVjiKhzeM&NR=1
    http://www.youtube.com/watch?v=IRRTgHot0qU

    Come ci sono riusciti? Semplice, hanno costruito un’auto due posti tandem super aerodinamica e con pneumatici a basso attritto, non serve un’auto da 2 tonnellate e 300 cavalli per muoversi velocemente, e’ uno spreco insensato soprattutto considerando che dal 2015 la spare capacity di produzione petrolifera svanira’ (ahia).

    Al contrario nella nissan che hai postato questa non e’ basculante, peccato sarebbe ancora piu’ divertente da guidare in curva :D , io mi sono innamorato di questa macchina, paradossalmente sono anche piu’ sicure, essendo leggere gli spazi di frenata sono molto piu’ contenuti, essendo piccola e’ possibile usare materiali esotici (fibra di carbonio) molto piu’ resistenti dell’acciaio, inoltre puoi riempirla di airbag dato che il cockpit e’ di dimensioni limitate.

    Poi se vuoi essere veramente hardcore ti costruisci una bicicletta del genere:

    http://www.youtube.com/watch?v=jQwpGLCAMm4&feature=fvw

    Fantastico, Sam Wittingham detiene il record del mondo per un veicolo a propulsione umana (HPV): 132.5 km/h :D, con una bicicletta!!

  6. Luca says:

    Ciao Simone,
    mi fa molto piacere e un bel pò di stupore vedere che abbiamo la stessa idea sul traffico e le auto. Dovendo spesso farmi km e km ogni giorno, mi rendo sempre più conto che l’unica vera soluzione per ridurre il traffico è togliere il volante dalle mani dei giudatori! Chi continua a guidare a 10 cm da quello davanti e ogni volta che frena crea code di 1 km dietro di se a catena, chi si distrae e sbanda obbligando tutti a fermarsi, le code per vedere morbosamente un incidente dall’altro lato della strada, insomma anche solo a parità di macchine circolanti un sistema che le governi in modo uniforme sarebbe ottimo.

    Mi viene in mente il film minority report, dove appunto le auto si usano senza guidarle, salvo poi poterne prendere i comandi usciti dalla città.

    Riguardo agli altri spunti che sono usciti dai commenti: un altro freno alla diffusione di un sistema simile è anche la voglia di possedere un’auto diversa dalle altre, che molte persone hanno proprio perchè l’auto è anche uno status symbol (e non faccio mistero di possedere in famiglia una slk, quindi ho presente questa cosa… poi però mi sono lavato la coscienza con una prius :-)); avere auto tutte uguali funzionerebbe? In un mondo che invece spinge sempre più sul consumismo e dove quindi molti bambini crescono stimolati da mille desideri inculcati? Non lo so…

    Secondo me questa idea è un’ottimo traguardo a cui tendere, però concordo con chi dice che va fatto a piccoli passi. Io quando posso prendo il treno e mi leggo un libro, navigo in internet col 3G o semplicemente mi gusto il panorama, e da qua apprezzo il tempo libero che il treno mi concede; e spendo meno dell’auto. Se più gente prendesse il treno invece di farsi le code nelle tangenziali magari un pò il traffico calerebbe. Il car pooling e il car sharing vanno benissimo, come ogni piccolo miglioramento che ci può venire in mente.

    Luca.

  7. Xio says:

    Giwiki? E se come buon passo intermedio e propedeutico fosse un evoluzione dei Taxi e del loro servizio?

  8. Come ha scritto il mio omonimo poco sopra, l’industria petrolifera è un fattore determinante, e a mio modesto parere nettamente più influente della politica nazionale e locale.
    L’industria petrolifera è il tipico esempio del prodotto obsoleto che “vende ancora bene”.
    Mi ricordo un passaggio di uno spettacolo di Grillo che faceva vedere un furgoncino Wolksvagen negli anni 70-80 (vado a memoria) che andava ad idrogeno. E dopo 30 anni ci sono 4 macchine ad idrogeno in giro per il mondo.

    Al contrario dell’immobile il petrolio è PURA speculazione.E se devo essere un po’ cinico temo che finché il petrolio non finirà non ci sarà verso di rimpiazzarlo.

    Poi è vero che le dinamiche sociali e gli status symbol influiscono molto su come la gente approccia il problema. Ma gli oligarchi hanno il coltello dalla parte del manico e la gente lo sa. Poi magari gli italiani se ne fregano finché non tocca a loro (come fanno solitamente) mentre i giapponesi si appassionano al problema. Ma come hai detto tu il meccanismo è enorme, e senza l’appoggio degli oligarchi non si può realizzare.

  9. Caro Simone, quando la settimana scorsa sono stato a Parigi ho voluto sperimentare il “Velib” un sistema di bike sharing gestito dal comune di Parigi. Ovunque nella città nelle piazze e zone di maggior frequentazione, c’erano questi parcheggi di bici in sharing che chiunque poteva prendere, spostarsi nella città fino alla destinazione desiderata e lasciare la bici in uno dei parcheggi disponibili nella zona. Se il tutto avveniva entro trenta minuti non si pagava niente, se si sforavano i 30 minuti veniva addebitato un modico contributo sulla carta di credito (tipo 1 euro l’ora). Le bici erano tantissime e in perfetta efficienza (il comune eroga un efficentissimo servizio di manutenzione e controllo) e, con grande piacere constatavo che i maggiori utilizzatori del servizio erano proprio i parigini, che avevano a disposizione un sistema di trasporto economico, efficiente, a impatto zero, e non dovevano nemmeno pagari i soldi della palestra per tenersi in forma.
    Insomma il tuo post mi fa chiedere: ma se la cosa funziona con le bici, perchè non dovrebbe funzionare con le auto?