Simone Brunozzi

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Ma il problema è la Polverini?

La signora Polverini, recentemente eletta , è ora al centro di una bufera riguardante un fuorionda, in cui un signore, tale Zaccheo, le dice: “Non ti dimenticare delle mie figlie”, come a ricompensa del lavoro da lui svolto per aiutarla alle elezioni. Ecco il link al video su YouTube.

polverini-zaccheo

Come mio solito, non mi piace molto entrare nei dettagli della vicenda in sè, ma guardarla più come espressione di una realtà ITALICA generale.
Non ho nemmeno guardato in rete, ma già immagino i commenti che gridano allo scandalo.

Ad essere onesti, credo che la stragrande maggioranza dei politici, di basso o alto rango, ricorrano a queste pratiche per ottenere voti.
Il fatto che la Polverini sia stata “pizzicata” non la rende diversa dagli altri; semmai, la rende suscettibile di una azione legale, quello sì. Ma sul piano etico, non la considero peggio o meglio di quanto non la considerassi prima di vedere il filmato.
Sia chiaro, tutto questo non è per giustificare lei, di cui mi importa assai poco. E’ per sottolineare l’importanza che ha il fenomeno nel suo complesso.

I nostri politici vivono in un contesto, appunto, marcio: non c’è modo di fare politica senza dover arginare le mille richieste di aiuto che provengono da mille fonti.
Avremmo bisogno di introdurre una grande trasparenza, a più livelli, per evitare che queste situazioni possano accadere.
Uno dei modi è sicuramente la messa a disposizione dei dati, la creazione di concorsi sicuri, l’introduzione di sistemi di merito a livello nazionale.
Tutto questo, tuttavia, è auspicabile ma NON INCONTRA il favore della gente.
Secondo voi un politico si occupa di migliorare le cose, o di salvare la sua poltrona? E vedete così tanta differenza tra sinistra e destra?
Io no
.

Credo che la soluzione, come già ho accennato altrove, possa essere un movimento popolare, dal basso, possibilmente sostenuto da una piattaforma neutrale e guidata da persone volenterose e capaci. Persone che vogliono cambiare l’Italia e che traggono giovamento dall’essere parte di questo cambiamento.
Il cambiamento non deve passare per la politica. Deve camminare al suo fianco, senza mischiarsi ad essa. Deve essere super partes, neutro, e spietato nel cacciare i vecchi modi di fare politica, e forzare un’apertura verso i reali desideri delle persone.
Non vedo segnali di tutto questo. Conosco alcune persone che sarebbero più che capaci di fare una cosa del genere, ma non vedo perchè dovrebbero.

Pochi giorni fa ho avuto un breve scambio di email con Larry Lessig, e una delle cose che mi rattristava era una nota di rassegnazione nelle sue parole, come se i grandi sforzi da lui fatti, davvero encomiabili dal mio punto di vista (uno su tutti: FixCongressFirst.org), non ricevessero il giusto riconoscimento.

Siamo chiari: “at the end of the day”, non possiamo sperare che una persona capace voglia cambiare il mondo, in meglio, senza nemmeno ricevere segnali di riconoscimento e gratitudine per quello che sta facendo. Altrimenti, quella persona guarderà la sua famiglia e dirà: “Sai una cosa? Io me ne sto a casa coi miei cari.”. E avrebbe ragione.

Forse, l’unica remotissima possibilità è che un vecchio riccone rincoglionito investa qualche decina di milioni di euro in una fondazione, e ci metta dentro qualche decina di giovani capaci e onesti che riusciranno a fare qualcosa. Incrociamo le dita.

Per concludere: invece di concentrarci SOLO sul caso Polverini (che è indubbiamente importante), domandiamoci cosa servirebbe per impedire che gli altri milioni di casi come questo continuino ad accadere sotto i nostri occhi. Ecco, questo sarebbe cambiare l’Italia.

Che poi, dico, io sono uno di quelli, stronzi per carità, che non crede che il suffragio universale sia necessariamente una buona idea.
Ne possiamo discutere dal vivo, se ci incontriamo.

O forse, in pura filosofia “Unix”, bisognerebbe affidarsi a regole e misure radicalmente semplici:
- i politici non possono avere più di 40 anni.
- i dipendenti pubblici possono essere licenziati.
- ogni politico deve pubblicare i dettagli della sua situazione patrimoniale, finchè resta in carica.
- un canale RAI passa all’inglese. Un altro passa al CINESE. Il terzo rimane in italiano. E il canone sparisce.
- assumiamo Lessig e gli facciamo creare una piattaforma di politica 2.0.

Ecco, basterebbe questo per respirare già aria nuova.
Che ve ne pare?

Category: innovazione, italia

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9 Responses

  1. Ale says:

    Per rispondere alla tua ultima domanda, e per essere brutalmente sincero: “a me… me pare ‘na strunzata!”.
    Ecco, l’ho detto.

    (nel post si respira quell’aria di inutile “grillismo” che fa tanto rima con qualunquismo e che tanto sta bene al berlusconismo. Il solito “cambiare tutto per non cambiare niente”, insomma; e comunque ti sei dimenticato della riforma più importante: la riduzione a 40 o 50 al massimo del numero dei parlamentari. Un paio per regione bastano e avanzano…, tanto poi in parlamento finirà per comandare il vaticano, come oggi.)

  2. Purtroppo l’Italia degli ultimi giorni da un’immagine davvero squallida. Questo è il termine ideale. Bossi come al solito spara a zero, arrogante. Fini che fa finta di fare il vero politico minacciando Berlusconi, la Polverini che da “moralista” viene pizzicata mentre parla di raccomandazioni. Ma in che paese viviamo? Ma davvero Simone pensi che il popolo sia diverso da questi politici? Quanti come noi la pensano diversamente? Temo che per adesso sia una percentuale molto ridotta. Gli italiani sono “vittime” del berlusconismo e delle sue false promesse.

  3. Marco says:

    Secondo me sbagli. Ti volevo anche scrivere per un altro tuo post analogo, però non volevo annoiarti con troppe parole. In parte ti contraddici: auspichi un movimento dal basso, ma poi ti appelli “ad una persona capace” o a “un vecchio riccone” che finanzi l’attività di un’aristocrazia (nel senso greco del termine, “i migliori”). Dall’altra semplifichi troppo: Degasperi e Berlinguer avrebbero più di 40 anni oggi, ma sarebbero politici migliori di Alfano (40 anni), Carfagna (35), Meloni (33) anche se non trovi foto di loro seminudi in Internet. I concorsi sicuri sono un ossimoro: ho lavorato nella PA e ho visto anche come funzionano i concorsi universitari. I concorsi diventano la cortina fumogena dietro la quale si possono fare intrallazzi e poi tolgono responsabilità al datore di lavoro (“ehi, hai assunto dei cazzoni!”, “Eh lo so, ma che posso farci hanno passato un regolare concorso”). Infine, sei sicuro che una piattaforma 2.0 sia la soluzione? O più in generale sei sicuro che Internet sia uno strumento democratico? Io penso di no, anche se finora Internet è stato dalla parte della libertà di espressione. Per il resto dici cose condivisibili: maggiore trasparenza, meritocrazia. Attenzione all’uso della parole però. In 1984, c’era il Ministero dell’Amore. Tutti sono d’accordo nel volere il Ministero dell’Amore. Ma le parole sono solo sintassi, contenitori che possiamo svuotare del loro contenuto originale. La semantica non è nelle parole.

  4. stefano luchetti says:

    quoto interamente ogni parola di questo post.

    stefano luchetti, … persona qualunque.

  5. Danilo says:

    Vedi, Simone, dal punto di vista della “questione morale” nessuna delle due parti può ergersi a grande inquisitore, ma una differenza piuttosto grande fra destra e sinistra la vedo: i casi Marrazzo, Del Bono, sanità pugliese dimostrano che quelli di sinistra, per lo meno, quando vengono “beccati” si dimettono o vengono fatti dimettere, si sottopongono a giudizio senza gridare contro i PM bolscevici che li accusano. Io trovo sia una differenza sostanziale.

    Quanto a questo “caso” in particolare la differenza tra la Polverini e la Bonino era ancora più sostanziale: la prima ha condotto una campagna elettorale promettendo apertamente qualsiasi cosa a chiunque, chiamando a sé la destra iper-estrema, con un atteggiamento di falsa contrarietà al nucleare e con i suoi trascorsi di false dichiarazioni riguardanti il suo sindacato; dall’altra parte c’era invece una di ben altra stazza politica, che ha scritto la storia con le sue campagne referendarie e le sue battaglie per i diritti, che ha fatto una campagna incentrata sul realismo dei bilanci e non sulle promesse di Pulcinella. Insomma, il risultato della Bonino è stato di certo al di là delle aspettative, visto il dopo Marrazzo, ma è certo che a votare la Polverini, come per altro i ferventi non ci si potrà poi lamentare quando succederanno queste belle cosette in onda su Striscia… poi gli Italiani, si sa, votano per lo più coloro cui aspirano a somigliare… salvo, come dice Monicelli, “quando non gli va più bene appenderli a testa in giù”… sarebbe ora che imparassimo a fermare la deriva prima di arrivare agli eccessi…

  6. Daniele says:

    Qualche giorno fa scrivevo questo ad un amico che mi diceva che sogna un Italia composta da persone come l’imprenditore che ha pagato la mensa ai bambini di Arno quella che lui sogna.

    Spero possa contribuire alla riflessione, scrivevo:

    “É quell’Italia che é fatta di persone come te, come me e come tantissima altra gente accomunata da valori che non sono ne di destra ne di sinistra ne di “centro” (ma poi che vor dí?):

    - legalità e rispetto delle regole da parte di tutti
    - trasparenza
    - solidarietà
    - rispetto per i cittadini e per le istituzioni
    - e via discorrendo …

    chi cerca di appropriarsi di questi valori sbaglia. Questo crea lacerazioni del tessuto sociale, divisioni, egoismi, ignoranza. Chi continua a parlare di “noi e loro”, “bianchi e neri”, “amore e odio” fa parte, purtroppo, del solo vero partito di maggioranza che c’é in Italia, quello degli emeriti idioti. Anzi, a dire il vero, non sono convinto che siano la maggioranza, in effetti pensoo che di persone che la pensano come me (noi) ce ne siano parecchi, una buona parte é fra quelli che ormai si astengono dal votare (30%?) ed un’altra parte é composta da quelli che come me e voi continuano a votare “il meno peggio”, non facendo nient’altro che dare adito al gioco del partito degli idioti.

    Si dovrebbe tutti fare un bagno di umiltà, andare al di là dei preconcetti, delle frasi fatte, della demagogia, del clientelismo, del disfattismo e far risorgere la democrazia con un movimento che nasce dal basso, che delle idee e delle proposte che siano una vera emanazione dellla volontà popolare.

    Quando lo fondiamo sto partito?”

  7. Martino Sabia says:

    Ciao Simone,
    in merito al tuo ‘programma’ purtroppo devo dire che concordo a grandi linee con gli altri.

    Mi piace l’idea di un canale Rai in inglese, il resto non lo condivido, specialmente la questione dei dipendenti pubblici licenziabili. A mio modesto avviso, sulla carta il sistema Italia è un buon sistema, va migliorato, reso efficiente, va messo in pratica.

    Lessig appartiene ad un altro modo di pensare, ad un’altra realtà, è bene che s’impegni nel rendere pulito in congresso americano che, se la vogliamo dire tutta, Lessig vuole rendere come quello italiano (cioè pagato dallo Stato).

    Infine, sarò qualunquista anch’io, ma credo che il modo migliore per non cambiare assolutamente nulla è cambiare tutto, mi pare che su questo stia investendo la nostra classe politica e mi pare di vedere che, oltre alla propaganda, sia la cosa migliore che riesce a fare: auto-proteggersi.

    Credo che vada creato un modello nella società civile, modi nuovi di intendere l’economia, l’impresa, il lavoro, per dare vita ad una rivoluzione dal basso, una rivoluzione pacifica e concreta. Si può fare?

  8. simone says:

    Bei commenti, grazie.
    Mi soffermo sull’ultimo, di Martino: Martino, quello che tu dici sono parole che non hanno un senso pratico. Che vuol dire “nuovi modi di intendere l’economia”? E poi, Lessig sta facendo ben altro; lungi da lui il voler trasformare il modello americano in quello italiano (che tra l’altro, quello americano lo sta rincorrendo a passi da gigante).
    I dipendenti pubblici licenziabili… Significherebbe togliere la certezza di impunità a due milioni di persone, e ridare loro la dignità di poter dire: “lavoro qui perchè me lo merito, non perchè ho vinto un concorso 30 anni fa”.

  9. Martino Sabia says:

    Mi (pre-)scuso per la lunghezza della mia risposta e spero non interpreterai questa mia come una polemica, semplicemente mi piace discutere dell’argomento.

    Può essere che le mie parole non abbiano un’applicazione pratica, fatto sta che, a vedere i numeri, il modello di azienda italiana (quelle medio-grandi) non funziona per la produzione della ricchezza del Paese, e nemmeno degli stakeholder, ma solo di una minoranza del management. Le nostre aziende più ‘titolate’ sono tutte indebitate, con altissima propensione all’esportazione del lavoro, a volte con storie poco legali (caso Telecom-Fastweb, Parmalat, Fiat, Cirio e chi più ne ha più ne metta), conti all’estero ecc. ecc.

    Certo altrove le cose non vanno poi così diversamente e nemmeno meglio, ma credo vi sia la necessità di rivedere il modello che le imprese stanno adottando (sempre meno capitalista e sempre più finanziario). In tale ottica s’inserisce anche la questione del lavoro e l’economia.

    Concordo con Tremonti quando dice che la globalizzazione ha comportato per l’occidente esportazione di ricchezza e importazione di povertà. Lungi da me condannare o voler reprimere la globalizzazione, che meriti che non sto qui a discutere, ma credo vada trovato un modo di creare un compromesso, un equilibrio che consenta di dare lavoro nell’industria anche nell’occidente.

    Per quanto noi, in Italia, abbiamo una popolazione con crescita stagnante, immigrazione e invecchiamento della popolazione, abbiamo comunque bisogno dei posti di lavoro nel comparto manifatturiero ed industriale, con una retribuzione decente, per i nostri cittadini. Non si può pensare di avere una nazione come l’Italia attiva ‘solo’ nel terziario avanzato, il turismo e la moda. Magari fosse sufficiente.

    Lo so che la mia è un’utopia perché chi ha la possibilità di rendere operativa un’azienda di questo tipo – di una certa rilevanza economica – semplicemente non può ragionare in questi termini, ma tant’è. Secondo me vi sono spazi nell’economia italiana in cui ciò è possibile, vale a dire il campo dell’energia e i rifiuti. Purtroppo sono in mano a pochi player che hanno altre strategie. Anche se ci sono delle eccezioni.

    Per la questione dei dipendenti pubblici. Partiamo dal principio che un dipendente pubblico non gode di immunità, per cui se sbaglia paga e può essere licenziato. Ma poi, per come funzionano le cose oggi in Italia chi decide se e chi licenziare?

    Non ho detto che il sistema funziona, ma che è un sistema buono sulla carta. Va corretto, va fatto funzionare, va reso efficiente. Magari i dipendenti pubblici fossero tutti assunti per concorso, sappiamo che non è così ed il video che citi nel post n’è una riprova. Quello sì va risolto e sradicato. Sia da parte di chi ‘assume’ che gli assunti. Però prima di dare poteri a chissà chi di licenziare a seconda di cosa poi, beh secondo me ce ne passa. IMHO.

    La meritocrazia… lo chiedo a te che hai sicuramente un’esperienza aziendale più importante della mia, ma davvero esiste un metodo affidabile e minimamente non soggettivo per ‘misurarla’? Sufficientemente ‘sicura’ da essere resa operativa per una realtà ‘pubblica’ (statale)? Questo non vuol dire che non bisognerebbe mettere paletti per incentivare la produttività, l’avanzamento della carriera e colpire chi non fa ciò per cui è pagato. Ripeto, prima di dare ad un ‘organismo’ la facoltà di licenziare i dipendenti pubblici ci penserei bene, specialmente con l’aria che tira. Quis custodiet ipsos custodes?

    Infine Lessig: magari sbaglio, ma la sua più grande battaglia di “fix-Congress” è quello di renderlo indipendente dalle lobby e l’unico modo di farlo è, almeno da quello che ho sentito in alcune sue interviste, con i rimborsi elettorali. Certo è una semplificazione spinta, ma non credo sia così lontano dalla realtà ;).