Simone Brunozzi

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Mamma li cinesi

Riprendo una nota frase che usiamo dire in italiano, “mamma li turchi“, che Giusy Gattuso definisce così: “L’esclamazione «Mamma, li turchi!» risale al periodo dell’arrivo dei mori in Sicilia: la gente era terrorizzata al solo nominarli e quando si avvicinavano ai castelli o ai fortini gridava, spaventata, questa curiosa espressione folkloristica di paura. Tale locuzione è, infatti, ed è stata spesso citata in opere riguardanti la paura verso gli immigrati e la xenofobia ma, nelle connotazioni moderne, ha preso anche un tono ironico. Essa, comunque, evoca antiche paure ancora oggi presenti nei confronti dei diversi in generale.”
Insomma, dal IX secolo ad oggi, questa espressione è rimasta nel modo di dire comune, il che è una delle cose belle delle lingue vive.

Ieri ho fatto una “full immersion” nella cultura cinese, in un modo molto particolare: ristorante russo (!), cinque ore e mezzo di seminario ad un Linux User Group locale, il Beijing LUG (e io che pensavo che gli Indiani fossero tosti), che mi hanno permesso di guadagnare la simpatia e la stima dell’intero gruppo.

beijing-lug

Hanno seguito altre tre ore di chiacchiere su argomenti diversissimi in un locale Koreano (ovviamente, Sud Koreano).
E così, ieri sera, mi sono ritrovato ad un tavolo con francesi, tedeschi, cinesi, australiani, parlando principalmente inglese ma ascoltando o improvvisando un po’ di cinese, francese e addirittura tedesco (!) e assorbendo mille informazioni e spunti di riflessione dagli expats (gli “espatriati”) o dai cinesi locali.
Tutti si sono stupiti che un italiano beva solo acqua, e la sera tardi mangi solo frutta; sia vegetariano; non abbia particolari preconcetti contro i francesi. Strano, vero? :)

korean-bar

A dirla tutta, due dei tre francesi si sono rivelati spassosissimi, interessantissimi, e completamente cordiali. Frank mi ha raccontato degli anni vissuti in Italia, del cibo, delle persone, delle differenze tra spagnoli, portoghesi ed italiani, di come i cinesi fanno business, di cosa questo comporta nel campo dell’IT, come in altri campi.

Mentre rientravo in un taxi freddo, ascoltando una improbabile musica classica mentre un impassibile cinese mi riportava in albergo, riflettevo su tutto ciò che avevo assorbito nelle ore precedenti, e mi ricollegavo al mio post di ieri (Italia, Piazza Tiananmen), e a quanto poco conosciamo del mondo, se basta una serata come questa per aprirti un varco su una serie di cose che forse potevi immaginare, ma che non conoscevi così bene.

La seconda riflessione riguardava l’amicizia: il fatto che quando giri il mondo e passi una sera così, l’amicizia che scaturisce tra le persone è lì, palpabile, eccitante, e dentro di te sai che con buona probabilità non rivedrai quasi nessuna, di quelle persone, per il resto della tua vita… Eppure quelle persone ti lasciano un segno, un segno di amicizia, di compassione, e tu fai altrettanto per loro. Una cosa completamente diversa dalle amicizie “lunghe”, quelle che durano anni, quelle che valgono più di tutto il resto… Eppure, questa amicizia “effimera” ha un suo valore anch’essa.

Poi riflettevo su una frase di Frank, che ha una moglie giapponese. Chiedevo a Frank se avesse intenzione di tornare in Europa. E lui faceva spallucce, e diceva: mia moglie è asiatica, se torno in Europa come verrà trattata? Da “cinese”, come succede a Prato o a Firenze, ovvero come una immigrata di basso livello. Le vuole bene, e non vuole per lei un futuro in cui non possa integrarsi, sentirsi accettata, rispettata. I miei pensieri sono subito corsi all’Italia, alle CAZZATE razziste che certe persone hanno il coraggio di dire… E ai pericoli delle generalizzazioni.
Primo, se un marocchino compie un crimine, è un criminale ancor prima di essere marocchino.
Secondo, se il 90% degli albanesi viene in Italia per rubare (cifra ovviamente ridicola, ma alcuni razzisti arrivano a dire cose del genere), dapprima dimostrami che la percentuale è vera; in secondo luogo, qualora fosse vera, trova il modo di impedire l’immigrazione clandestina. Trova il modo, cazzo.
Terzo, se non fosse per gli immigrati onesti, tante cose in Italia nemmeno funzionerebbero più.
Quarto, se ti sta sulle scatole che alcuni immigrati vengono in Italia a fare i propri comodi, è stupido reagire col razzismo: reagisci pretendendo regole serie, e applicazione delle stesse. Così si costruisce un paese civile. Fare i razzisti è troppo facile.

Più giro il mondo, più mi rendo conto che siamo tutti umani; che non sono i cinesi, o gli americani, o gli italiani, o i rumeni… Siamo umani. Se abbiamo potere, cerchiamo di abusarne. Se siamo disperati, ricorriamo a misure disperate. E così via.

L’ultima riflessione riguardava la Cina, e la sua censura, il “Great Firewall of China”, e tutto il resto. Eh sì, è un problema, dicono. Perchè è un problema? E se invece fosse una soluzione per tenere in piedi una nazione di 1,3 miliardi di persone? Se fosse un modo per mantenere la pace? E qui, di nuovo, è necessario un grande bagno di umiltà. E’ giusto censurare? E’ giustificato farlo se è uno strumento necessario per mantenere una pace sociale? Discorso lungo, e per nulla scontato. Anche qui, basta chiedere a chiunque e chiunque ti sa dare mille opinioni forgiate nell’acciaio.

E Bill Gates, e la Bill and Melinda Gates Foundation? Dibattevo con uno dei francesi, Frederic, a proposito della sua fondazione “caritatevole”, sostenendo che in linea di massima è una iniziativa che comunque porta dei benefici, al di là delle critiche che si possono sollevare. Lui aveva una visione più negativa della cosa, ma poi gli ho ricordato che ci sono situazioni ben peggiori, aziende petrolchimiche, farmaceutiche, alimentari, che uccidono persone e devastano interi paesi con le loro politiche aggressive. Hai ragione, mi ha detto Frederic. Bisogna considerare certe cose; ciò non esenta dalle critiche, ma le pone nel giusto contesto.

E avrei tante altre cose da dire… Il tassista che mi ha lasciato a mezzo chilometro dal Traktirr Restaurant, dall’altra parte della strada, come se fosse normale trattare così un cliente… E la gentilezza dei camerieri cinesi nei ristoranti, e la bellezza dei costumi delle cameriere… E il traffico, e il tizio (il cui nome ho dimenticato) che mi aveva abbordato vicino a Piazza Tiananmen, mi aveva portato nella Città Proibita, e mi aveva fatto visitare la sua mostra di quadri, sperando ne comprassi uno. E Frank che mi diceva, ammirato e divertito: tu non sei più soltanto italiano, sei un cittadino del mondo adesso: senti come parli. E il mangiare, e il parlare, e i controlli per entrare a Piazza Tiananmen, e il poster di Mao all’ingresso della Città Proibita, e il piccione che mi ha cacato in testa ieri (prima volta nella vita), e i baracchini che vendono dolci o granturco tostato, i taxi “apetti”, l’importanza dei toni e del suono nella lingua cinese, sentir parlare persone occidentali e capire che c’è un universo dietro una lingua così… e così via.
E l’enorme potere della Cina, e l’idea che economicamente è una nazione che sarà in grado di spazzare via tante cose. Mamma li cinesi, forse un giorno diventerà un’espressione comune, da noi.
E mi tornano in mente i libri di Rampini, così lucidi e profondi, mentre raccontava la Cina che sta emergendo.

Credo che sia una vita ricca e piena, quella vita in cui vivi così intensamente da non avere il tempo di raccontare tutto.
Beh, tutto questo l’ho voluto condividere con voi. Sentivo di doverlo e volerlo fare. Spero vi sia piaciuto.

Category: amicizia, asia, italia

Tagged:

  • 24/03/2010 at 06:06 Aurora
    santa verità "Più giro il mondo, più mi rendo conto che siamo tutti umani; che non sono i cinesi, o gli americani, o gli italiani, o i rumeni… Siamo umani. Se abbiamo potere, cerchiamo di abusarne. Se siamo disperati, ricorriamo a misure disperate. E così via." E il passaporto "cittadino del mondo" è qualcosa di cui andarne fieri perchè regala infinita libertà :) Questa è la globalizzazione :) !
  • 24/03/2010 at 06:10 simone brunozzi
    Aurora :)
  • 24/03/2010 at 06:12 Aurora
    aspettiamo i prossimi post ;) !
  • 24/03/2010 at 06:32 simone brunozzi
    Grazie. Speriamo non tardino ad arrivare. Buona giornata!
  • 24/03/2010 at 09:31 Romak
    grande Simone! Post stupendo! Come tutti quelli nei quali parli di cosa fai, dall'altra parte del mondo. Il tuo punto di vista, quando tiri le somme su serate varie, è sempre molto interessante. Sul fatto che non ti aveva mai cakato un piccione in testa, beh...si vede che non sei cresciuto a Milano :)
  • 24/03/2010 at 10:56 Daniele Bastianini
    Noto con piacere che, nei tuoi post, sei passato, nel giudicare la Cina, dalla visione di chi guarda i TG "nostrali" a chi la CIna l'ha toccata con mano. Bravo.
  • 24/03/2010 at 11:50 simone brunozzi
    Grazie caro Daniele, e caro Romak :)
  • 24/03/2010 at 13:26 arco
    "Quarto, se ti sta sulle scatole che alcuni immigrati vengono in Italia a fare i propri comodi, è stupido reagire col razzismo: reagisci pretendendo regole serie, e applicazione delle stesse. Così si costruisce un paese civile. Fare i razzisti è troppo facile." Parole sacrosante ma, purtroppo, al vento: il razzismo è l'alibi perfetto dell'homo italicus, che strepita perché gli altri rispettino le regole, mentre è lui il primo a non rispettarle. E possiede fulgidi esempi che lo guidano in questa direzione (bel post, by the way, lontanissimo dalle ristrettezze nostrane).
  • 24/03/2010 at 13:56 joevanni99
    Posso fare un commento razzista sui razzisiti? "Io i razzisti proprio non li sopporto, magari ci sono anche brave persone rispettose tra i razzisti, non lo so, ma proprio mi stanno sulle scatole. Se vogliono evitare di incontrare persone diverse, che se ne stiano chiusi in casa e non vengano a rompere le scatole a noi!" (il post è bello proprio...prima o poi devo decidermi a premere l'icona del feed e aggiungerlo)
  • 24/03/2010 at 15:40 simone brunozzi
    @joevanni99: mi ricordo quest'altra "battuta" : "Non sono io ad essere razzista, sono loro ad essere negri!". @Arco: vero, il rispetto delle regole non è una abitudine dalle nostre parti :(
  • 25/03/2010 at 21:26 Paola Bonomo
    Volevo già scrivere questo post, dopo che ho letto il tuo è diventata una necessità: http://livepaola.blogspot.com/2010/03/gli-scarabocchi-di-ikonnikov-da-vita-e.html
  • 26/03/2010 at 05:57 simone brunozzi
    Bellissimo il tuo post Paola, grazie :)
  • 26/03/2010 at 06:56 Paola Bonomo
    Il merito è di Vasilij Grossman, non mio

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6 Responses

  1. Fabio Ce says:

    Caro Simone, leggo con molto piacere quello che scrivi e ricollego molte cose che mio malgrado vedo solo da remoto tramite la rete, tramite le mie continue ed interminabili ricerche di verità sull’uomo. Sono per mia fortuna nato e cresciuto senza sovrastrutture culturali rigide, quelle poche che purtroppo eredito mediante sforzi intellettuali ho avuto la capacità di metterle in dubbio.
    Le tue riflessioni sono bellissime e fai benissimo a divulgarle, è necessario che l’uomo capisca che non esistono differenze tali da generare odio, guerre ed altro, l’uomo comune deve capire che le differenze servono solo ai poteri per controllare le masse, i romani hanno insegnato molto a tutta l’umanità. Divide et Impera è diventato un dogma in uso da sempre.

  2. abusx says:

    Caro Simone è un pò di tempo che leggo il tuo blog e piano piano mi sto appassionando alle vicende e agli aneddoti di vita vissuta che man mano racconti con entusiasmo. Mi sono soffermato a rileggere 2-3 volte il passaggio in cui parli del dell’Italia e del fatto che è un paese (volutamente con la lettera minuscola) che ha paura del diverso e del preconcetto che il diverso sia dannoso. Eppure l’Italia è sempre stato un paese di emigranti, che hanno viaggiato mezzo mondo per lavorare e mantenere le famiglie. Proprio su questo volevo passarti un link ormai vecchiotto ma sempre attuale, forse lo avrai già letto ma rileggendolo si notano molte somiglianze con oggi anche se gli “attori” sono diversi. (http://tiny.cc/cemcn) fammi sapere cosa ne pensi!
    Ti ringrazio per aver reso pubbliche le tue riflessioni, è sempre bello riuscire a parlare di qualcosa di importante con i toni pacati e moderati che hai tu, al di fuori dei discorsi della politica di oggi.

  3. Bishops says:

    “Tutti si sono stupiti che un italiano beva solo acqua, e la sera tardi mangi solo frutta; sia vegetariano; non abbia particolari preconcetti contro i francesi.” :-) :-) :-) se ripenso al Brunozzi di qualche anno fa…

    Comunque cittadini del mondo lo si puo’ essere anche “in casa”, non per sminuire chi lo e’ concretamente, ma perche’ e’ come se si dovesse essere per forza emigranti, emigrati o espatriati, il diverso tra i diversi, per rendersi conto degli altri e per arrivare a capire che siamo tutti umani e siamo tutti uguali, apprezzando la ricchezza di idee e diversita’ anziche’ l’etichettare il diverso come sbagliato. Abbiamo tutti gli strumenti per farlo anche a casa nostra e per renderci conto degli altri e rispettarli anche qui…

  4. simone says:

    Verissimo, Michele.

  5. Girang says:

    mi piace camminare per strada e vedere gente di ogni colore che parla lingue ignote ed è divertente cercare di comunicare con loroo… sentire i profumi orientali in vadere le strade ed entrare in uno dei loro negozi e scoprire un mondo nuovo e colorato…

    bisognerebbe adottare le leggi in vigore in canada che non pemettono a chiunque di entrare nel loro paese, ma solo a chi è veramente interessato a costruire un futuro in quel paese: in questo modo si eviterebbero incresciosi problemi….

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