Mar 22, 2010
Italia, Piazza Tiananmen
Piazza Tiananmen, Italia. E’ un famoso “monumento” che contraddistingue una era buia e contorta della democrazia italiana. Perchè io, da italiano, agli italiani “gli” voglio bene (“gli” è rafforzativo e licenza poetica a-là Proietti), e mi dispiace proprio leggere certe cose.
Il problema secondo me non è tra destra e sinistra.
Il problema è in alto, e in basso. Vi spiego.

In alto c’è una oligarchia di potenti che si fa allegramente i cavoli propri, e tratta il paese come una sua proprietà. E se la destra si inventa una manifestazione come quella di sabato scorso a Roma, il problema non è di chi è di destra: il problema è permettere che un signore di nome Berlusconi possa arringare il popolo come il peggiore dei tiranni. E che il popolo glielo lasci fare.
Ed è inutile che la sinistra si metta a contare gli errori, le barzellette di questa destra che governa: quando governava la sinistra le cose non erano tanto differenti. Forse, una cosa in cui Berlusconi eccelle è la sua arroganza, questo sì. Ma per il resto, mi dispiace: non vedo grandi differenze tra sinistra e destra, in termini di onestà, efficienza, correttezza. Non pensate soltanto ai vertici: come diceva qualcuno, la forza di un esercito non sono i suoi generali, ma i suoi soldati. Contano anche i mille funzionari che reggono i rispettivi leader.
Se pensate che destra e sinistra siano tanto diverse: portatemi i dati. Dimostratelo. Altrimenti, continuiamo dando per scontato che una grossa differenza non ci sia.
In basso, invece, c’è una massa di gente che, permettetemi di dirlo, è saccente, arrogante, e si lamenta sempre: gli italiani pretendono di sapere sempre tutto, hanno le loro opinioni su economia, giustizia, ecologia, tecnologia, e pretendono di insegnarle agli specialisti. Parlano spesso facendo eco a quanto leggono sui giornali, o alla corrente di pensiero del loro partito di appartenenza, o della loro cerchia di persone che generalmente ruota intorno alla stessa linea politica. Sto dicendo cose dure, lo so, ma fatemi la cortesia di interrogarvi un attimo, e pensate ad esempio all’ultima volta in cui avete espresso un parere economico: voi che ci capite di economia?
E se per caso di economia ci capite, prendete un altro argomento a caso, e ditemi se non parlate spesso a caso anche di quello.
No, non guardate soltanto voi stessi: guardate LA MASSA. Se voi siete intelligenti ed istruiti, e magari avete la buona abitudine di affrontare le cose con umiltà e modestia, e magari riuscite anche a capirci qualcosa… Ce ne sono altri dieci, in giro per l’Italia, che vi abbassano la media. E’ così. Siamo un popolo, e come popolo abbiamo i nostri grandi limiti.
E’ per questo che spesso dico, e non mi stanco mai di ripeterlo: ogni popolo ha i politici che si merita.
Ma veniamo a Berlusconi.
Io posso capirlo, Berlusconi: non è facile rimanere coi piedi per terra dopo aver costruito, in modi leciti o meno leciti, l’impero economico più importante dell’Italia degli ultimi duecento anni. Probabilmente mi sentirei fico pure io, e andrei a diciottenni pure io armato di viagra, cialis e capelli rifatti, e spaccherei il mondo con dichiarazioni esagerate e ottimiste, sapendo bene che per convincere il popolo a votarti, l’ottimismo è la prima arma.
Curiosamente, sto finendo di leggere “Learned Optimism” di Martin Seligman, il “padre” della moderna psicologia positiva, un dottore serio e rispettato che una quindicina di anni fa scriveva di come l’ottimismo riuscisse a far vincere le elezioni, almeno negli Stati Uniti. Berlusconi questa cosa la sa benissimo. Quando ascoltate i suoi discorsi, cercate di annotare le cose che dice: sono tipiche di un dittatore, di un arringatore di folle molto esperto. E’ una sua qualità, una delle tante.
Perchè, diciamocelo, Berlusconi ha fatto quello che ha fatto perchè è DANNATAMENTE IN GAMBA. Non potete negarlo. Essere in gamba non significa essere onesto: significa avere delle capacità in più rispetto alla media delle persone. Lui ne ha, cavolo se ne ha.
Per molti italiani di sinistra il problema è Berlusconi. Per molti italiani di destra è meglio avere Berlusconi, che essere governati dalla sinistra, anche se ogni tanto qualche sua “gaffe” suscita qualche sospiro di sopportazione anche tra le file dei suoi simpatizzanti.
Io sono di destra o di sinistra?
Non riesco ad identificarmi più con una sola corrente di pensiero. Forse è più corretto dire che mi sento un social-liberalista: un democratico, uno che preferisce la libertà, l’iniziativa, la meritocrazia, ma che pretende che le persone abbiano possiblità simili (se non addirittura pari) di poter raggiungere i propri obiettivi, e che lo stato si faccia garante della protezione dei più deboli. Se mi piace il capitalismo? No, perchè credo che sia una forma aberrata di economia libera, in cui grandi corporation ammassano potere e riescono a governare, di fatto, intere nazioni. La soluzione? Ho delle idee, ma di idee ne abbiamo tutti.
Ma il punto non è questo. Il punto non è di quale corrente politica io, o tu, siamo.
Il punto è che sempre di più questa Italia sta andando in una direzione oscura, ci stiamo facendo passare davanti scene Hitleriane senza far nulla. Io credo, anzi spero, che ci siano tante persone di destra che non sopportino Berlusconi, che vorrebbero vederlo sostituito da una persona più ragionevole, meno mitomane. Ma queste persone di destra si sentiranno anche il diritto di dire: beh, intanto vinciamo le elezioni, visto che senza Berlusconi non andiamo da nessuna parte. Ciecamente, si affidano ad un leader che li sta trasformando in pecore.
Poi, c’è da dire che Berlusconi proietta una immagine importante, quella di un uomo d’azione, di un meritocratico, di un imprenditore: e tutto questo è musica per le orecchie di tante persone che vogliono QUEL tipo di politici a governarli. E non hanno tutti i torti, nell’apprezzare certi tratti, salvo poi che la persona in oggetto sia questo anziano mitomane.
Ma se invece fosse un onesto imprenditore, un uomo in gamba votato al servizio della sua nazione, non sarebbe dieci volte meglio dei vecchi politici incartapecoriti? Ecco perchè ad alcuni piace, Berlusconi.
E il potere, lo sappiamo, non lo decidono solo le singole persone. Lo decidono i potenti. In Italia, molti voti li sposta la Chiesa stessa. E tessere rapporti, e scambiare voti, è molto facile tra poche persone potenti, che non tra gente che non conta un cavolo.
Ma quindi, siamo spacciati? Siamo mercè di chi ha più soldi, o più potere?
La democrazia, la libertà, sono la CONSEGUENZA di un popolo che sa difenderle, non di un singolo individuo. Mi chiedo: come è possibile che gli italiani riconquistino questo potere e siano in grado di confrontarsi politicamente, destra e sinistra, in maniera civile, evitando i raduni di massa e l’odio di certe manifestazioni? Dipende davvero tutto da Berlusconi?
Non sarebbe meglio DIMENTICARE Berlusconi, smetterla di dedicargli tempo e odio, e concentrarsi invece su cose positive da fare per le persone? E per quelli di destra: non sarebbe meglio essere onesti con se stessi, ammettere che la destra non deve per forza essere governata da un singolo uomo potentissimo, ma la destra può anche essere libera, democratica, liberale?
Io vivo l’Italia dall’esterno. Vivo all’estero da due anni, e da pochi mesi addirittura in un altro continente, a Singapore. Sento gli echi lontani di quello che succede. Leggo FriendFeed, Twitter, Facebook, da queste fonti mi faccio una idea. Ogni giorno sbircio il Corriere online per qualche minuto (uno dei giornali peggiori del mondo, che ancora mette la pubblicità prima dei video, “prende” le notizie dai giornali internazionali e non cita mai le fonti), ma raramente una notizia cattura la mia attenzione. Il grosso sono cavolate. Gossip. O argomenti futili, che non hanno nulla a che vedere con un quotidiano.
Ecco: il modo in cui facciamo informazione, e il modo in cui raccogliamo informazione, influisce sulle nostre vite e sulla percezione che abbiamo del mondo, sulla nostra “capacità” di difendere la nostra libertà.
Quanto tempo passiamo davanti alla televisione? A leggere giornali inutili? Quanto ne passiamo invece coi nostri cari, quanto a leggere un buon libro, quanto a informarci? Quanto, a scrivere un post in un blog, invece che rincoglionirsi di fronte ad una serie televisiva?
E soprattutto… Quanto siamo bravi a lamentarci, a dare agli altri la responsabilità di ciò che succede?
Io sono uno di quelli che sostiene che il suffragio universale sia un grosso problema, quando esistono i mass media. Sostengo che chi controlla i mass media, controlla il potere, perchè riesce ad usare tecniche astute per convogliare i voti dove lui preferisce. Non conosco un modo facile per rimediare. Non credo di riuscire, con un semplice post, a cambiare le abitudini degli italiani e convincerli ad usufruire dell’informazione in maniera più intelligente.
Però, intanto, questa ora di scrittura la dedico all’Italia, sperando che non diventi una nuova Tiananmen, la Piazza dove si è consumato uno dei tanti episodi di un regime autoritario. La dedico ai miei amici, alle persone a cui voglio bene, la dedico ai tanti “amici di rete” che forse non ho mai incontrato ma che godono della mia stima, Zio Bonino in testa (lo so, sono un fan dello Zio, che ci posso fare).
Che poi, di sicuro qualche boiata l’ho scritta anche io, e qualcuno penserà: “Ma che coglione…”. Ma il punto non è correggere me: il punto è iniziare una conversazione. Smetterla di lamentarsi, e fare qualcosa.
Quant’è bella, l’Italia, e quanto sono belli gli italiani, visti da qui.
Caro lettore mio, che mi hai sopportato per vari minuti e sei giunto fino in fondo: spero che queste mie righe ti convincano a fare qualcosa, qualcosa di piccolo, ma di importante.
Grazie.
Bel post ;)
Riguardo il problema dal “basso”, la saccenza e l’ignoranza della massa mi trovo particolarmente d’accordo, credo che l’onestà intellettuale sia una cosa sconosciuta, tutti sanno tutto. Forse perchè siamo un popolo passionale o forse semplicemente per poca modestia o forse perchè abbiamo nei media (e nei politici?) degli esempi negativi.
Non siamo abituati a porci criticamente rispetto quello che ci viene detto, idolatriamo politici o persone famose e quello che dicono è oro colato che ci vede d’accordo sempre e comunque; se qualcuno più esperto (magari perchè è il suo campo: scenziato, economista, giornalista specializzato ecc…) va fuori dal coro automaticamente è un poveretto a cui non dare ascolto. L’ipotesi di ascoltare le due voci e informarsi autonomamente è fuori discussione per la maggior parte della massa.
Esempio lampante il nucleare, dovrebbero parlare soprattutto gli scenziati a riguardo, ma apparte Rubbia ad anno zero non ho sentito nessun altro.
Poi quando leggi queste cose qua ti cascano le braccia
http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2459882&title=2459882
Riguardo invece il dover smettere di lamentarsi di Berlusconi e concentrarsi sul “fare” mi trovo relativamente poco d’accordo. Il discorso di fondo è ovviamente condivisibile, ma trovo impossibile non parlare e non lamentarsi di una persona che sta ridicolizzando la nostra democrazia grazie al grande potere mediatico che esercita tutti i giorni sulle televisioni lobotomizzando le persone con scarsa onestà intellettuale.
Fino a 3-4 anni fa la pensavo in maniera molto differente, ma è stata proprio la voglia di uscire dalla massa e provare a ragionare da solo che mi ha fatto cambiare idea.
Sono perfettamente daccordo quando dici:
“gli italiani pretendono di sapere sempre tutto, hanno le loro opinioni su economia, giustizia, ecologia, tecnologia, e pretendono di insegnarle agli specialisti”
Questa e’ una esperienza che si prova continuamente parlando con italiani. Tutti si sentono generali! Quando torno in Italia mi ritrovo a parlare con gente che pensa che in Italia ci sia la migliore cucina, la migliore cultura, i migliore sistema educativo e i migliori ospedali.
Io mi chiedo, se non si parte con un atteggiamento di umilta’ come e’ possibile che un sistema possa innovare e possa crescere?
Risposta a simone
Caro Simone,
a volte invidio la tua prospettiva esterna e non nego che quando scrivi post come questo ti uso come termine di paragone per potermi sollevare un po’ e riuscire a guardare la vita in Italia in modo più oggettivo, e con un orizzonte un po’ più ampio.
Quindi intanto ti devo un grazie per averlo scritto.
Ha ragione Romak quando dice che gli esempi positivi come il tuo sono rari e difficilmente se ne parla in TV in prima serata.
Condividerò questo post fino alla nausea, ma in pochi lo leggeranno fino in fondo. Alcuni saranno pigri, alcuni avranno di meglio da fare, alcuni non leggono mai i link degli altri e molti si offenderanno e diranno “ma chi è questo stronzo che mi vuol giudicare”! Stronzo riferito a me naturalmente, ma forse qualcuno se la prenderebbe anche con te perché ha la sua opinione, e semplicemente non vede la necessità di metterla in discussione.
La maggior parte poi non andrà oltre la premessa non appena capirà che si parla di politica.
Insomma una situazione un po’ desolante, anche per un buon ottimista pragmatico come me.
Molte cose che tu pensi le penso anch’io: che Berlusconi nel suo campo sia dotato di grandi capacità; che la destra e la sinistra in Italia sono come il 99% della burocrazia e cioè una definizione pro-forma senza alcun significato; che a forza di lamentarci e fare gli arrivisti siamo un popolo che si merita questa manica di dementi che lo governano. E potrei continuare anche con molte altre tue frasi scritte pure in post precedenti.
Non voglio fare un lungo e tedioso elenco, ma voglio comunque fare un cenno a quelle che tu hai definito “scene Hitleriane”: sono tante, troppe e per assurdo non si limitano ad essere insabbiate, ma addirittura vengono innestate nel fiume del Gossip e delle ideologie pro-forma e ridate in pasto al popolo.
Insomma, è tutto fumo negli occhi, da almeno 40 anni. E comincio a pensare che non sia fumo normale, ma che contenesse oppiacei di qualche tipo. E su questo ci ritorno tra un attimo.
Il problema qui è avere la visione e la positività necessarie per poter trovare soluzioni e agire.
Dato che sei stato elevato al rango di cartina di tornasole delle mie opinioni su argomenti come questo, non so se sarai felice di sapere che spesso la mia visione, anche se è in buona parte estrapolata visto che osservo “da dentro”, coincide drammaticamente con la tua.
Dico drammaticamente, sì. Perché? Un esempio su tutti, ma ce ne sono molti altri: percepire dall’esterno che l’informazione di un paese è in gran parte Gossip ti può far preoccupare e forse ti da un impulso molto forse a cercare soluzioni.
Ma percepire questa stessa sensazione dall’interno è devastante, e intacca qualsiasi ottimista: ti rende arrendevole agli oligarchi che anche tu hai descritto. E quando ti rendi anche conto che stai arrendendo ti senti tirato per il collo verso il baratro dell’indifferenza.
Un gran brutto stato d’animo per cercare le soluzioni.
Al momento non mi vengono in mente idee da presentare, ma sono contento di poterne discutere ed è per questo che ho iniziato a scrivere questo commento.
A questo punto, anche se ammetto di non aver risposto a nessuna delle domande che hai fatto nel tuo post, te ne faccio una anche io, tornando sui fumi drogati.
Possibile che per conquistare la “visione” bisogna andarsene all’estero e guardare indietro? O forse è più corretto guardare in basso?
A te è successa la stessa cosa?
Uhm…ho sforato! Siccome le domande sono tre invece di una faccio pari e ne aggiungo una quarta: prima di andare a lavorare fuori pensavi proprio quello che pensi adesso di questi argomenti?
ho letto fino in fondo.
Io ultimamente sono molto deluso dalle persone: non so se sia solo una questione di “essere italiani”, del resto abito a Bologna e, anche se spesso mi affaccio su intenet (tu, in fondo, sei una mia finestra sul mondo), non posso sapere come gira il mondo oltre le alpi.
Mi deprime molto la superficialità, l’incoerenza e spesso l’atteggiamento da gregge che la gente assume (moda, politica perfino sport, ovvimente visto e mai praticato).
Però ho fatto un figlio. Sono un po’ spaventato perchè vorrei che crescesse con sue idee con una sua personalità, onesto e curioso del mondo cercando di non mettere troppo di mè in lui e di non soffocarlo come il classico genitore italiano, ma se non fossi ottimista non sarei mai diventato padre, no?.
Simone hai perfettamente analizzato quella che è la situazione attuale. Ormai coloro che osannano Berlusconi vivono uno scollamento con quella che è la realtà, non si valuta più il politico per quello che è riuscito a fare ma per quello che dice. Berlusconi è un esempio lampante. Molti ragazzi come me ogni giorni si pongono la stessa domanda: “Vale la pena vivere in Italia?”. In questi primi miei venti giorni di esperienza all’estero ho capito cosa l’Italia rappresenti per me e quanto gli strani la amano, per cui perché lasciare che un manipolo di persone la “distruggano”. L’impegno sociale deve essere condiviso da tutti. Lo dico sempre siamo tante piccole formiche, se solo riuscissimo a lavorare tutti insieme i risultati sarebbe strabilianti. Grazie ancora una volta per la tua lucidissima analisi. Spero di poter fare da eco.
Noi italiani all’estero siamo sempre innamorati dell’Italia, non è così? Ma l’Italia che vedo dalla Russia è un incubo. Perfino la Chiesa, più precisamente la CEI, stamattina è entrata nella campagna elettorale a favore della Polverini.
Tornerò solo in vacanza!
Io intanto ho deciso di emigrare l’anno prossimo dopo la laurea, purtroppo non credo di sopportare piu’ i miei connazionali, da una parte gente che butta fumo negli occhi dall’altra altra gente che si butta a precipizio nell’orgia del contrattacco e della polemica, nessuna idea nuova, nessuno spunto interessante, che due palle dovro’ emigrare per la seconda volta :-/ , speriamo che in Australia o in UK mi vogliano.
[...] su tutto ciò che avevo assorbito nelle ore precedenti, e mi ricollegavo al mio post di ieri (Italia, Piazza Tiananmen), e a quanto poco conosciamo del mondo, se basta una serata come questa per aprirti un varco su una [...]
ALLELUIA
Finalmente un italiano che si rende conto della VERA condizione in cui versa il Bel Paese.
Ti stimo, Simone.
E appena finisco gli studi (about ten years remaining) emigro pure io. Un paese anglofono a caso. Tanto è sempre meglio di qui.
Bell’articolo, Simone! Condivido buona parte delle tue osservazioni e
mi fa molto piacere che affronti tali argomenti con lucidità. Mi
permetto di fare alcuni commenti, forse ridondanti ma che mi stanno a
cuore.
Dici bene di non focalizzarsi su Berlusconi: in effetti, secondo me,
il problema è ben più profondo. Consideriamo il sistema politico cui
siamo sottoposti: democrazia rappresentativa a suffragio
universale. In questo sistema di governo il potere è detenuto da
un’oligarchia, come tu ben dici, eletta talvolta direttamente e
periodicamente, talvolta nominata da personaggi già eletti. Poiché per
essere eletti conta soltanto il numero di voti ottenuti, non è normale
che persone prive di scrupoli, in grado di ingannare milioni di
persone senza rimorso, siano favorite nell’arrivare ai vertici? A che
pro cercare di convincere con sincerità l’elettorato circa la bontà
delle proprie opinioni quando è possibile gabbarlo (e stai pur certo
che qualcuno lo farà)? In altre parole, sempre secondo il mio
modestissimo parere, a meno di aver un elettorato composto in
maggioranza da individui di elevata cultura (e qui lascio la parola
alle tue osservazioni circa “gli italiani”, ovvero la maggioranza
dell’elettorato), il nostro sistema elettorale è destinato a premiare
chi ha meno scrupoli nell’ingannare. Le attuali fazioni politiche che
in definitiva si spartiscono, alternandosi, il controllo, confermano
tristemente questa osservazione.
Considerando un’altro punto del tuo articolo, tu descrivi gli italiani
come non solo ignoranti, ma pure presuntuosi. Non ho potuto fare a
meno di confrontare l’arroganza del popolo, che hai descritto, con
quella dei politici che elaborano, votano e promulgano leggi su
numerosissimi campi: non credo proprio che abbiano un’insieme così
vasto di competenze, eppure considerano unanimemente i cosidetti
“governi di tecnici” come deprecabili eccezioni da usarsi in casi
d’emergenza.
Attualmente il destino di noi italiani è deciso da persone che
giustificano il proprio potere grazie a una maggioranza il cui valore
prettamente numerico sovrasta qualsiasi virtù degli individui.
Che fare? Agire direttamente per via politica mi pare un’impresa
improponibile a causa delle regole del gioco che ho delineato
sopra. Purtroppo non ho soluzioni pret-a-porter.
Infine una nota comico/grottesca: quando hai scritto di come per
Berlusconi non fosse facile rimanere coi piedi per terra sono
scoppiato a ridere come un matto pensando a quella specie di mausoleo
che ha ad Arcore.
Che belle parole Simone. Ci metto la firma sotto perché sono assolutamente in linea con il tuo pensiero.
Ciao Simone,
piacere averti scoperto e averti letto… io sono un’italiana che è stata all’estero tanti anni e che poi è tornata e ha scelto di provare a farcela qui (libera professionista, ahahahah)… ma, come ha scritto brillantemente Galatea proprio ieri “L’Italia è una terra che non ti annoia. Ma alla lunga ti spossa.”… io amo l’Italia, ma la descrizione che tu fai degli italiani è perfetta (peraltro raramente ho trovato qualcuno che così lucidemente descrivesse il mio punto di vista)… ma non so se ci sono soluzioni che non passino da terribili travagli… la gente c’ha la oanza piena, il calcio e l’ultimo modello di cellulare… ed è felice… fa i debiti per andare alle maldive per poter dire “ci sono stato”… e la stragrande maggioranza degli imprenditori medio/piccoli (il mio target) non ha un cazzo di idea di come si fa a mandare avanti la fabbrichetta che papi ha messo su e non ha ancora capito (perchè non si informa e non gliene frega) che “i tempi son cambiati” e il mondo è cambiato… gli italiani non si assumono le proprie responsabilità nel loro piccolo, sono i primi, se possono, a fottere il vicino, a guradare dall’altra parte se gli fa comodo, a “fare i furbi” se appena appena riescono e a leccare i culi di “chi conta”, contribuendo ciascuno ad affossare la meritocrazia (che purtroppo, richiede che ci sia qualcuno in grado di riconoscere il merito), promulgando il “Corona-style” che predica che non importa perchè, basta che tu sia famoso e sei un figo e che se sei famoso e sei un figo tutto ti è concesso … ripeto, non vedo grandi soluzioni “facili e indolori”, credo che l’Italia, oggi, assomigli a quei ragazzetti griffati (tanto paga qualcun’altro) che non hanno più alcun valore o direzione, che hanno già sgamato che la “via” è quella dei furbi, che “lavorare” è da coglioni, perchè i veri fighi fanno un cazzo e raccolgono denari, che sono così scazzati ed annoiati da tutto che cercano solo nuovi modi di stupire e di sballare… una nazione bella e sciupata, che ignora la propria storia e le proprie tradizioni… viziata da decenni di assistenzialismo e “bolle economiche”, che ha perso il senso della fatica e del sacrificio e si aspetta che tutto cada dall’alto… ma soprattutto che, in modo totalmente incoerente, si aspetta che chi la governa sia diverso da lei. grazie della lettura e dell’opportunità di scambiare idee, cosa ancora in voga tra pochi e purtroppo anche tra quei pochi spesso sporcata da atteggiamenti incivili ed aggressivi, che confermano, purtroppo, un deterioramento collettivo in fase già molto avanzata… :-)