Dec 16, 2009
Le barriere italiane
Luis Suarez, technology evangelist di IBM nonchè persona simpaticissima e socievolissima, oggi scrive un bel pezzo riguardante le barriere di adozione del Social Software nelle aziende.
Luis, tra l’altro, ha ABBANDONATO l’email come forma di comunicazione interna da ormai quasi due anni, SENZA ESSERE LICENZIATO.
Una delle statistiche da lui citate riguarda la classifica della “qualità” della banda internet nel mondo.
Questa è la situazione dell’Italia:

Adesso ditemi: quale è la differenza tra 0.58 Mbit/s in Italia, e 3.40 Mbit/s in Olanda?
E’ la differenza tra una azienda che può fare telelavoro e compagnia bella, e un’altra che invece deve comprare uffici, mobili, far muovere i propri dipendenti tutte le mattine con l’auto, e così via.
Come risolvere il problema del traffico in Italia? La risposta è dentro di voi :)
Non fraintendere … Io ti amo!!!
No tanto per curiosità, chi caspita è che in Italia riesce a raggiungere i 0,58 in upload? Ditemelo. ;)
ciao Simone, spesso mi capita di spostare “grandi” quantità di bit per lavoro e facendo il consulente chiedo appena possibile di lavorare in remoto.
Per il momento, più che di banda, lavorando in italia io trovo problemi di “Fiducia”. Gli staff non sono quasi mai abituati a ragionare ad obiettivi e sotto-obiettivi. Prima di riuscire a costruire logiche di telelavoro, ho dovuto costruire fiducia, e ristrutturare i flussi produttivi in tasks, perchè chi valuta il mio lavoro abbia la possibilità di notarlo anche senza la mia presenza fisica ad indicargli col dito sul suo monitor ciò che è stato fatto. Cercando di capire i ragionamenti dei capi, è come se avere la presenza fisica di qualcuno possa essere ancora in qualche modo collegato alla produttività.
Stefano: ovvero?
Lazza: va bene dai, ora non esageriamo…
Simo: ottima riflessione.
[...] il servizio, infatti, graverà sulla solita dorsale TI, la quale, come sappiamo non è seconda a [...]
[...] Ma i numeri? Ce li da (in senso buono ovviamente…) Simone Brunozzi in un suo interessante post. [...]
[...] un post di Simone Brunozzi intitolato “Le barriere italiane” che a sua volta cita un’altra fonte (“Le barriere di adozione del Social [...]