Simone Brunozzi

Icon

Scrivimi a: simone.brunozzi -@- gmail punto c0m

ZATAOMM

Giorni strani, importanti, brillanti e Zen.
Di Zen parliamo dopo.

Ho passato due intensi giorni in Portogallo, la mia prima visita in questa terra che fa molto Italia anni novanta, con i servizi che funzionano sempre tranno quando ne hai davvero bisogno. Con il cibo buono, la gente orgogliosa e passionale. Il clima caldo e umido, il sole che abbraccia. La bella gente, le vie larghe, gli alberi. La speranza che si insinua tra le parole e gli sguardi.
Dopo intense settimane, mesi, anzi oltre un anno di lavoro pesante ma soddisfacente, dopo un anno di crescita personale che vale come cinque anni passati a casa, dopo tante scoperte, nuove amicizie, qualche strano amore, cento e più voli… Dopo tutto questo, sabato ho passato una giornata di riposo completo, in compagnia di Joao e Guida, due amici portoghesi di Setùbal.
Mare, sole, bagno nella fredda acqua dell’Atlantico, barche a corta distanza, ottimo pesce, olive, castelli, storia, discorsi inusuali e inattesi, confidenze che faresti solo ad un caro amico, e che riceveresti solo da qualcuno che conosci da anni, non da giorni. Tutto questo mi ha accompagnato sabato.

Domenica 31 maggio, invece, lasciavo Lisbona alla volta di Zurigo e poi Tel Aviv.
Appena prima di salire in aereo ho conosciuto una ragazza indiana, vestita con eleganza ma con un qualcosa di sportivo, a partire dalle scarpe. Abbiamo scambiato qualche parola, e ho scoperto che è una professionista di Badmington, che ricordo a malapena che razza di sport sia. Poi il volo, passato quasi sempre a lavorare al PC e poi a leggere in inglese Zen And The Art Of Motorcycle Maintenance (ZATAOMM), un libro filosofico in cui mi ritrovo molto. Si, parla anche di moto, ma parla soprattutto della vita, dello Zen, della filosofia, dei fantasmi, di Fedro, e di tante altre cose.

Atterrato a Zurigo ho incontrato di nuovo la ragazza indiana, che aveva bisogno di un po’ di aiuto. Ho cinque ore prima del mio volo per Tel Aviv, e decido di aiutarla.
Prima cerchiamo il deposito bagagli, nell’aeroporto più pulito, ordinato ma incasinato che io abbia mai visto, alla faccia degli Svizzeri. Pure io, che negli aeroporti praticamente ci vivo, ho impiegato diversi minuti per trovare il deposito bagagli.
Lo troviamo, lei non ha franchi svizzeri, la accompagno a cambiare i soldi, torniamo, lascia la sua voluminosa borsa pagando 8 franchi, poi scopriamo che il giro turistico di Zurigo in autobus non è disponibile a quest’ora del pomeriggio, e che il prossimo è disponibile solo l’indomani. Lei vola a Delhi domani a mezzogiorno, e non farebbe in tempo.

Io trovo un check-in della Swiss, e mi faccio fare il biglietto, dato che a Lisbona non era disponibile.
Poi chiedo un albergo, per lei che si ferma stanotte, e il gentile tipo africano ci spiega che ci sono le Daily Rooms, a 69 franchi. Suggerisco alla ragazza di optare per questo, visto che a Zurigo i prezzi sarebbero molto più alti.
Le faccio prenotare la camera. Poi le chiedo se vuole unirsi a me per cena, visto che sono ormai le sei del pomeriggio.
Si unisce a me volentieri.

Scelgo un ristorante italiano all’aeroporto, ci sediamo, ordiniamo, e parliamo di noi per circa quaranta minuti.
Scopro che ha vent’anni tra pochi giorni, l’11 giugno, che si chiama Abàntika, che a nove anni ha lasciato l’India, la famiglia, il fratello più grande di otto anni, per venire a Londra e giocare da professionista. Poi Jakarta, poi Germania, poi in Portogallo, a Coimbra, o come si scrive. Nove anni lontana dalla famiglia, tranne un paio di mesi l’anno in cui tornava in India a trovarli. Che vita strana.
Mi chiede di me, e mi scopro più di quanto non avrei immaginato. Mi chiede se sono sposato, rido: sono single da una decina di mesi, qualche storia qua e là ma niente di serio. Lei single: al momento dice di essere troppo indaffarata con lo sport per poter avere abbastanza tempo per una relazione. La capisco. Anche per me non è facile, con tutti questi voli e questi giri.

Dopo vari discorsi saltellanti, mi dice che non ricorda dove ha messo il grosso dei suoi soldi. Probabilmente nella valigia che ha lasciato al check-in, insieme ad un Rolex e ad altre cose di valore. Le spiego che è molto rischioso: quelle cose potrebbero venir rubate dal personale dell’aeroporto.
Ha quasi finito il credito sul suo cellulare portoghese, e mi chiede se la aiuto a ricaricarlo in qualche modo. Troviamo un negozio Orange, e ci viene in mente che le conviene farsi una SIM svizzera, e farsi chiamare lì. Accetta, entriamo, prova la SIM, funziona, paga, usciamo.

Passiamo davanti ad un chitarrista cieco per la seconda volta, e decido di lasciargli qualche euro. Vedo franchi svizzeri nel suo cappello, e gli dico che gli sto lasciando delle monete in euro. Sorride e ringrazia.
La accompagno per un altro po’, fino al controllo dei passaporti da cui già si intravedono le Daily Rooms. Lei aveva paura di perdersi, e mi ringrazia per l’aiuto.
Le lascio la mia Moo card, con i miei dati da una parte e una mia foto dall’altra, e le dico che se dovesse avere problemi, per un altro paio d’ore sarò raggiungibile.
Decido di farci una foto insieme, che viene mossa, ma che per me è abbastanza per potermi ricordare il suo viso per qualche secolo.

Ci salutiamo, mi dirigo al gate E, passo i controlli di sicurezza, e infine mi siedo a scrivere queste cose qui.
Suona strano, aver passato quasi due ore con una sconosciuta, così, senza barriere, legati da una confidenza che sembrava essere lì da millenni. Era carina, ma non ho mai avuto l’istinto di pensare a lei come ad una ragazza carina. Era solo un essere umano, e mi ha fatto piacere aiutarla.
Mi ha colpito la sua vita, così insolita. Lasciare la famiglia a nove anni. Crescere molto in fretta, e ritrovarsi una cittadina del mondo a venti anni. Un po’ indiana, un po’ londinese, un po’ portoghese, un po’ indonesiana, un po’ tutto. Un mix di cose, la mancanza di una base, di un posto chiamato casa, di una famiglia. Eppure, una persona che sembrava serena, forte, determinata.

abantika_deka

Ora mi guardo intorno, al gate E57, col mio Macbook sulle ginocchia, il sole caldo all’esterno, poche persone intorno a me in attesa di imbarcarsi tra un’oretta.
Penso che esperienze come queste valgono una giornata. Valgono l’aver speso due ore. Le esperienze, e gli stimoli che ne conseguono, e le riflessioni che poi si materializzano, e la propria crescita personale… Tutto questo ha un valore inestimabile.
Penso alle tante esperienze uniche, inimmaginabili come questa, e al fatto che quasi nessuna è finita scritta in un blog. Che io me le ricorderò sempre, ma che nessun altro le conosce. Che peccato.
Sarebbe bello avere tempo per raccontare tutto, e condividere tutto questo con tante persone. Magari anche con i propri amici più cari.
Mi torna in mente ZATAOMM. Un libro che mi perfora, che mi elettrizza, che mi cambia dopo ogni frase. Ho una voglia incontenibile di continuare a leggerlo, e mi fermo qui con la scrittura. Salvo, chiudo, e riprendo la mia lettura Zen.
A presto.

Category: amicizia, fun, personale

Tagged:

5 Responses

  1. Lawrence Oluyede says:

    Gran bel post Simone, un po’ ti invidio, e` stupendo entrare in comunione cosi` con le persone. Dove ci si iscrive per fare il tuo lavoro :P ?

  2. fabio says:

    occhio che quel libro lascia tanta “fame” quado lo finisci di leggere, e anche una specie di stizza infantile, come quando, a otto anni, bevi la bottiglietta di coca cola (non la lattina) e subito finisce

  3. Aldo says:

    >Era solo un essere umano,
    > e mi ha fatto piacere aiutarla.

    Meraviglioso, Simone! Ho letto con una partecipazione straordinariamente forte.

    Ciao e grazie!

  4. Gerry says:

    Bella storia, ma soprattuto bravo a passare per Zurigo e passsare tutto il tempo a provacciarci con l’Indiana invece di fare un colpo a un vecchio amico.. mannaggia a te :P

    Gerry

  5. [...] ho scoperte grazie a Simone e le ho subito adorate, già dal concetto in sè. Non mi importa poi molto se ne ho 100, e [...]